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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.6 - OTTOBRE 2003

                     16/11/2003 - RIFORMISTI

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Da Cofferati al partito dei riformisti
Rino Capezzuoli

Interessa poco al paese la disputa sul partito unico dei riformisti. Gli italiani del centrosinistra vorrebbero sapere come arginare la sfacciataggine populista di Berlusconi e i programmi alternativi
IL problema in questa metà del cielo attraversa ancora una volta i democratici di sinistra. C'è stato un periodo in cui si diceva "marciare divisi per colpire uniti" Oggi nel paese e nel centrosinistra è necessaria unificare e semplificare la politica ma ciò non può avvenire a scapito della chiarezza delle posizioni e delle proposte. Oggi è possibile raggruppare l'opposizione a Berlusconi in due gruppi uno più moderato (IL partito dei riformisti) ed uno più radicale (La sinistra sociale fino a Bertinotti) che possono poi in fase elettorale trovare la mediazione e l'accordo. per battere la destra. Tutto ciò non dovrebbe essere difficile alla luce della storia e nel paese di Machiavelli. I gruppi dirigenti del centrosinistra e della sinistra hanno l'obbligo di rendere chiaro ai cittadini questi scenari che presentano anche delle difficoltà. su cui il centrodestra specula e pur sgovernando il paese riesce a mantenere il potere. Ci sono due temi, la riforma dello stato e l'economia su cui il paese non percepisce con chiarezza le proposte alternative a quelle Berlusconiane semplici, populiste ed inique.
Poiché è vero che non basta dire di no per tornare a vincere forse è utile fare qualche valutazione sulla vicenda "politica" di Cofferati che aveva suscitato tanto interesse perché In grado di mobilitare tutto il fronte del no e che oggi sembra spenta e rientrata nei ranghi DS.
Sbaglia chi pensa che Cofferati abbia "tradito" scegliendo in cambio della guida di un movimento radicale di protesta la candidatura a sindaco di Bologna. Cofferati ha semplicemente scelto una via più lunga per evitare di essere additato come già avveniva, il dirigente dello scontro della divisione della sinistra della spallata al paese con i rischi che ciò comportava in una situazione europea ed internazionale pericolosa ed in evoluzione. Ha invece scelto la via" istituzionale " più difficile ma forse anche più comprensibile in un mondo sempre meno politicizzato ma a cui riuscirà a parlare con le sue proposte applicate alle necessità di ogni giorno dei cittadini costruendo quel riformismo di cui parlano a vuoto i dirigenti attuali e riuscendo a coniugare movimento, principi etici ed equità sociale. Dovremmo fare a questo punto una riflessione sulla scelta e sulla formazione della classe dirigente di sinistra e del centrosinistra ma non ci sembra questa la sede. Berlusconi, La Russa, Schifani, Buttiglione, Tremonti sono ben identificabili e coerenti con ciò che propongono, che dicono e come si comportano e cosa vogliono. Idee, parole e fatti coerenti con un modello di Italia e di paese che non solo non è il nostro ma che tende a distruggere i valori di socialità, democrazia, ecc… sostituendoli con "l'io per il potere mio".. ecc..!!
E se il modello organizzativo dello stato del futuro è ormai un problema quasi risolto per questa metà del cielo se riusciremo ad attenuare l'uninominalismo e mantenere i contrappesi tra i poteri dello stato snellendo l'apparato burocratico (Che ne facciamo delle province? E di oltre 1000 tra senatori e deputati? E degli oltre 8000 comuni?).
Nel buio invece si brancola per quanto riguarda l'economia dove, non si và oltre alcune indicazioni vecchie di 50 anni, base delle antiche socialdemocrazie non aggiornate e non più applicabili al mondo di oggi. Qui il lavoro da fare è immenso e non basterà dire maggiore equità economica e sociale ma c'è tutto da costruire da inventare e non sarà un percorso facile. Liberismo, globalizzazione, sviluppo compatibile, chiedono risposte tutt'altro che esemplificate.
Con la difficoltà che la sinistra deve socializzare queste
risposte al suo interno.
Le Pensioni e lo sviluppo, o meglio il ristagno della nostra economia, sono due esempi di queste problematiche che dobbiamo affrontare e che ripropongono la diversità delle linee politiche di cui parlavo all'inizio all'interno della sinistra. Esiste un problema di revisione dello stato sociale compatibile con l'economia del paese? La risposta è si da parte dei finti riformisti, mentre l'altra parte dice no, occorre discutere su come vengono indirizzate e spese le risorse prima di parlare di revisione dello stato sociale altrimenti si continuerà a barare a scapito dei più deboli.
La destra ha imboccato la strada della forza e della sopraffazione a livello mondiale che gli è insita e congeniale, se non ci sarà una risposta in tempi brevi tenendo alti i principi ed i valori fondamentali di democrazia di solidarietà non ci sarà il tempo di elaborare nessuna risposta e non ci sarebbe da meravigliarsi di altre grandi tragedie.