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SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 OTTOBRE 2017

                     31/10/2017 - IL TRENINO PER VALLOMBROSA

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di Silvia Barchielli
Scesi alla stazione di Sant’Ellero alle 8.54, in perfetto orario. Un’ora prima ero partito da Firenze sperando di lasciarmi
alle spalle il caldo tremendo di quella domenica di luglio del 1897. Il trenino per Vallombrosa sarebbe partito alle 9.20 e
mentre aspettavo, sventolandomi col cappello, udii la voce di un bambino gridare:
-Ma mamma! E’ all’incontrario!-
Mi volsi in direzione del bambino, che con la faccia perplessa indicava il trenino con un dito mentre aspettava che la
mamma risolvesse il mistero.
Una donna vestita modestamente, con due piccole valigie nelle mani, evidentemente accaldata, gli si avvicinò; posò le
valigie per terra e, sventolandosi con una mano, farfugliò qualcosa a bassa voce che evidentemente non soddisfece il
piccolo, che iniziò a guardarsi intorno. Non appena incrociò il mio sguardo divertito, mi si avvicinò di corsa e mi chiese: -
Perché hanno messo la locomotiva lì? Si sono sbagliati?-
Mentre stavo per rispondere, arrivò la madre che lo prese per un braccio e fece l’atto di trascinarlo via mentre si scusava. Le
sorrisi dicendole che avrei risposto volentieri alle domande del bambino; aggiunsi che non era la prima volta che
percorrevo quel tratto, mentre la donna mi disse che loro non si erano mai allontanati tanto da Firenze come in
quell’occasione.
-Sono rimasta vedova da poco e una mia parente mi ha consigliato di raggiungerla al Saltino: lei fa la cameriera in un
grande albergo e ha trovato lo stesso lavoro anche per me per tutta la stagione. Non so cosa succederà dopo, ma per il
momento ho dovuto accettare. A dire la verità è la prima volta che siamo saliti su un treno…ma a lui piacciono tanto e
spesso lo porto alla stazione per vederli partire. Oggi è così contento che non si regge!-
-Allora permetta che glielo regga io per tutto il viaggio. Purtroppo oggi sono solo e ho proprio bisogno di compagnia!-
dissi ridendo mentre prendevo il bambino per la mano.
-Allora giovanotto…vuoi sapere perché hanno messo la locomotiva dietro ai vagoni? Per motivi di sicurezza: la vedi
quella ruota dentata al centro? Quando il treno è in viaggio, quella ruota si incastra con quel binario dentato e permette una
maggior aderenza al terreno, dato che la pendenza in certi tratti sarà molto alta. Siccome è la locomotiva che frena, è
meglio che stia dietro.-
-Non l’ho mai vista quella ruota nel mezzo! Gli altri treni non ce l’hanno!- disse il bambino guardandomi negli occhi.
-Si chiama cremagliera: l’ha inventata un ingegnere, un certo Conte Giuseppe Telfener!-
-E’ stato bravo!- borbottò fra sé mentre lo aiutavo a salire sulla carrozza scoperta. Ci sedemmo tutti e tre accanto, ma non
appena il treno partì, il bimbo scattò in piedi come una molla, poi si mise in ginocchioni girato verso l’esterno,
intenzionato a non perdersi niente del viaggio.
-Guarda mamma! Un fiumiciattolo!-
-E’ il torrente Vicano - spiegai.
- Bello! Un ponte di ferro! Quanto è lungo?-
-Circa venti metri!-
Dopo 23 minuti arrivammo alla stazione di Donnini, dopodiché, lungo il chilometro e mezzo che seguì, mostrai ai miei due
compagni di viaggio Pitiana, Paterno, Melosa e Pagiano. Arrivati alla stazione di Filiberti alle 9.55, raccogliemmo altri
passeggeri, poi ripartimmo e dopo aver attraversato un ponticino in muratura sull’Ertone, iniziammo la salita verso il
Saltino. Il treno sbuffava, il fumo usciva dalla locomotiva e lo sguardo della madre lo seguiva; il viso della donna si
sciolse in un sorriso e per un attimo parve dimenticare la tristezza della sua situazione. Dopo un po’ ci fermammo al
casello del Vignale per il rifornimento d’acqua.
