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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.6 DICEMBRE 2017

                     15/12/2017 - ANPI DI CARRARA

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Palazzo di Giustizia di Firenze

Il 25 luglio scorso, nella grande struttura del Tribunale di Firenze, è stata inaugurata la lapide donata dall'ANPI di Carrara, con incisa l’epigrafe di Calamandrei al “camerata Kesselring”
Numerosi gli interventi delle autorità presenti. Oratore ufficiale Valdo Spini. Di seguito il suo discorso:.

Ringrazio per l’onore che mi viene fatto nel chiedermi di prendere la parola in un’occasione così significativa, che vede da una parte l’Anpi di Carrara - la provincia di Massa Carrara decorata di medaglia d’oro al valor militare (ardente focolare di vivido fuoco…) - e il Palazzo di Giustizia di Firenze, foro in cui Calamandrei esercitò la professione di avvocato che gli ispirò un libro, “Elogio dei giudici scritto da un avvocato”, che se è un insuperabile manuale sull’esercizio della difesa, rappresenta un formidabile testo sulla sacralità della funzione giudicante.
Piero Calamandrei non fu soltanto un grande giurista e un grande uomo politico. Fu, come usava un tempo, un avvocato profondamente umanista, scrittore e oratore, doti che in lui assursero ad uno straordinario livello. Un genere letterario che praticò in modo molto incisivo fu quello delle epigrafi. Queste epigrafi sono così eloquenti che la loro conoscenza e la loro memoria resistono al tempo; esse ci parlano e ci spronano anche oggi.
Giustamente l’epigrafe della lapide che inauguriamo oggi è stata definita una poesia, per il suo stile, per la sua armonia, pur nel contesto drammatico degli avvenimenti che ricorda.
L’epigrafe “Ad Ignominia”, origina dalla volontà di rispondere ad Albert Kesselring. Il feldmaresciallo tedesco, comandante in capo delle forze militari germaniche in Italia durante l’occupazione nazista. Il responsabile quindi della durezza con cui era stata repressa la resistenza in Italia e di cui le stragi di Marzabotto e di Sant’Anna di Stazzema sono state il simbolo più cruento e criminale.
Scampato alla condanna a morte, commutata all’ergastolo, ma liberato dopo pochi anni, nel 1952, Kesselring non solo non riconobbe le proprie colpe, ma ebbe l’impudenza di dire che gli italiani avrebbero dovuto essergli grati, anzi erigergli un monumento. A questa provocazione, Piero Calamandrei rispose da par suo con un’epigrafe datata 4/XII/1952, giorno dell’ottavo anniversario dell’uccisione di Duccio Galimberti, il comandante delle formazioni di Giustizia e Libertà del Piemonte. La lapide venne infatti collocata nel Palazzo Comunale di Cuneo, la sua città. L’avvocato Tancredi (Duccio) Galimberti, esponente del Partito d’Azione, organizzò subito la Resistenza nelle sue valli. Catturato dalle Brigate Nere in seguito ad una delazione, fu torturato fino alla morte appunto il 4 dicembre 1944. L’epigrafe “Ad Ignominia” non vuole essere soltanto una rivendicazione delle sofferenze dagli eccidi, dalle torture, dalle violenze subite dai partigiani e dalle popolazioni civili nel periodo 1943-45. Queste sofferenze vengono rinfacciate al feldmaresciallo.
Ma soprattutto Calamandrei rivendica la saldezza di intenti ed il coraggio della lotta partigiana che valse a sconfiggere i tedeschi occupanti e il governo collaborazionista della Repubblica di Salò anche con un’importante -e quindi significativa- partecipazione di italiani.
Il monumento, Kesselring lo avrà, dice Calamandrei, ma la materia di cui verrà fatto spetterà noi deciderla. E questa materia sarà:
….. la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.

