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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.6 DICEMBRE 2017

                     15/12/2017 - ANDREMO AL VOTO

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ABBIAMO LA LEGGE,
ANDREMO AL VOTO, MA….
di Marino Bianco

In pratica e da tempo, siamo già in campagna elettorale ed abbiamo una nuova legge per votare nel prossimo mese di marzo (salvi anticipi o posticipi, peraltro non prevedibili).
Il rosatellum bis, almeno per quanto riguarda l’elezione della Camera dei Deputati, non pare emendato dalle criticità giuridiche e soprattutto politiche delle precedenti leggi (accomunate, come quella ora vigente, da ironiche definizioni in latinorum), e ciò in quanto la reale libertà del voto, condizione essenziale per il rispetto della sovranità popolare, non appare garantita.
L’escogitato sistema misto (35% di uninominale e 65% di proporzionale) si attuerà per la Camera dei Deputati con il voto su un’unica scheda, nella quale si opererà sia la scelta del candidato al collegio uninominale sia quella per la lista dei candidati per la quota proporzionale (la scheda risulterà divisa in due parti), il tutto con la prescrizione di non poco, e certo non apprezzabile, rilievo che il voto su una parte della scheda (ad esempio, per il candidato al collegio uninominale) si trasferirà automaticamente – anche non volendo e non esprimendolo – all’altra parte (cioè, al voto per la collegata lista dei candidati per la quota proporzionale).
Infatti, sull’esterno della complessa scheda (modello allegato alla legge) l’elettore troverà scritto testualmente: “Il voto si esprime tracciando un segno sul contrassegno della lista prescelta ed è espresso per tale lista e per il candidato uninominale ad essa collegato. Se è tracciato un segno sul nome del candidato uninominale il voto è espresso anche per la lista ad esso collegata e, (si precisa addirittura, n.d.r.) nel caso di più liste collegate, il voto è ripartito tra le liste della coalizione in proporzione ai voti ottenuti nel collegio.”: in altri termini, il voto finirà con il rappresentare non proprio quello che l'elettore vuole, consapevolmente ed effettivamente, ma quello che in realtà vogliono altri.
L’ulteriore corollario – altro aspetto non corretto mediante l’introduzione delle preferenze, come auspicava chi scrive – è che le liste per la parte proporzionale sono bloccate, i candidati vengono eletti nell’ordine stabilito dai presentatori delle liste, cioè dai partiti, cioè dalle segreterie o dalle oligarchie dominanti nei vari partiti.
Non si può non concludere che il voto è in buona misura coartato, anche se l’elettore, per non essere costretto a detti automatismi, decide di porre nell’urna scheda bianca; e non si può non ritenere che la normativa (politicamente meditata nelle sue finalità dai gruppi parlamentari che hanno sostenuto e approvato il rosatellum bis) presenti profili di incostituzionalità.
Un rimedio avrebbe potuto essere l’ammissibilità del voto disgiunto, oltre – a parere di chi scrive – il ripristino delle preferenze; ma ciò all’evidenza non tornava con i conti di coloro che hanno voluto così la nuova legge, e che non hanno accettato emendamenti al riguardo.
Il Capo dello Stato ha ben spiegato che il suo ruolo è quello della “controfirma”, salvo che non appaiono chiari ed indiscutibili motivi di incostituzionalità; ma c’è da ricordare che anche il porcellum e l’italicum avevano ricevuto l’autorevole suggello del Presidente della Repubblica; ma poi la Corte Costituzionale, cui competeva, ne aveva messo in rilievo le violazioni della nostra Carta fondamentale.
Allora, traendo le conclusioni dalle precedenti osservazioni, non è da escludere un ricorso alla Corte Costituzionale, e che, nelle more delle decisioni della stessa, si insedi un ramo del Parlamento che, nell’ipotesi che vengano poi riconosciuti gli ipotizzati vizi di incostituzionalità, trascini per i cinque anni della legislatura, benché di fatto delegittimato, il suo peccato originale; così come è avvenuto per la legislatura ancora in corso.
Non è difficile immaginare con quale e quanta ulteriore perdita di credibilità delle nostre istituzioni parlamentari, non solo nei confronti dei nostri cittadini, i quali andrebbero invece convinti a superare l’attuale e sempre crescente distacco dalla politica e la ben da tempo dimostrata disaffezione al voto, ma anche dei nostri rapporti nel contesto internazionale.
