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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.4 AGOSTO 2017

                     28/9/2017 - DAL FICO IN POI

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di Silvia Barchielli

La vista dell’antico mulino a vento appena sorpassato, l’aveva già messo di buon umore.
- Quanti ricordi…che meraviglia! Dice che fra un po’ lo risistemano! Maremma quante volte ci so’ venuto co i’ nonno prima, co i’ babbo poi! E dopo con te! Quanto grano ci s’è macinato! Ti rendi conto di quanto grano c’è passato? Oh, l’è lì dalla prima metà dell’Ottocento!- disse per l’ennesima volta Osvaldo al figlio Piero che pochi minuti dopo spense il motore della vecchia Fiat 600 che ancora, con una certa dignità, era riuscita a scollinare dopo la tosta salita e a raggiungere, come tutti i venerdì sera, la vecchia casa di Monterifrassine che li avrebbe ospitati fino al lunedì mattina.
Il volto del vecchio si rabbuiò immediatamente.
- O icché l’è qui’ coso?-
-Quale coso, babbo?- rispose distrattamente Piero.
- Quello lì su ì palo della rete. -
- Mah … la mi sembra una telecamera. -
- Pe’ fa’ icché una telecamera! Un gli basta tutta la palizzata a que’ rompicoglioni?-
- Oh babbo, un cominciare, eh! Siamo arrivati ora. Aspetta che t’aiuto a scendere!-
- Un so’ ancora arrivato e mi girano di già! D’icché gli hanno paura … che vada in casa sua? Un gli bastava il muro di Berlino … ora ci spiano anche! - insisté il vecchio.
- E te un ci passare di costì! Vieni in casa, forza, un tu vorrai mica ricominciare come sabato?-
Osvaldo si incamminò verso la sua vecchia casa, camminando sempre con la testa volta all’indietro, scrutando la telecamera con uno sguardo che, se le leggi della fisica lo avessero permesso, sarebbe stato sufficiente per incenerirla. Arrivato sotto il portico, si sedette accanto al figlio e in silenzio si misero a guardare la vecchia casa antistante la loro. Ormai da un anno una vistosa rete di plastica arancione, sormontante un muretto, divideva le aie confinanti; i lavori di restauro procedevano a singhiozzo, comunque non era stato fatto ancora praticamente niente: sembrava che l’attenzione dei nuovi proprietari, il geometra Rossi e sua moglie, fosse più che altro incentrata, in modo quasi maniacale, a chiudere il più possibile, a recintare, a impedire in qualsiasi maniera l’accesso di chiunque alla proprietà.
Il rombo del motore di una Jeep li fece voltare entrambi loro malgrado; l’auto si era fermata dietro la vecchia Seicento: il rumore secco di due sportelli che si richiusero quasi contemporaneamente non riuscì a coprire le parole della giovane donna:
- Almeno la parcheggiassero un po’ più in là! -
- Vecchio rimbecillito! - le fece eco la voce di un uomo.
- Vecchio rimbecillito a chi? T’ho sentito sai! Che ti dà noia anche la macchina ora?- urlò Osvaldo.
- Guardi, che se io volessi, potrei anche fargliela spostare, perché dove l’avete messa voi è proprietà comune: infatti si trova nella particella … -
- Nella particella di ‘sti coglioni!-
- Babbo ! - intervenne Piero.
-Babbo nulla! – riprese il vecchio – d’ora in avanti si verrà a piedi, così gli si leverà anche la macchina di mezzo a i’ signorino!-
- A proposito – lo interruppe il geometra Rossi – ci sarebbe anche la questione del fico … -
- I’ fico? – urlò Osvaldo – tocca qui’ fico e ti ci seppellisco sotto!-
- Guardi che se io non le rispondo a tono è solo perché non mi posso abbassare al vostro livello! Siete proprio dei caproni … non avete il minimo senso di civiltà! Siete incapaci di convivere con altre persone, altro che in cima a un monte vi dovrebbero mandare!-
