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SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 FEBBRAIO 2018

                     19/2/2018 - UNA STORIA DI PAESE

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di Luciano Borghini
Alla fine della guerra, Pontassieve essendo un punto importante e strategico nodo per la viabilità, era ridotto in un cumulo di macerie.
Un ramo della ferrovia andava verso Roma. L’altro verso la Romagna dove si trovavano le installazioni difensive tedesche.
Gli occupanti avevano fatto saltare tutti i ponti sulla Sieve e sull’Arno per agevolare la ritirata.
Gli alleati bombardavano per facilitarsi l’avanzata.
Pontassieve e i Pontassievesi erano in ginocchio. Però come spesso accade a noi maledetti Toscani, come cita Malaparte, le difficoltà stimolano l’ingegno e si attiva una inaspettata ripresa. Le aziende già esistenti sul territorio, la Ruffino, il Melini, l’Italcementi , le vetrerie Savio e Del Vivo, fornitrici di fiaschi e bottiglie, ripararono in fretta i danni della guerra e ripresero la produzione a pieno ritmo e furono anche costretti ad assumere manodopera da fuori. Vennero cos’ lavoratori del vetro da Empoli e Figline Valdarno.
Il lavoro delle vetrerie si divideva in vetrai, addetti al forno, damigianai, che producevano le damigiane, e fiascai, personale altamente specializzato. Quindi i più pagati erano quelli che soffiavano il vetro.
Attorno a questa realtà ce n’era una esterna: le rivestitrici di fiaschi, erano lavoratrici a domicilio. Impagliavano i fiaschi (detta gita) con sala e salino che bagnavano in Sieve per poter lavorare meglio. Alla fine della settimana riportavano la cosiddetta “gita”, in vetreria. Questo lavoro è stato una grande risorsa per tante donne di Pontassieve che, oltre a contribuire al mantenimento della famiglia, si sono potute così fare una decorosa pensione.
Di queste attività ne risentì positivamente l’economia del paese. La gente dopo i sacrifici della guerra aveva voglia di spendere e divertirsi.
C’era allora in uso una forma di pagamento il cosiddetto “Libretto”. La gente acquistava, e i commercianti segnavano, poi, a fine mese, o un po’ alla volta si pagava.
I più spendaccioni erano i fiascai, persone, per la loro condizione, ben visti nel paese, che riscuotevano un certo successo con le donne. Fra questi c’era un tizio chiamato “Pizzicore” che mentre i suoi colleghi onoravano a fine mese le quietanze, lui ... se ne guardava bene e aveva debiti in tutto il paese.
Un bel giorno Pizzicore decise di ritornare a casa sua.
Quando la voce si spanse nel paese, una folla di creditori si presentò alla stazione, alla partenza del treno, sventolando i libretti, e lui, con la sua faccia tosta, mentre il treno partiva, si affacciò al finestrino e alzando le braccia disse: Vi saluta con ardore vostro amico “Pizzicore”. E di lui non si seppe più nulla,
Luciano Borghini

Ringrazio l’amico
Cordoni Romano, per alcune
preziose informazioni.