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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.4 AGOSTO 2017

                     28/9/2017 - EMERGENZE.... DI SISTEMA

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di Marino Bianco

In questa paradossale situazione il nostro Paese versa ormai da numerosi anni. Si discute, si critica, si protesta, si legifera su tutto e sul contrario di tutto, il tempo passa tra interminabili polemiche, ma le soluzioni non arrivano, le emergenze non si affrontano, ad onta delle fake news (cioè, informazioni edulcorate o addirittura false, ad usum Delphini!, che ci propinano la classe politica ed i mass media), e si ...normalizzano, diventano di sistema.
Alcuni esempi, richiamando argomenti nel numero precedente.
La legge elettorale.
La mancata approvazione da parte del Parlamento di una nuova legge elettorale (al momento del precedente numero, sembrava ormai fatta per il sistema c.d. tedesco), per porre rimedio ai guasti ed alla illegittimità costituzionale delle precedenti, rappresenta una gravissima emergenza democratica: a distanza di pochi mesi ormai dalla fine della legislatura (forse la peggiore di quelle dal secondo dopoguerra), ancora oggi il popolo sovrano non riesce a sapere, come potranno essere costituite e funzionare le massime istituzioni dello Stato, se finalmente il proprio voto servirà a selezionare una nuova classe dirigente, se, con la riforma elettorale, si produrrà l’auspicata svolta (proporzionale, mattarellum, maggioritario corretto, riesame del sistema tedesco, consultellum, o via aggiungendo?).
In autunno, vi sarà l’ingorgo della complicata legge di bilancio (che dovrà evitare la clausola di salvaguardia dell’aumento dell’IVA e favorire la c.d. ripresa) e delle elezioni regionali siciliane (da tutti definite “banco di prova” di quelle nazionali della primavera prossima). E c’è da dubitare che i partiti ed i gruppi parlamentari, già calati da mesi nel clima elettorale e nelle manovre interne ed esterne per portare l’acqua al proprio mulino (ma quale grano si macina, se non quello dei giochi di potere con il corteggio di trasformismi!!), riescano ad assicurare un serio e disinteressato impegno ad una scelta fondamentale per il futuro della nostra democrazia.
Le esperienze anche recenti circa il comportamento dei nostri parlamentari inducono allo scetticismo e a ritenere che, alla fine, si voterà con il consultellum (cioè, il renzellum come emendato dalla Corte Costituzionale), salvo qualche rabbercio per rendere omogenee le disposizioni per le elezioni della Camera dei Deputati e del redivivo Senato.
Tutto sommato il male minore, ma così l’emergenza democratica si protrarrà.
L’economia.
Il Governo in questi giorni ha incassato, con soddisfazione, il parere di Moody's, agenzia internazionale di rating, secondo la quale il nostro prodotto interno lordo (PIL) a fine anno potrebbe crescere dell’1%, e che sarebbe aumentata l’occupazione.
Certo, è positivo che la previsione di Moody’s sul PIL sia superiore, di qualche decimale, alla stima degli stessi nostri governanti, ma anche prescindendo dalla considerazione che quanto valutato dalla detta agenzia sul PIL non è – almeno per ora – confortato dai calcoli del nostro ISTAT, occorre dire, in primo luogo, che quel dato va contestualizzato: negli ultimi tre mesi abbiamo registrato il boom della nostra industria turistica, dell’indotto e del connesso lavoro temporaneo soprattutto giovanile, nonché accessi record ai nostri musei e siti archeologici.
Quasi tutti gli italiani, per timore del terrorismo che ha colpito altri Paesi europei ed extraeuropei, hanno preferito le vacanze nel proprio e hanno speso le considerevoli somme che negli anni scorsi effettuavano all’estero; e altrettanto è aumentato il flusso dei turisti stranieri che hanno preferito le vacanze in Italia, ancora per fortuna non esposta ad attacchi terroristici.
Incidentalmente, detta positiva congiuntura costituisce un salutare stimolo per la valorizzazione dei nostri beni ambientali, artistici, storici e culturali (nostre principali risorse, stante la crisi delle grandi industrie ormai quasi tutte nelle mani del capitale straniero), nei quali investire molto di più che non nel passato, oltre ad intervenire con maggiori risorse e sollecitudine per il recupero – ove possibile – dei siti e delle località danneggiate dai terremoti (abbandonando, ove del caso, la retorica di “ricostruire dove era e come era”) e delle zone boschive distrutte dai criminosi incendi.
