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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.6 DICEMBRE 2017

                     15/12/2017 - VISCO NO, ANZI SI

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Visco NO, anzi SI
Il comportamento ridicolo della maggioranza di governo
Di GFT

Nello scorso mese di ottobre è stata scritta una delle pagine più ridicole e grottesche della storia parlamentare della nostra Repubblica. Abbiamo assistito alla recita di una confusa sceneggiatura scritta e diretta da Matteo Renzi, Segretario del PD nonché aspirante premier.
Il Governo ha disatteso le indicazioni della maggioranza ed ha confermato la fiducia al Governatore della Banca D’Italia, Ignazio Visco.
) Veniamo al fatto: la Camera dei deputati il 17 ottobre ha approvato una mozione presentata dai deputati del PD, confortati dal parere favorevole espresso dal Governo, per chiedere, la sostituzione del Governatore Visco, nominando al suo posto "una figura più idonea a garantire nuova fiducia" in quanto "l'efficacia dell'azione di vigilanza della Banca d'Italia è stata, in questi ultimi anni, messa in dubbio dall'emergere di ripetute e rilevanti situazioni di crisi o di dissesto di banche…che hanno costretto il governo e il Parlamento ad approvare interventi straordinari... in assenza dei quali si sarebbero determinati effetti drammatici sull'intero sistema bancario”. La Banca d’Italia ha subito fatto sapere che essa “nella vigilanza bancaria, in questi anni segnati dalla più grave crisi economica della storia moderna d’Italia, ha difeso il risparmio nazionale limitando i danni. Questi non potevano non esserci, data la gravissima condizione dell’economia; alcuni casi di gestione bancaria cattiva o criminale sono stati contrastati per quanto consentito dalla legge e, quando opportuno, segnalati alla Magistratura. Nella sua azione l’Istituto ha agito in continuo contatto col Governo” .
La querelle sul Governatore è iniziata tempo fa per iniziativa del Movimento cinque stelle ed è stata poi ripresa da tutte le forze politiche, in campo per difendere innanzitutto i propri interessi elettorali, come sembra abbia fatto lo stesso PD con la sua mozione nella quale, fra l’altro, non si fa alcun accenno alle colpe gravi degli amministratori e dei direttori generali delle banche dissestate, personaggi che hanno dilapidato patrimoni rilevanti, anzi rilevantissimi, come nel caso del MPS e non si richiama l’attenzione sulla Consob (Commissione nazionale per le società e la Borsa) che fra i suoi scopi ha pure la tutela degli investitori e la vigilanza sulla trasparenza e la correttezza dei comportamenti degli intermediari. Viene da dire che si è sparato sui carabinieri e non sui truffatori. Pierluigi Bersani su facebook ha scritto che “è in corso l’eterno gioco tra guardie e ladri. Si vuole dare tutto addosso alle guardie per lasciare tranquilli i ladri”. Il Segretario del PD, Matteo Renzi, ha tenuto più volte a precisare che lui sta dalla parte dei risparmiatori e dei loro diritti e non dalla parte dei banchieri!
Il Presidente Gentiloni, il cui Governo poggia sui voti determinanti del PD, si è trovato in una situazione a dir poco imbarazzante, addirittura in contrapposizione col suo leader Renzi e con la maggioranza della Camera dei deputati. Ha dimostrato coraggio disconoscendo, di fatto, il parere favorevole espresso dal suo Governo alla mozione e ha tenuto in debita considerazione i rischi connessi ad un’improvvida delegittimazione del Governatore della Banca d’Italia.
Alla riunione del Consiglio dei Ministri che ha proposto la conferma di Visco a Governatore, non hanno partecipato, guarda caso, quattro membri «renziani»: Martina, Lotti e Delrio e la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi; assenze spiegate con motivi di salute o con impegni ministeriali (sic!).
Abbiamo vissuto un’esperienza che ha messo a nudo l’incompetenza e l’approssimazione della nostra attuale classe dirigente. Fra tante incongruenze si può fare presente che sono forse mancate le dimissioni di qualche membro di Governo e di qualche deputato promotore della mozione.