Alle 10.20 esatte arrivammo alla stazione del Saltino.
-Signori si scende!- udimmo.
-Di già?- piagnucolò il bimbo con aria contrariata.
-Ci abbiamo messo un’ora esatta!- dissi – Lo sai quanto ci avremmo messo con una carrozza? Ben cinque ore!-
-Mamma, hai sentito? Cinque ore!-
-Siamo saliti tanto? Fra freschino quassù! Che meraviglia!- disse la donna mentre attendeva che gli altri passeggeri
scendessero.
-Da Sant’Ellero a qui c’è un dislivello di ben 854 metri e lo abbiamo effettuato in quasi otto chilometri: sette chilometri e
novecentoventisette metri, per la precisione!-
-Ma lei è informatissimo!-
-Gliel’ ho detto, non è la prima volta che vengo qui e certi dettagli mi interessano moltissimo!- aggiunsi mentre la aiutavo
a scendere.
-E adesso dove andiamo mamma?- chiese il bimbo una volta sceso mentre si allontanava con riluttanza dal treno.
-Adesso andiamo all’albergo dove inizierò a lavorare. Lei per caso sa indicarmelo? Si chiama Grand Hotel Vallombrosa.-
Certamente! E’ proprio qui, ci si arriva in pochi minuti. Ma se permette, vorrei prima portarvi a vedere l’abbazia di Vallombrosa, che fu fondata da San Giovanni
Gualberto nel 1036. All’inizio era un semplice oratorio in legno, ma nel corso dei secoli ha raggiunto l’aspetto attuale. -
-E’ molto lontana?-
-Un paio di chilometri.-
-Mi dispiace, ma non possiamo. Ho le valigie e sono stanca, stamattina ci siamo alzati molto presto e abbiamo già
camminato parecchio per raggiungere la stazione di Firenze da casa nostra.-
-Mi permetto di insistere; ci andremo in carrozza.-
-Sì mamma, andiamo!- gridò il piccolo.
Fermai al volo una carrozza che stava venendo verso di noi e non appena questa si arrestò, presi il bimbo in braccio e lo
misi sopra; la madre a quel punto si mise a ridere e arrossì. Le porsi la mano e la feci salire.
-Non ero mai stata in carrozza! Che giornata!-
-Se la goda, dal momento che poi dovrà lavorare per tutta la stagione!-
Dopo pochi minuti trascorsi all’ombra degli alberi che costeggiavano la strada, arrivammo al monastero. Scendemmo e
dissi al conducente di aspettarci.
Facemmo a piedi il giro all’esterno dell’abbazia e mi dilettai in dettagliate spiegazioni circa la congregazione dei
Benedettini Vallombrosani, i monaci che erano stati espulsi dall’abbazia nel 1866 dal novello Regno d’Italia.
Tornammo alla carrozza e dissi al conducente di accompagnare la signora e il bambino al Grand Hotel.
-Lei non viene?- chiese la donna imbarazzata.
-Sono atteso da amici che abitano in quel villino
laggiù! Mi tratterrò a pranzo da loro.
Probabilmente ci rivedremo in questi giorni, ad
ogni modo vi auguro buona fortuna!-
-Lei è stato gentilissimo! Non so come
ringraziarla!- disse la donna tendendomi la mano.
Anche il bimbo mi salutò dandomi la mano e mi
disse che non si era mai divertito tanto.
-Può venire a riprendermi alle tre in punto – dissi
al vetturino.
-Senz’altro. A più tardi, signor Conte!- rispose
l’uomo.