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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.4 AGOSTO 2017

                     28/9/2017 - SOCIALISMO ITALIANO

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Il socialismo italiano compie 125 anni
di Roberto Del Buffa


Il Congresso di Genova del 14 e 15 agosto 1892 è notoriamente considerato l’atto di nascita del Partito Socialista Italiano. Si tratta di una identificazione sostanzialmente corretta, anche se occorre precisare che già l’anno prima, a Milano, il congresso del Partito Operaio Italiano aveva deliberato la costituzione di un Partito dei Lavoratori Italiani, mentre il nome definitivo di Partito Socialista Italiano gli verrà solo dal successivo congresso di Reggio Emilia del 1893, meno improvvisato e movimentato del primo. Come ricorda Arfé nella sua Storia del socialismo italiano, che mi aiuta a ricostruire quelle ore convulse di 125 anni fa, la città di Genova fu scelta per le riduzioni ferroviarie concesse in occasione delle celebrazioni colombiane. La sede dei “Carabinieri di Genova” (i famosi fucilieri garibaldini), era un po’ piccola, ma funzionale. Parteciparono oltre 400 delegati, in rappresentanza di oltre trecento fra le maggiori organizzazioni politiche e sociali operaie, come il Partito Socialista Rivoluzionario Italiano, nato nel 1884 dalla trasformazione del PSR delle Romagne di Andrea Costa, o la Lega Socialista Milanese di Filippo Turati. A questi, vero ispiratore del congresso, il tempo sembrava maturo per la nascita di una grande organizzazione socialista e operaia, che mettesse a frutto i risultati di un decennio di crescente consenso, di lotte e di scioperi, condotti nonostante la forte repressione poliziesca. Già dal 1882 infatti il movimento era riuscito a far eleggere deputati l’operaista Antonio Maffi a Milano e il socialista Andrea Costa in Romagna e si erano moltiplicate le organizzazioni economiche, sociali e sindacali di ispirazione socialista, come la Federazione italiana delle cooperative, nata già nel 1866, o le prime Camere del Lavoro, nate a Milano, Torino e Piacenza a partire dal 1891. Quasi tutti i protagonisti di quegli anni sono presenti, con la pesante eccezione del maggior teorico del marxismo italiano, Antonio Labriola, che commenterà il risultato del congresso con la sua solita acidità, in una lettera a Turati, di poco posteriore:
«Da Milano siete andati a Genova con l’idea tradizionale di abbracciare in un unico programma elastico e ambiguo legalitari e antilegalitari, astensionisti e mazziniani. […] Vi siete trovati nell’imbarazzo – il congresso diciamo così legale è andato in aria. La sera del 14 in una trattoria di Genova – assente il Costa che nell’insieme ha fatto una pessima figura – vi risolveste a tenere un’altra riunione, che non poteva essere congresso, perché il comitato si era dimesso, e che doveva parere una riunione di amici. Il caso fortuito vi ha portato ad adottare delle risoluzioni ragionevoli, che come appello, come manifesto, come promessa, hanno dell’importanza.»
In realtà le cose non erano andate proprio così. Se c’era stata una certa superficialità nell’assegnare a Antonio Maffi la stesura del programma, Turati era stato poi bravo a intervenire nella discussione programmatica, correggendo e rettificando il testo proposto, sulla scorta delle medesime critiche del Labriola. Il testo conclusivo, portato alla discussione del congresso, appariva di chiara impronta socialista e marxista, dunque inaccettabile, per motivi diversi, dai delegati anarchici e da quelli democratici e mazziniani. In una convulsa seduta, operaisti e anarchici abbandonarono il Congresso, facendo dimettere il comitato di presidenza e cercando una nuova sede per svolgere un congresso alternativo, mentre fra gli stessi socialisti alcuni, come il Costa, deprecarono la rottura e, convinti dell’irregolarità formale del Congresso, lasciarono Genova per tornare a casa. I delegati rimasti, comunque la maggioranza, approvarono il programma e si dettero un conciso statuto in cui trovarono finalmente posto le diverse articolazioni organizzative del movimento operaio socialista. Il successivo congresso di Reggio Emilia permetterà di recuperare al partito anche le altre espressioni del socialismo italiano, come i socialisti romagnoli di Costa o lo stesso Labriola, e darà avvio alla storia di un modello di organizzazione politica, quella del moderno partito politico, che sarà di esempio anche per altre formazioni, con le ovvie differenze dovute a storia e composizione sociale di riferimento.