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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.4 AGOSTO 2017

                     28/9/2017 - LA SITUAZIONE ECONOMICA

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La situazione economica e la narrazione di Renzi


Ogni tanto la stampa ci riporta le battute polemiche fra Monti e Renzi. Il primo ricorda i meriti del suo Governo, soprattutto per quanto concerne la competenza dei suoi membri e i benefici ottenuti per le casse statali, non solo con i tagli alle spese inutili ma anche con la riforma dello stato previdenziale, il secondo gli rinfaccia l’austerità che ha prodotto povertà ed evidenzia il frutto delle sue riforme con il ritorno del PIL al di sopra dell’1%.
Quelle di Monti sono considerazioni fatte sui numeri senza tener conto dei disagi e dei sacrifici imposti alla gente, soprattutto alle fasce più deboli. Il Governo di Renzi, il primo governo di programma politico dopo la caduta di Berlusconi (Monti e Letta furono governi “ presidenziali”), non ha fatto nulla per rimediare alle ingiustizie causate dai provvedimenti del Governo Monti e non ha elaborato un piano di interventi organici per incrementare i livelli occupazionali e fermare la crescita della diseguaglianza economica e sociale. Il Patto del Nazareno fra Renzi e Berlusconi, sottoscritto per la costituzione di un governo di larghe intese, tutto prevedeva fuorché un’attenzione prioritaria ai disoccupati e agli esodati.
La narrazione di Renzi è immaginifica e surreale, è materia per il marketing elettorale del PD. Nel suo giro per vendere il libro “Avanti” racconta che l’economia italiana è in crescita per effetto delle riforme del suo Governo. Non abbiamo compreso quali riforme hanno contribuito a migliorare la situazione del Paese. In realtà da decenni l’economia italiana è al traino di quella internazionale ed è così anche questa volta. Le riforme strutturali che possono favorire uno sviluppo costante del nostro Paese non sono state fatte. Ad esempio la semplificazione delle regole per migliorare e rendere più feconda la nostra burocrazia non è stata ancora varata; qualche legge in proposito è stata promulgata ma non risulta operativa, per la mancata emanazione dei decreti attuativi a cui fanno rigoroso riferimento i funzionari dello Stato e degli enti pubblici. Varare i decreti attuativi insieme all’approvazione delle leggi potrebbe essere l’inizio di un nuovo corso della nostra vita pubblica. Lo stesso Governo Gentiloni , che tira a campare con un certo stile, nella prospettiva di un nuovo Governo di Renzi, potrebbe battere qualche colpo innovativo.
Sullo scenario economico vi sono comunque delle note positive. L’incremento notevole delle immatricolazioni delle auto ha contribuito molto al rialzo del Pil, e poi ci sono buone notizie riguardo all’esportazione del” made in Italy” per quanto concerne la moda, il settore agroalimentare e quello farmaceutico. Non c’è stato l’atteso incremento dei consumi interni, anche per il modesto aumento dei salari e per la percentuale sempre alta dei disoccupati. In aggiunta l’Istat ha rilevato che le “tute blu” non ce la fanno ad arrivare a fine mese, una constatazione che manca nelle rosee narrazioni renziane. Il tanto declamato Jobs act è stato considerato un flop: solo il 20% dei contratti di lavoro attivati ha utilizzato le tutele crescenti mentre il 66,8% è fatto di contratti a termine cioè a tempo determinato. E oggi si devono affrontare anche le conseguenze di una tumultuosa immigrazione di popoli in fuga dai loro territori. Al riguardo vi sono grosse responsabilità dei nostri governanti, che non hanno tempestivamente pianificato i termini di una dignitosa accoglienza, previo doverosi ed efficienti controlli. Per di più il Governo Renzi ha sottoscritto un patto europeo per il quale l’Italia è l’unico porto in cui possono approdare le imbarcazioni dei migranti.
In questo contesto va comunque preso atto di un insperato aumento di qualche decimale del nostro PIL, un dato che secondo alcuni economisti non è il segnale di una ripresa effettiva. Per valutare meglio l’importanza della misura di questo aumento occorre confrontarsi con quello degli altri Paesi: la Spagna è al 3%, la Germania poco sopra il 2%, la Francia all’1,7% e la media dell’area euro è 2,1% .
L’aumento del Pil all’1,4% o poco più può essere il segnale di un’inversione di tendenza ma non è un evento risolutivo per sciogliere gli annosi nodi sociali: disoccupazione, salari, povertà, burocrazia eccessiva, criminalità, evasione fiscale e corruzione. Il Pil non misura compiutamente la situazione economica e sociale di un popolo e infatti una legge del 2016 impone al Ministero di economia e finanza (MEF) di inserire nel Documento di economia e finanza (Def) un indice di Benessere equo e sostenibile (Bes), rimarcando la centralità della dignità della persona e non quella dei conti in banca. E’ un indice che andrebbe riferito a tre aree territoriali, nord, centro e sud per avere una dimensione oggettiva del benessere del Paese (tanto più ci sono differenze tra aree geografiche, tanto più lo Stato è inefficiente).
Una politica seria, soprattutto in campagna elettorale, non può nascondere la realtà dei fatti e non può gloriarsi di una situazione che presenta un tasso di disoccupazione in doppia cifra, assai più alto di quello del resto d’Europa. Senza dimenticare l’ impressionante debito pubblico che pesa sull’Italia ed è un mistero il fatto che dopo tanti tagli il debito, sebbene a tasso zero, continui a salire. (GFT )