Concludendo poi che, se Kesselring fosse voluto tornare in Italia, vi avrebbe ritrovato sia i vivi che i morti di quella vicenda:

popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

Non è casuale che questa lapide sia offerta dell’Anpi di Carrara, la città del marmo. C’è sempre stato un particolare legame e una particolare attenzione di Calamandrei per la Resistenza Apuana, di un territorio che essendo aldilà della linea Gotica, subì una terribile occupazione fino all’aprile 1945. Il 21 ottobre 1954, inaugurando a Massa la stele commemorativa della strage delle Fosse del Frigido, così individuava i caratteri della resistenza apuana: “qui gli eroismi e i sacrifici non furono soltanto dei partigiani in armi, ma furono di tutta la popolazione civile, rinserrata tra le linee di combattimento, come in un immenso campo di concentramento, tra le mine e le cannonate, nella desolata terra di nessuno. Per questo alla provincia apuana, unica fra le province d’Italia, è stata data la medaglia d’oro: a tutta la provincia apuana, partigiana tutta, che seppe per diciannove mesi, colle sue sole forze, difendere e riconquistare giorno per giorno la sua libertà e il suo pane”.
Celebrando la Resistenza. Calamandrei riprendeva così il filo di quell’antifascismo che negli anni 1920-24 lo aveva portato nel Circolo di Cultura insieme ai fratelli Carlo e Nello Rosselli. Com’è noto la sede del Circolo in Borgo SS. Apostoli fu attaccata e devastata dalle squadre fasciste nell’ultimo giorno dell’anno 1924 e pochi giorni dopo il Circolo venne chiuso d’autorità.
Contro questa chiusura venne stampato e distribuito un ironico opuscolo anonimo “Delitto e Castigo. La patria è salva” che ora sappiamo essere stato scritto da Calamandrei.
Nel settembre 1944, a liberazione di Firenze appena avvenuta, fu lo stesso Calamandrei che volle tenere a battesimo la ricostituzione del Circolo di Cultura che venne intitolato ai fratelli Rosselli, tuttora vivo e attivo con una Fondazione ormai di carattere nazionale. Voglio infatti ricordare proprio in questo Palazzo di Giustizia che al Circolo Rosselli il 29 aprile 1989 venne a parlare Giovanni Falcone, eroe di un’altra importante resistenza, quella contro la mafia che affligge il nostro paese..
Antifascismo, Resistenza e l’anello successivo è la Costituzione della Repubblica.
All’epigrafe sulla lapide che oggi inauguriamo, si lega con un filo rosso la conclusione del famoso discorso tenuto nel 1955 alla Società Umanitaria di Milano agli studenti universitari di quella città:
“Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra Costituzione»
Calamandrei, che pure nel corso dell’Assemblea Costituente, dove era stato eletto in rappresentanza del Partito d’Azione, aveva sostenuto, su taluni punti, tesi diverse da quelle che prevalsero, diventò negli anni cinquanta, in quelli che purtroppo dovevano essere gli ultimi anni della sua vita, il propugnatore e l’alfiere della Costituzione come messaggio unitario complessivo, di quella che definiva, nella sua parte ordinativa, come una “rivoluzione promessa”, alludendo a quelle indicazioni nel campo delle riforme politiche, economiche e sociali che la Costituzione stessa contiene.
Negli ultimi decenni si è pensato talvolta che la Costituzione avesse perso il suo fascino, che fosse legata ad un periodo storico, quello della guerra fredda e della necessità di governarne le conseguenze in Italia, ormai superato.
E invece in varie circostanze la Costituzione ha dimostrato di possedere ancora capacità di attrazione e di consenso. In fasi e per motivi differenti avvenne questo nel Referendum Costituzionale 2006 che bocciò il sistema di modifiche in quell’occasione proposto. Ma certamente, in contesti e per aspetti politici molto diversi, questo è avvenuto anche nel referendum costituzionale del 4 dicembre dello scorso anno 2016. Ed è su questo richiamo tuttora attuale della Costituzione, aldilà delle legittime e rispettabili posizioni di consenso o di dissenso proprie di ciascuno di noi, bisognerebbe oggi riflettere per rilanciare lo spirito della Costituzione, per riunire invece che dividere, per comprendere invece che ricercare rivincite.
Guardiamo all’Art.1 che sancisce l’Italia come una Repubblica fondata sul lavoro; all’art.3 sull’uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione di sesso, razza, di lingua, di religione e il suo secondo comma. “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza di tutti i cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana e la partecipazione dei lavoratori all’organizzazione politica economica e sociale del paese.”
Certamente il contesto economico e sociale è profondamente cambiato. Ma lo sono anche quelli che presiedettero alla Costituzione americana e alla costituzione tedesca o a quella della V repubblica francese e che sono rimaste invariate o modificate solo in piccola parte. Una Costituzione è anche una narrazione della vita di una nazione, la esplicitazione delle sue radici, la celebrazione dei suoi padri fondatori.
Da noi la costituzione italiana rappresenta la personificazione di quei principi di Libertà di Giustizia e di Solidarietà che sono alla base dell’etica della responsabilità, cioè alla base di quel concetto di cittadinanza che deve unirci tutti, al di là delle varie ideologie e delle varie fedi religiose.
Le cittadine e i cittadini italiani devono sentirsi partecipi di qualcosa di grande. Quel concetto di Italia che si era affermato sul piano culturale in Dante, Petrarca, Lorenzo il Magnifico, Machiavelli, che si è concretizzato istituzionalmente con il Risorgimento, e che ha visto la Resistenza e la Repubblica come riscatto dell’Italia agli ideali di libertà e di democrazia mediante la Costituzione. Tutto questo costituisce il tessuto connettivo della nostra nazione.
Quando dimentichiamo di sottolinearlo, ecco che, come fa l’erbaccia, risorge il germe dell’intolleranza, dell’odio, della discriminazione, con le sue conseguenze: l’autoritarismo e il fascismo.
Dobbiamo invece consegnare il patrimonio ideale sintetizzato da questa epigrafe alle giovani e ai giovani del nostro paese, senza dare ogni volta l’impressione che si voglia partire da zero, ma ristabilendo questo filone di continuità. Perché il neofascismo lo si batte con la giusta repressione, ma innanzitutto sul terreno della cultura e dell’informazione delle coscienze, specie giovanili.
) Ecco perché oggi diciamo grazie a tutti gli attori di questa vicenda che ci porta qui, dall’ Anpi di Carrara alle autorità del Palazzo di Giustizia, tutti uniti a celebrare questa lapide e a ripetere con Piero Calamandrei:
“Ora e sempre Resistenza!”