Tuttavia, non c'è da suonar grancassa per l'esposta congiuntura positiva, anche perché:
a) quel miglioramento del PIL non può non essere effetto anche del trascinamento della più consistente crescita negli altri maggiori Paesi della Comunità Europea;
b) l'ipotizzato aumento del PIL è inferiore all'aumento, di gran lunga più consistente, del nostro debito pubblico, che ci tiene lontano dai parametri di virtuosità prescritti (a torto o a ragione) dall'Unione Europea e ci onera via via degli interessi (nonostante le facilitazioni al riguardo della Banca Europea);
c) i dati forniti dall'ISTAT sull'occupazione mettono in discussione la valenza strutturale dell'aumento del numero degli occupati, poiché due su tre dei nuovi contratti di lavoro sono a tempo determinato (il jobs act favorisce soltanto il lavoro precario) e il numero complessivo dei disoccupati non scende ma sale alla percentuale dell'11,5 e quello delle disoccupazioni giovanile al 35,5.
In conclusione, non siamo ancora usciti dall'emergenza economica che si protrarrà ancora per molto. Occorre, per annientarla, una coraggiosa politica, che ancora latita, di spending review (abolizione delle spese inutili e delle rendite parassitarie), di cospicui investimenti pubblici e di incentivi per quelli privati, di un sensibile alleggerimento della pressione fiscale, per rilanciare i consumi e di conseguenza produzione ed occupazione.
Le misure fino ad oggi attuate dal Governo, soltanto pannicelli caldi, talora controproducenti quando non finalizzate alla cattura di consensi elettorali (i vari “bonus” elargiti!).
L'immigrazione.
In questi giorni i nostri governanti si compiacciono che, rispetto al numero degli arrivi nello stesso periodo dello scorso anno, gli immigrati sono diminuiti (sono comunque circa 10.000, ma occorrerebbe però aggiungere il numero non conosciuto degli sbarchi clandestini e anche quello purtroppo conosciuto degli oltre 1500 immigrati, che durante la traversata, sono stati inghiottiti dal mare nostrum!).
Le somme andranno tirate alla fine dell'anno; e, comunque, rimane il fatto incontestabile: che l'Italia è il Paese con la maggior pressione migratoria dal continente “nero”; che altri Stati europei non sono disposti nemmeno alle quote di accoglienza che sarebbero da loro dovute per i rifugiati (i meritevoli di asilo politico) ed escludono comunque ogni accoglienza per gli immigrati c.d. economici (quelli spinti, dalla miseria e dalla fame); che, se è vero che la stessa Germania (più propriamente la Merkel) mette ora in discussione gli accordi di Dublino, quegli accordi permangono e per l'auspicata avvio della loro riforma occorrerà attendere prima di tutto l'esito delle elezioni politiche in Germania di fine settembre; che vi è una recrudescenza in Italia delle tensioni sociali connesse all'immigrazione; che l'idea di aiutare soprattutto gli africani nei loro Paesi d'origine è soltanto una mera enunciazione non seguita finora da alcuna fornitura di aiuti concreti e di sufficienti risorse economiche; che è legittimo il sospetto ed il timore che gli accordi con il riconosciuto (!) Stato libico e con le altre tribù libiche (che si spartiscono quel territorio non riconoscendo esse quello Stato) e cioè le azioni dell'attuale nostro Ministro dell'Interno si risolvano piuttosto in un grave peggioramento della condizione umana, se non in ulteriori violenze fisiche e privazione della libertà personale nei confronti di quella povera gente che, a rischio della vita, ha tentato di conquistare una esistenza più accettabile (il lungo “cammino della speranza” attraverso l'Africa dal centro a nord, per poi essere traghettati nel Mediterraneo sulle insicure e incapienti bagnarole dei trafficanti e degli speculatori!).
Non appare giusta e nemmeno concepibile la distinzione tra rifugiati (eventualmente legittimati al diritto d'asilo) e immigrati economici, in un mondo che – oltretutto - pretenderebbe di essere globalizzano e solidale. Gli italiani dovrebbero non dimenticare le immigrazioni di massa dei connazionali nei primi del secolo scorso e dopo la seconda guerra mondiale, e la stessa nostra sanguinosa politica di conquista delle colonie, dello Stato c.d. liberale e poi fascista, per assicurare a tanta parte della nostra popolazione povera “un posto al sole”. L'Europa è sorda al riguardo; e, di fronte all'epocalità del fenomeno migratorio dall'Africa, le misure adottate da oltre un decennio dai nostri Governi, rispetto all'accoglienza e ai problemi della integrazione, appaiono caratterizzati da particolare timidezza e debolezza anche nella dialettica con la Comunità Europea.