Alla fine dei conti ha prevalso la linea del Quirinale: “Le prese di posizione riguardanti la Banca d'Italia devono essere ispirate ad esclusivi criteri di salvaguardia dell'autonomia e dell'indipendenza dell'Istituto, nell'interesse della situazione economica del nostro Paese e della tutela del risparmio degli italiani, e che a questi principi si deve attenere l'azione di tutti gli organi della Repubblica, ciascuno nel rispetto del proprio ruolo". Con la sua consueta coerenza, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in data 27 ottobre 2017 ha firmato il decreto di nomina di Ignazio Visco a Governatore della Banca d'Italia, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, acquisito il parere favorevole del Consiglio Superiore della Banca d'Italia.
E’ quanto meno opportuno evidenziare il fatto palese che gli enti creditizi caduti in dissesto sono stati amministrati in modo dissennato senza il rispetto dei criteri di sana e prudente gestione bancaria richiesta dalle Istruzioni emanate da Banca d’Italia; il sistema dei controlli e di auditing all’interno delle banche in parola non ha funzionato come di dovere; i crediti sono stati concessi con leggerezza o in conflitto d’interessi e la crisi economica ha reso ancor più problematico il loro recupero. Per questi motivi i bilanci delle banche dissestate hanno sofferto fino a chiudere battenti storici del sistema bancario italiano.
Si può dire che la Banca d’Italia è intervenuta nelle situazioni di crisi ma non è stata incisiva, né tempestiva, perché fra la rilevazione delle gravi irregolarità e l’emanazione dei decreti ministeriali per il commissariamento delle banche sono intercorsi dei tempi lunghi che hanno consentito ad amministratori, sindaci e direttori delle banche di mettere in salvo i loro patrimoni, vanificando le azioni di rivalsa nei loro confronti. Vedi ad esempio il comportamento del Presidente della Banca Popolare di Vicenza, Gianni Zonin, che ha passato le proprietà vinicole ai figli in tempo utile per sfuggire al sequestro dei suoi beni.
Stiamo però attenti a non attribuire tutto ciò solo a responsabilità della Vigilanza. In un’intervista a La Nazione l’economista Giulio Sapelli accenna esplicitamente alla “incompetenza tecnica del nostro Ministero del Tesoro…”. Ancora più esplicito il commento del prof. Roberto Perotti della Bocconi di Milano, che oltre al Ministro Padoan, chiama in causa anche l’ex-premier Renzi. Su “Repubblica” del 20 ottobre 2017 Perotti scrive: …”In passato altri paesi hanno affrontato e risolto il problema dei crediti non performanti, con strumenti ed esiti diversi. Ma invece di far tesoro di queste esperienze, per almeno un anno, il 2015, il ministero dell’economia si affidò ad una società di consulenza senza esperienza in questo settore, e lavorò ad un progetto impraticabile che non vide mai la luce del sole. Nel frattempo il presidente del Consiglio Matteo Renzi, il 21 gennaio 2016, annunciava a Porta a Porta che la terza banca italiana Montepaschi, “oggi è un bell’affare …è una banca risanata “. Quel giorno un’azione Montepaschi valeva 75 euro, un anno dopo, all’ultima quotazione prima di venire sospesa, valeva 15 euro.” Fin qui l’articolo. Possiamo dire che quel giorno Renzi non era dalla parte dei risparmiatori ma dei banchieri del Montepaschi, causando certamente delle perdite ai risparmiatori poco attenti, per non dire creduloni. Ricordiamo anche che nel luglio 2016 il presidente del Consiglio incontrava a Palazzo Chigi il capo della Banca JP Morgan, Jamie Dimon, e annunciava la soluzione di tutti i problemi sulla base di promesse che lo stesso Dimon si affrettò a smentire.
Fra tanta confusione si può anche pensare che la conferma del Governatore, seppur nata male e malamente discussa, sia stata una scelta sofferta ma ponderata, tenendo conto dell’alta professionalità e della vasta esperienza di Ignazio Visco, requisiti che sono indispensabili per affrontare le tante problematiche bancarie del contesto europeo, compresa la scadenza del mandato di Mario Draghi alla presidenza della BCE e la sua non facile sostituzione. (GFT)