LO AVRAI
CAMERATA KESSELRING
IL MONUMENTO CHE PRETENDI DA NOI ITALIANI
MA CON CHE PIETRA SI COSTRUIRA'
A DECIDERLO TOCCA A NOI
NON COI SASSI AFFUMICATI
DEI BORGHI INERMI STRAZIATI DAL TUO STERMINIO
NON COLLA TERRA DEI CIMITERI
DOVE I NOSTRI COMPAGNI GIOVINETTI
RIPOSANO IN SERENITA’
NON COLLA NEVE INVIOLATA DELLE MONTAGNE
CHE PER DUE INVERNI TI SFIDARONO
NON COLLA PRIMAVERA DI QUESTE VALLI
CHE TI VIDERO FUGGIRE
MA SOLTANTO COL SILENZIO DEI TORTURATI
PIU' DURO D'OGNI MACIGNO
SOLTANTO CON LA ROCCIA DI QUESTO PATTO
GIURATO TRA UOMINI LIBERI
CHE VOLONTARI SI ADUNARONO
PER DIGNITA' NON PER ODIO
DECISI A RISCATTARE
LA VERGOGNA E IL TERRORE DEL MONDO
SU QUESTE STRADE SE VORRAI TORNARE
AI NOSTRI POSTI CI TROVERAI
MORTI E VIVI COLLO STESSO IMPEGNO
POPOLO SERRATO INTORNO AL MONUMENTO
CHE SI CHIAMA
ORA E SEMPRE
RESISTENZA
Piero CALAMANDREI