- Io in cima a un monte ci so’ venuto prima di te, bischero, io ci so’ nato! E se fra me e te c’è qualcuno che un sa stare colla gente, un so’ certo io, accident’a chi ti c’ha portato! Tu sa’ di molto te icché vol dire sapé sta’ colla gente … te e le tu’ particelle! Te e tu’ muri! La mi’ famiglia la sta qui da centovent’anni e pe’ confini un’n’ha mai leticato nessuno!-
- Babbo, sta’ tranquillo, un tu t’abbia a sentì male … -
- E mi sento male certo! L’è colpa sua! Ora ce l’ha co’ ì fico! Lo sai te chi ce l’ha piantato qui’ fico? – disse rivolgendosi al geometra.
- No, e neanche mi interessa … -
-E io te lo dico lo stesso! Ce l’ho messo io sessant’anni fa, quand’ero un ragazzo come te: lo piantai insieme a quello che stava in codesta casa, il mio amico Giovanni; ci s’aveva la stessa età … siamo nati e cresciuti insieme, siamo stati soldati insieme, le nostre due famiglie erano come una sola, s’era sempre confinati quassù a lavorare se un ci si fosse fatti compagnia fra noi! Si portava il grano a macinare insieme, e quando si tornava con la farina, le donne per festeggiare facevano un dolce e la sera c’era la gara per vedere chi l’aveva fatto più bono! Le donne di casa mia aiutavano quelle di casa sua a partorire e loro facevano lo stesso. Ci siamo dati mano a vegliare i vecchi, i bambini si sono rallevati insieme, i miei andavano a casa sua e i suoi venivano da me … ma qui’ fico laggiù, messo da una parte perché un desse noia ni’ mezzo, segnava il confine fra le nostre proprietà; dalla pianta partiva una linea immaginaria e tutti noi, quando la si passava, anche se un ci sentiva nessuno, si diceva: ”permesso?”, perché si sapeva d’entrare in casa d’altri! Un ci s’aveva bisogno de’ muri, l’educazione la ci s’aveva eccome! Quella del confine del fico, era la prima cosa che s’insegnava ai nostri bambini … Lo sai quante volte la mi’ mamma e la mi’ moglie le sono andate a tirare su di terra il babbo di Giovanni? S’ammalò presto, poer’omo, un gli riusciva più a sta’ ritto e gli era sempre in terra … la su’ moglie l’era inferma anche lei e la su’ nora da sola la un ce la faceva … se un l’aiutavano le nostre … e lo sai quante volte la mamma di Giovanni, quando la stava ancora bene, l’ha salvato la nostra casa da i’ foco? La mi’ poera nonna quando la perse la testa, la un si ricordava mai di levare la roba da i’ camino e ogni tanto pigliava foco ogni cosa e noi s’era ni’ campo! Se un ci fosse stata lei! E quante belle serate, d’inverno, quando per consumare meno legna, ci si scaldava una sera a casa nostra e una sera a casa loro … te ne ricordi, Piero? Anche se s’era stanchi morti, ci s’aveva ancora voglia di chiacchierare, di raccontare le novelle a quelli piccini; un c’era mica la televisione! E quando moriva qualcuno, o di qua o di là da i’ fico, era uguale: si stava male tutti. Hai capito, geometra? Dal fico in poi era casa loro: si sapeva allora e si sa anche oggi, anche se siamo rimasti solo io e lui …– disse Osvaldo riferendosi al figlio; poi tacque un attimo, ripensando ai suoi cari, a quella che era stata una splendida famiglia, ridotta adesso ad una miriade di ricordi incastonati nel suo cuore e nelle mura della vecchia casa.
-Va be’ – sospirò - andiamo Piero, entriamo in casa. - Il fine settimana passò come quelli già trascorsi: la rete arancione continuò a dividere le case e gli animi. Osvaldo visse ancora un paio d’anni; abbastanza comunque, per vedere il mulino restaurato e per veder sparire via via la telecamera, il muretto e la rete arancione; purtroppo per lui, non abbastanza per sentire ancora voci infantili chiedere: ”Permesso?” ogni volta che oltrepassavano una linea immaginaria che li avrebbe portati dal fico in poi …