L'emergenza in parola continuerà ancora per molto tempo, e naturalmente gli aspetti negativi che ne subisce il nostro Paese sono logicamente collegati anche all'emergenza economica.
il problema “casa”.
Come anche in relazione all'emergenza dei profughi, nelle aree urbane (significavi i recenti avvenimenti romani) esplode nuovamente quella abitativa mai eliminata (esecuzione di sfratti per morosità incolpevole o per finite locazioni senza sostenibili alternative, rilasci per esecuzioni immobiliari per sofferenze di mutui bancari, occupazioni abusive e sgomberi con la forza pubblica); emergenza rimasta per qualche tempo in sordina (cioè, scarsa attenzione da parte dei mezzi di comunicazione e una certa indifferenza della opinione pubblica), e alleviata sopratutto grazie agli interventi sociali che con grande fatica, soprattutto per carenza di destinabili risorse economiche, sono stati posti in essere dagli Enti locali (alcuni esempi recenti ed attuali anche nella nostra area metropolitana).
Nonostante il frequente gran parlare da parte della politica e delle istituzioni di social housing (per comprendere: edilizia popolare!), sono decenni che non è stato varato alcun adeguato ed efficiente “piano casa” nell'interesse delle fasce sociali più deboli. Tenuto conto appunto anche della pressione migratoria e della consistente parte dei nostri concittadini che – soprattutto nel sud Italia – vive, o meglio sopravvive, in condizioni ben al di sotto della soglia della povertà assoluta.
Il mercato delle locazioni, con le modifiche introdotte alla legge dell'equo canone del 1978, è divenuto inaccessibile per nuclei familiari monoredditi per pensionati e giovani coppie disoccupate. Per non parlare dell'inaccessibilità all'acquisto di abitazioni per settori del ceto medio-basso, a causa della difficoltà di ottenere mutui bancari e di sostenerne poi il pagamento. Tutto ciò, paradossalmente, in un Paese in cui la stragrande percentuale di famiglie possiede una casa in proprietà, e nel quale esiste un vastissimo patrimonio pubblico e privato del tutto inutilizzato e che potrebbe almeno alleviare l'emergenza abitativa.
Non sono ammissibili le occupazioni abusive e la loro duratura tolleranza da parte delle istituzioni deputate a fare osservare la legalità; la Polizia e la Magistratura devono proteggere il diritto costituzionalmente riconosciuto alla proprietà e fare in modo che le situazioni di illiceità non si protraggano nel tempo.
Ma, prima ancora, non è ammissibile che le nostre istituzioni, in presenza di strutture che potrebbero essere usate per prevenire gli abusi (commessi molto spesso in stato di necessità) e soddisfare il primario diritto all'abitazione, non pongano in essere interventi (requisizioni e confische) sull'imponente patrimonio immobiliare senza ragione non utilizzato (si pensi alle tante caserme e strutture militari disseminate nel territorio nazionale – Firenze, ne trabocca! - dismesse dopo l'abolizione dell'esercito di leva).
Convincono le indicazioni del Ministro Marco Minniti, e c'è da augurarsi che, su quelle proposte, tutto non si risolva come al solito in festivals di convegni e di talk show all'insegna di infinite chiacchiere e strumentali contrapposizioni. Un Paese veramente civile non può non porsi l'obbiettivo di eliminare l'emergenza abitativa per ragioni sociali, di assicurare un tetto a chiunque che, vivendo nel suo territorio, ne abbia necessità e non sia in grado di risolverla con mezzi propri, e ciò senza alcuna distinzione di provenienze, di colore della pelle e di convinzioni religiose.
...e via discorrendo.
Non sfugge, infatti, al lettore informato lo stato emergenziale annoso, ad esempio, della Giustizia e della Sicurezza (la criminalità che affligge il nostro vivere quotidiano).
C'è necessità, finalmente, di un Governo dotato di un vasto consenso popolare, capace, e veramente risoluto di dotarsi di mezzi e di risorse per eliminare le tante emergenze che soffriamo e che appunto sono ormai sistematiche.
Marino Bianco