Inalterata la nostra Costituzione, per l’esito negativo del referendum rispetto alla proposta riforma, sarebbe stato più adeguato ritornare ad un sistema proporzionale, con preferenze e alto barrage, o quantomeno adottare il sistema tedesco sul quale era pur stato manifestato l’assenso della quasi totalità dei gruppi parlamentari.
Ai precedenti rilievi va anche aggiunto che, come invero sfuggito al grosso dell’opinione pubblica, i collegi elettorali verranno definiti dal Governo con decreto legislativo, e la loro perimetrazione intuitivamente non potrà non influire sull’esito sia del voto uninominale che di quello proporzionale, e che, rilevati gli orientamenti dell’elettorato nei vari territori, stimolerà accordi e alleanze non omogenee o addirittura spurie (anche mediante “liste civetta”) pur di conseguire il risultato numerico.
Dunque, la fumata bianca (si fa per dire!) del varo della nuova legge elettorale (per la quale, questa volta, nessuno ha avuto il coraggio di qualificarla come “la più bella del mondo” e di proporne il brevetto per non vedersela copiare gratis!) rende però del tutto opaco il futuro del nostro Paese.
Tutti i commentatori politici, tenuto conto dell’esito largamente scontato delle elezioni regionali siciliane e alla stregua dei collimanti sondaggi nazionali delle varie agenzie demoscopiche, ritengono che non vi potranno essere un partito o una coalizione (quella affermata già esistente del centro-destra e quella per la quale sono in essere conati – di non facile esito positivo – per l’allargamento del centro-sinistra) che raggiungano il 40% dei voti, risultino così vincenti e in grado di governare da soli; e non pochi sostengono che per formare un Governo dovranno necessariamente allearsi – cosiddette “larghe intese” – il PD ridimensionato (da solo con i …cespugli da tempo acquisiti e con altri eventualmente coalizzato) e la parte moderata del centro-destra, soluzione che comporterebbe le inevitabili competizioni interne, i puntigliosi distinguo e le ricorrenti fibrillazioni, che metterebbero continuamente in pericolo la stabilità, e non ci renderebbero forti e determinati in particolare nei confronti degli partners europei (in questi giorni, alle recenti discutibili affermazioni sull’aumento del nostro PIL, ha fatto seguito la immediata e decisa rampogna dalla Unione Europea per ciò che l’Italia non sta facendo per la riduzione del deficit di bilancio e del debito pubblico).
Se le riferite previsioni dei sondaggisti si realizzassero, non sarebbe di certo raggiunto l’obbiettivo di un esecutivo efficiente ed autorevole e con più ...voce in capitolo nell’UE.
Da tempo, si sostiene che il Paese non è fornito di una classe politica e di rappresentanti istituzionali all’altezza dei compiti e degna per altri aspetti (coerenza – quanti voltagabbana nel Parlamento che sta per decadere! – ed onestà). Ci si dovrebbe attendere che i partiti politici finalmente si presentassero alle elezioni avendo selezionato gli eleggibili, non già e non tanto per la semplice novità delle facce, ma al di fuori degli apparati burocratici interni, dei gruppi mestieranti della politica, dei cerchi più o meno magici o “gigliati” di questo o di quell’altro supponente leader, bensì reclutando sperimentate forze competenti e disinteressate della società civile. Tuttavia, considerato il sistema elettorale approvato, che – come si è visto – lascia poco spazio alla libertà degli elettori e presenta risvolti non trasparenti – qualsiasi aspettativa al riguardo sarebbe forse mal riposta. Sul punto, speriamo di essere, almeno in parte, smentiti: ci vorrebbero uomini di ben altro stampo di quelli che, tuttora quotidianamente e stucchevolmente, affollano e fanno da protagonisti nel cosiddetto “teatrino della politica”, soprattutto persone dotate di idee e di programmi di ben altra portata e di ampio respiro rispetto a quelli che, allo stato, ci vengono propinati, conditi con abbondanza di fake news.
Un parziale sollievo a tutte le preoccupazioni esternate ci sarebbe: il ritorno ad una massiccia partecipazione al voto, come è stato per il referendum del 4 dicembre dell’anno scorso, (ma come, allo stato, non fa prevedere la più che maggioritaria astensione nelle elezioni siciliane, e quella ancora più consistente al ballottaggio nella tormentata e drammatica situazione della municipalità di Ostia), in maniera che, quale che sia il risultato politico delle elezioni, si possa almeno registrare che il destino del nostro Paese non è stato affidato alle mani scelte soltanto da una ristretta minoranza del popolo sovrano (e che, invece, gli elettori italiani hanno scelto a significativa maggioranza il Governo che si meritano!).

Marino Bianco