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SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.6 DICEMBRE 2017

                     15/12/2017 - L’ALLUVIONE A PONTASSIEVE

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di Silvia Barchielli

Liliana stava stirando in quel grigio e piovoso pomeriggio di inizio novembre e quando arrivò a stendere sul tavolo l’ultimo lenzuolo, tirò un sospiro di sollievo pensando che anche quella ormai era fatta. Ma delle macchioline, visibili controluce sulla parte inferiore del lenzuolo, attirarono la sua attenzione; si avvicinò alla finestra col lenzuolo in mano, poi accese la luce e improvvisamente sbiancò, poi le si chiuse lo stomaco dalla rabbia: era stata lei! Sicuramente era opera sua! Doveva essere successo pochi giorni prima, quando, approfittando di un raro momento di pausa da quella pioggia insistente e continua, aveva teso le lenzuola al filo della terrazza, incurante delle solite lamentele di Teresa. L’inquilina del piano di sotto non aveva mai sopportato i suoi panni stesi perché diceva che le toglievano la luce. E quel giorno doveva essersi vendicata spruzzandoci sopra dell’olio: non c’erano dubbi, quello era olio. E questo era soltanto l’ultimo dei dispetti che le aveva fatto negli ultimi cinque anni. Ogni volta che cadeva una molletta nella terrazza di sotto, non c’era verso di riaverla; ogni pianta che Liliana aveva messo per le scale, era sempre inesorabilmente seccata. La bicicletta, che pure il marito di Liliana portava su nel loro pianerottolo, aveva sempre le ruote sgonfie, a parte quella volta che invece erano state bucate. Liliana pensò che adesso questo era veramente troppo, anche perché non c’era nessuna prova che la accusasse di aver graffiato lo sportello della macchina nuova del marito di Teresa, danno del quale era stata subito ritenuta responsabile. Ma come si permettevano? Era stata attentissima, non potevano averla vista. D’altra parte quell’automobile era stata un affronto: una Fiat 850 beige, una meraviglia; e pensare che l’avevano comprata solo per far dispetto a loro, che l’anno prima avevano acquistato una 500. Che motivo avevano quelli di sotto di comprare una macchina più grande della loro? Il marito di Teresa andava a lavorare in treno, che se ne faceva della macchina? L’unica soddisfazione era che quell’infermiere avrebbe avuto un sacco di rate da pagare! Liliana era su tutte le furie: se fosse scesa in quel momento, l’avrebbe strozzata con quello stesso lenzuolo. Cercò di calmarsi e meditò vendetta: doveva trovare un dispetto nuovo, che non fosse riconducibile a lei. L’ultima volta aveva buttato un po’ sabbia sullo zerbino di fronte alla porta, ma chissà se se ne erano accorti. Ora doveva andarci più pesante, occorreva pensarci bene. Forse era meglio far passare qualche giorno, in modo da non darle soddisfazione al momento e oltretutto, coglierla di sorpresa. Accidenti a quando avevano scelto quella casa! Teresa e suo marito ci erano tornati sei mesi prima di loro e avevano intenzione di far venire nell’appartamento di sopra i genitori di lei, invece il proprietario l’aveva affittata a Liliana e al suo novello sposo. Quell’affronto non era stato digerito e così era iniziata la guerra fra “quelli di sotto” e “quelli di sopra”. Liliana e suo marito un paio di volte avevano anche pensato di cambiare casa, ma poi ne avevano fatto una questione di principio e avevano deciso di rimanere e di farsi rispettare, così la guerra era proseguita senza esclusione di colpi.
Liliana si affacciò nuovamente alla finestra: la pioggia continuava incessante e lei aveva un’altra lavatrice da tendere; si rassegnò ad aprire lo stendino in salotto, come succedeva spesso ultimamente: asciugare i panni era diventata un’impresa nelle ultime settimane. Quanto le ci sarebbe voluto ora a riasciugare quel lenzuolo? Certo che doveva rilavarlo, non lo poteva mica mettere a posto così. Accidenti a quella strega!
