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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 OTTOBRE 2017

                     31/10/2017 - LEZIONE TEDESCA

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Apprendere dalla lezione tedesca
Paolo Bagnoli
Era naturale che l’esito delle elezioni tedesche fosse atteso con particolare trepidazione. Le interpretazioni che di
esso sono state date oramai si sprecano, ma in fondo, a ben vedere, se terremoto è stato, esso era in qualche
modo nell’aria compresa la frana più grande e preoccupante: vale a dire, quella dei socialdemocratici che rischia, se
non vengono prese iniziative strategiche di peso, di divenire strutturale.
Certo che l’entrata in Parlamento della destra nazionalista e xenofoba è un dato più che preoccupante, ma se di
populismo si tratta, come tutti dicono, la politica democratica è nelle condizioni di piegarla. Crediamo che possa
trattarsi di un episodio grave e inquietante considerata la storia della Germania; ma solo di un episodio la cui
soluzione non si può rimandare in toto e in esclusiva all’Europa perché, per prima, alla prova è messa la Germania
stessa. Essa, da grande democrazia quale è, non può più avere timori nel fare i conti con se stessa; quei conti che con
la riunificazione andavano reimpostati e riaggrediti.
La Spd è, di par suo, messa a una prova vera e dura. Il cambio del leader alla soglia delle elezioni ha dimostrato che
gli uomini politici pesano se hanno delle idee e netti profili identitari. Non ci sembra, sinceramente, che Martin
Schulz avesse nemmeno uno di questi requisiti. Aveva di sicuro un sogno: diventare cancelliere invertendo i ruoli
fino ad oggi ricoperti dal suo partito e dalla Cdu e, quindi, continuare nella grande coalizione, ma con la Spd sopra e
la Cdu sotto. In politica tutto è possibile, ma il sogno era solo l’anticamera dell’incubo. L’annunciato passaggio
all’opposizione è una scelta obbligata. Come tale, in sé e per sé, non ha niente di strategico. Qualcuno ha scritto che
ora occorre una Bad Godesberg all’incontrario; se certo non è riproponibile una Spd prima di Bad Godesberg è vero
che, con quella svolta, la socialdemocrazia tedesca segnò un orizzonte strategico che, senza nulla perdere della
propria grandezza, la portò ad essere un forte soggetto di governo.
Ma mentre a Bad Godesberg la Spd lasciava un profilo, ne usciva però subito con un altro dopo aver fatto i conti il
ruolo che deve avere una forza socialista la quale, naturalmente, può cambiare con il trascorrere delle stagioni della
storia senza alterare la propria funzione. Il tratto caratterizzante quel nuovo profilo era che il cambio non implicava
subalternità culturale ne di soggettività sociale; di conseguenza, si poteva dialogare e collaborare con le forze
democratiche antagoniste rimanendo se stessi, marcando in maniera politicamente forte il proprio ruolo socialista.
Tutto questo è andato perso e l’Spd ha dovuto amaramente riconoscere di non essere più il “partito del popolo”.
Essa ha pagato la subalternità alla Merkel, all’ala moderata del Paese, ha scontato pure la blairizzazione causata dal
cancellierato di Gerhard Schroder tra il 1998 e il 2005 che aveva addirittura ribattezzato il partito “neue mitte” –
nuovo centro – e poi abbiamo scoperto che, per lui, il centro vero stava a Mosca!
Il blairismo ha fatto al socialismo europeo danni storici, ma come dimostra Jeremy Corbyn basta fare i socialisti per
far rinascere il socialismo. Se ce ne fosse uno in ogni Paese il socialismo non sarebbe ridotto così come lo è adesso
anche se in Italia il Corbyn di turno dovrebbe essere capace di realizzare addirittura una resurrezione. Intendiamoci
non è che a livello amministrativo di governo i socialdemocratici tedeschi siano rimasti inoperosi; anzi, su alcune
questioni di grande rilevanza – salario minimo, abbassamento dell’età pensionistica, fondi per la scuola, agevolazioni
per le famiglie – hanno ottenuto risultati che vanno a loro merito, ma ciò non è valso a impedirne la caduta. La
ragione è molto semplice: il buon governo non basta a connotare l’identità socialista perché il socialismo è
trasformazione profonda della società; mutazione continua verso nuovi livelli di società democratica unendo la
mobilitazione sociale all’azione politica. Il socialismo è un progetto di società e di rapporti sociali, economici e
politici. Tale progetto l’Spd non ce l’ha; se non se lo dà, quello che abbiamo visto è solo l’inizio della frana. La
lezione dovrebbe servire anche ai socialisti degli altri Paesi; eccetto i portoghesi che lo hanno capito da soli sfidando
l’Europa con le sue troike e i ragionieristici teoremi riguardanti solo e quasi esclusivamente la liberalizzazione dei
mercati.
Auguriamoci che, per la democrazia tutta e non solo per i socialisti, la lezione tedesca serva. Infine, sullo scenario,
non è mancata l’uscita di Walter Veltroni che, nel commentare l’ennesimo segno di una crisi generalizzata del
socialismo, ha avuto l’ardire di dichiarare: «Per fortuna l’Italia dieci anni fa ha fatto la scelta coraggiosa del Partito
democratico». Ci domandiamo: ma che c’entrano Veltroni e il Pd con il socialismo che, come comprovato dalla
storia, appartiene alla sinistra? Se crisi del Pd ci sarà essa riguarderà un altro ambito storico, politico e culturale.
dal n.7 di nonmollare quindicinale post azionista.