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SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 FEBBRAIO 2018

                     19/2/2018 - LA FIASCAIA

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di Silvia Barchielli
Un paio di volte al giorno Egle passava di lì e lo vedeva; non riusciva a toglierselo dalla testa. E ogni volta che passava, sperava che fosse ancora lì, solo per lei. Era stato amore a prima vista. Erano tre mesi che quel golfino rosso scintillava nella vetrina della merceria nel borgo di Pontassieve e per fortuna nessuno lo aveva ancora comprato. In realtà era stato in vetrina anche tutto l’inverno precedente; era stato tolto solo nei mesi estivi, poi in autunno era ricomparso.
Quaranta lire: tante per lei, troppe; ma poche per le signore benestanti del paese; possibile che nessuno lo avesse ancora preso? A volte sperava di non trovarlo più e così finalmente si sarebbe tolta il pensiero; ma in cuor suo era felice quando lo ritrovava sul manichino. Se fosse stato sufficiente, sarebbe stata capace di non mangiare per una settimana pur di mettere da parte i soldi per poterlo comprare; in realtà avrebbe dovuto digiunare per molto più tempo.
I giorni si rincorrevano gli uni uguali agli altri: la mattina portava i fiaschi impagliati alla vetreria Del Vivo: scaricava il carretto e lo riempiva di nuovo con altri sessanta da impagliare, insieme alla sala e al salino occorrenti. Poi, una volta portati i fiaschi nudi a casa, andava in riva alla Sieve e bagnava la sala e il salino, per ammorbidirli e poterli così lavorare il giorno dopo.
Aveva trentotto anni, quattro figli maschi e un marito; abitava in casa coi suoceri e con due cognate ancora da maritare. Quell’inverno del 1920 sembrava non finire mai. Non vedeva l’ora di arrivare a primavera, per spengere finalmente la stufa e risparmiare anche i soldi della legna; inoltre sarebbe stato meno sgradevole bagnare l’erba nel fiume, senza congelarsi le mani in continuazione.
Anche quel giorno, al ritorno dalla gita alla vetreria, si fermò sospirando davanti alla vetrina, ma il golfino non c’era più.
Sentì una stretta allo stomaco: l’aveva visto soltanto la sera prima; quando lo avevano comprato? Quella stessa mattina, per forza. Chissà chi lo aveva acquistato: probabilmente una signora che lo avrebbe indossato di tanto in tanto e che poi lo avrebbe riposto nell’armadio accanto a tanti altri di diverso colore.
Sarebbe stato bene a quella donna? Lo aveva comprato per sé oppure per regalarlo?
Se lo immaginò indosso: aveva una bella gonna beige a casa, quella del tailleur di quando si era sposata. Negli anni, l’aveva accorciata un paio di volte e adesso era proprio alla moda. Si figurò vestita così: gonna beige e golfino rosso, con calze chiare di seta e scarpe di vernice, beige anch’esse, col cinturino alla caviglia e un tacco abbastanza alto ma non tanto da essere troppo scomodo. Aveva sia le scarpe che le calze, anche quelle erano del matrimonio: in diciannove anni le scarpe erano state risuolate quattro volte ma erano sempre belle. Si immaginò quindi di camminare vestita così, al braccio di suo marito, in una bella domenica pomeriggio di primavera, nell’antico borgo. I capelli tagliati all’orecchio, un paio di onde ottenute con i becchi e un bel rossetto rosso. Una delle sue cognate ne aveva uno, glielo aveva regalato il fidanzato che poi non era tornato dalla Grande Guerra. Sua cognata lo teneva come una reliquia ma essa era certa che almeno una volta glielo avrebbe fatto usare.
Così sognando, si era ritrovata a casa; aveva scaricato i fiaschi nell’andito del palazzo e poi si era diretta al fiume per bagnare l’erba. Fortunatamente, anche le altre donne del palazzo erano fiascaie come lei, quindi nessuno aveva da ridire se il corridoio fungeva da magazzino, dal momento che faceva comodo a tutti.