Quando suo marito tornò, la trovò a bofonchiare mentre preparava la cena sbatacchiando i tegami. Gli raccontò del lenzuolo agitandogli una padella sotto il naso ma egli pareva distratto. Durante la cena non fu per niente propositivo circa gli eventuali attacchi contro quelli di sotto e Liliana se ne offese profondamente.
Dopo cena l’uomo iniziò a camminare nervosamente dal salotto alla finestra che dava su Viale Diaz e ogni volta che si affacciava scuoteva la testa, ripetendo ad alta voce, ma come parlando a se stesso: “Non si vede niente”.
-Ma insomma, si può sapere che hai stasera?- sbottò a un certo punto Liliana.
-Ma non lo vedi che piena c’è? Qui si rischia l’alluvione! E noi qui, in mezzo alla Sieve e all’Arno!-
-L’alluvione? Bene, speriamo gli porti via la macchina!-
-Ma che sei scema? Oddio, la macchina!- disse l’uomo sbiancando. Corse all’attaccapanni, si infilò l’impermeabile, prese le chiavi della 500 e uscì di corsa. Liliana rimase a bocca aperta, rendendosi conto solo in quel momento che forse avevano davvero un problema. Si affacciò alla finestra e vide un via vai di persone che andavano in tutte le direzioni: chi si dirigeva verso la sponda della Sieve, chi andava verso l’Arno, chi verso via Verdi. Qualcuno aveva delle grosse borse in mano, alcuni avevano in braccio i bambini. Tutti coloro che avevano parcheggiato la macchina in Viale Diaz la stavano togliendo: allora suo marito non stava esagerando! Liliana cominciò a provare una certa apprensione: cosa sarebbe successo se la Sieve fosse straripata? Rimase alla finestra ad osservare tutta quella gente che si dava da fare forsennatamente e si accorse che ad un certo punto, solo un’auto era rimasta parcheggiata nel Viale: quella del marito di Teresa. Provò una certa soddisfazione nel pensare al rischio che correvano lasciandola lì, ma ne provò meno di quanto si sarebbe aspettata.
Dopo qualche minuto si sentì pervasa da una certa inquietudine e se ne stupì. Perché non andavano a togliere la macchina anche loro? Forse si erano addormentati? E se davvero la Sieve fosse tracimata? Il suo stupore fu ancora maggiore quando si ritrovò, pochi minuti dopo, sul pianerottolo di sotto a suonare il campanello di Teresa. La donna aprì la porta e rimase ammutolita nel vederla. Liliana non le diede il tempo di proferire parola:
-Non la spostate la macchina? L’hanno levata tutti! C’è la piena!-
Teresa, bianca come un cencio, rispose che suo marito era rimasto a Firenze perché aveva il turno di notte all’ospedale e lei non sapeva guidare.
-Dammi le chiavi, la sposto io!- disse Liliana stentando a riconoscersi.
Teresa tornò dopo pochi secondi con le chiavi in mano e ancora imbambolata rispose:
-Vengo con te.-
Le due donne uscirono in ciabatte e senza cappotto, corsero fino all’automobile di Teresa e cercarono di portarla il più in alto possibile, ma non c’era un posto neanche a pagarlo oro, perché tutti avevano avuto la stessa idea; finalmente riuscirono a parcheggiare in via del Capitano. A quel punto scesero dalla macchina e si ritrovarono sotto la pioggia battente senza neanche un ombrello.
-Che si fa?- chiese Liliana rendendosi conto dell’assurdità di tutta quella situazione.
-Che si fa? Si corre!- rispose Teresa guardandola in faccia. Scoppiarono tutte e due a ridere. Teresa prese Liliana per mano e iniziarono a correre. Arrivarono a casa fradice e scalze, perché le ciabatte di spugna si erano presto inzuppate. Teresa nella fretta, si era scordata le chiavi di casa; Liliana la invitò a passare la notte di sopra. Poche ore dopo la mezzanotte, l’appartamento di Teresa fu invaso dall’acqua.
Si salvò solo la macchina. Peccato per quel graffio sullo sportello.