Qualche volta si era chiesta come sarebbero state le sue mani se non avesse avuto bisogno di lavorare; da quando aveva memoria, visto che aveva cominciato a impagliare fin da bambina, se le era sempre viste tagliate dall’erba, che durante la lavorazione diveniva affilatissima. Tagli nuovi, più o meno profondi, sostituivano quelli più vecchi, appena e a fatica rimarginati. Ma non sempre era così: spesso la sala andava a incidere la pelle proprio dove non si erano ancora rimarginate le ferite e così non solo era doloroso continuare a lavorare, ma addirittura, semplicemente, chiudere le mani.
Era considerata una brava lavoratrice: quelle più esperte riuscivano ad impagliare dai sei ai dieci fiaschi l’ora; lei in genere ne faceva sette.
Varie volte aveva provato a mettere da parte qualche spicciolo per le sue spese personali, ma quei centesimi non arrivavano mai a una lira. C’era sempre qualche necessità imprevista: uno sciroppo per la tosse per i bambini, qualche toppa per i calzoni del marito e del suocero, qualche quaderno e l’inchiostro per la scuola per i due più piccoli.
Anche gli uomini di casa aiutavano a impagliare i fiaschi quando potevano, la sera dopo cena, ma il loro lavoro di salariati alla fattoria spesso li teneva impegnati fino a tardi. I soldi che guadagnava lei, insieme alla suocera e alle cognate, talvolta non erano sufficienti nemmeno per l’affitto.
Arrivò alla Sieve, si recò al solito posto e lì trovò Nella, la vicina di pianerottolo, anche lei intenta a bagnare l’erba.
-Che hai?- le chiese la donna – Sembri stralunata stamani.-
-Niente, figurati.-
-Ma come niente? Sembri pensierosa.-
-Hanno venduto il golfino rosso.-
-Finalmente! Così ora ti sei levata il pensiero! Se Dio vole si parlerà di qualcos’altro mentre s’impaglia!-
-Hai ragione, almeno ora non ci penso più.-
-Ti rendi conto che ne parli da più di un anno?- disse la donna ridendo.
-Vorrà dire che ora piangerò di continuo, così imparate!- rispose ridendo anche lei e schizzando l’amica con l’acqua del fiume.
-Gesù, Giuseppe e Maria! Ora un tu ti butterai mica in Sieve per il dispiacere?-
-No…però ci butterei te e quella cosa brutta che la l’ha comprato!-
-Chi te l’ha detto che l’è brutta? Magari l’è meglio di te!-
-Meglio di te di sicuro!-
-Vai, io ho fatto. Ci si vede dopo pranzo! Bada di non falla tanto lunga oggi eh?-
-Vai vai, vedi di levatti di qui!-
Nel pomeriggio, come al solito, le donne che abitavano in quel caseggiato, una dozzina in tutto, si riunirono nella cantina comune per iniziare il lavoro. Presero le coperte e se le misero sulle gambe, per non bagnarsele con l’erba. La più anziana iniziò a prendere in giro Egle:
-Dice che gl’hanno venduto il golfino! Che hai mangiato oggi o t’hai digiunato pe’ i’ dispiacere?-
-Ho mangiato, ho mangiato! Almeno quello…- sussurrò imbronciata.
-Ecco, vedi di non mangia’ tanto, sennò poi un t’entra!- disse ridendo una delle cognate lanciandole un pacchetto in grembo.
-L’è un anno che tutte noi si mette i soldi da parte per te! O vediamo se ora tu ti cheti!- disse la Nella.
-Ci siamo messe d’accordo con la merciaia l’anno scorso; gli s’era detto di non venderlo a nessuno perché prima o poi si sarebbe comprato noi - spiegò la suocera.
-Ovvia donne – disse la Nella - ora che la s’è fatta finita co’ i’ golfino, voglio proprio sapere d’icché si chiacchiera d’ora in poi!-
- La si sarà finita co’ i’ golfino – disse ridendo un’altra – ma lo sai quanti cappottini s’ha da fare!-