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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 FEBBRAIO 2018

                     19/2/2018 - LE RAZZE UMANE NON ESISTONO!

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di Roberto Del Buffa

Il leghista Attilio Fontana, già Sindaco del Comune di Varese, è il candidato del centrodestra per le regionali della Lombardia. Nella sua città è stato così amato che, una volta completato il suo doppio mandato, i cittadini hanno pensato bene di cambiare colore alla propria amministrazione, passando dalla Lega al Partito Democratico.
) Nonostante rischi di diventare il primo Amministratore della regione più ricca d’Italia (e una delle più ricche d’Europa), mi sarei volentieri astenuto dal dare risalto alla sua intervista a Radio Padania, in cui se ne è uscito con un’affermazione inqualificabile che suonava più o meno così: basta con gli immigrati, perché la razza bianca è in pericolo. Simili opinioni peraltro aveva già espresso, nel luglio scorso, Patrizia Prestipino, della Direzione del Partito Democratico, che aveva invocato misure in difesa della razza italiana. Quello che però giustifica pienamente il presente articolo è l’indecorosa difesa dell’uso dell’espressione “razza bianca” che è stata fatta da buona parte dei colleghi di partito di Fontana, da molti amici e qualche simpatizzante, mentre qualche alleato ha cercato di smarcarsi derubricando l’uscita a espressione infelice o a lapsus evidente. Volendo discutere le difese di Fontana, ne scelgo come guida una che mi sembra particolarmente significativa e che, in quanto apparsa in forma di intervento scritto, non può essere ignorata come se fosse una svista. Si tratta dell’editoriale che il direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, ha dedicato alla bufera che si è scatenata dopo le parole del candidato governatore, intitolandolo «Razza di ipocriti», dove naturalmente gli ipocriti sarebbero coloro che si sono indignati per l’espressione “razza bianca”. Secondo Sallusti chi sostiene che non esiste la 'razza bianca', anzi che semplicemente non esistono le 'razze umane' è un ipocrita che vorrebbe cancellare la realtà che non gli piace modificando il vocabolario. L’esistenza delle razze umane sarebbe dunque un’evidenza, che trova accoglimento persino nella Costituzione, che sostiene la pari dignità dei cittadini, senza distinzione di razza, e nei vocabolari, come il Devoto-Oli, che definisce la razza “gruppo di individui di una specie contraddistinti da comuni caratteri esteriori ed ereditari”. Scioccante, quindi, non sarebbe la frase pronunciata da Attilio Fontana, ma la reazione basata su un falso (le razze non esistono) e che avrebbe come conseguenza quella di impedire l'uso della lingua italiana, quella dei nostri avi (è un’espressione di Sallusti), dei nostri vocabolari e della nostra Costituzione. La risposta è che questa difesa è frutto di ignoranza scientifica (punto 1) e storica (punto 2) e della superficialità filosofica con cui talvolta si confondono questioni di linguaggio e di esistenza (punto 3).
1) Da un punto di vista scientifico le razze non esistono, come ha opportunamente precisato l’Associazione Genetica Italiana (AGI), con una dichiarazione del 18 gennaio 2017. Nel linguaggio corrente la parola razza è ambigua, e viene utilizzata per indicare realtà diverse che vanno dalla famiglia all’intera umanità (Einstein, rispondendo al questionario dell’ufficio immigrazione degli Stati Uniti, che gli chiedeva di indicare la sua razza, si dichiarò appartenente alla “razza umana”), ma in ambito scientifico il concetto può essere precisato, applicandolo al caso di popolazioni locali abbastanza diverse l’une dalle altre da poter essere distinte (Ernst Mayr, Systematics and the Origin of Species, 3rd edn, Columbia University Press, New York, 1947, 98-106). Nonostante le ambiguità dell’espressione “abbastanza diverse”, si ha così un concetto biologico di razza sufficientemente preciso da poter essere usato in più casi, come, per esempio, quello in cui l’analisi del DNA permette di attribuire con precisione un individuo di origine sconosciuta a una regione geografica precisa. Analizzando uno scimpanzé, per esempio, è possibile stabilire da quale delle quattro grandi aree di popolamento provenga. Quindi ha senso attribuire a queste quattro popolazioni, distinguibili geneticamente, il nome di razze diverse di scimpanzé. Questo però non è possibile nel caso della specie umana per il semplice motivo che lo studio del genoma umano dimostra che ciascuno di noi condivide con qualunque sconosciuto, di qualunque continente, il 99,9% del suo DNA. Non basta: quell’1 per mille di differenze è distribuito in modo tale che ciascuna popolazione ospita in media l’88% della variabilità dell’intera specie umana. In altre parole, individui di popolazioni anche lontane sono a volte molto più simili dei nostri vicini di casa. Infatti trasfusioni di sangue e trapianti di organi sono generalmente realizzate anche coinvolgendo persone di continenti diversi. Con buona pace dell’evidenza invocata da Sallusti.
2) La Costituzione Italiana, all’articolo 3, afferma che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, senza distinzione di razza, oltre che di sesso, lingua, religione, eccetera. Si tratta di un testo storicamente segnato dall’esperienza della Seconda Guerra Mondiale e dello sterminio di milioni di individui sulla base di una precisa teoria razziale. Qualsiasi lettore, con un minimo di sensibilità storica, converrà quindi che la Costituzione non si pronuncia sull’esistenza di razze umane, ma piuttosto sull’irrilevanza di questa ipotetica distinzione per la dignità dei cittadini. Al contrario di quanto pensa Sallusti, nella Costituzione l’articolo 3 serve proprio ad escludere che si possano dire le cose che ha detto Attilio Fontana o, prima di lui, Patrizia Prestipino.
3) Un vocabolario raccoglie i termini utilizzati dai parlanti di una lingua, indipendentemente dall’esistenza degli oggetti a cui i termini si riferiscono, tant’è vero che nel Devoto-Oli vi sono definizioni per termini, come unicorno, ippogrifo o etere, che non si riferiscono a nessun oggetto esistente, e altre per termini, come angelo, anima o essenza, di cui è controversa l’esistenza dell’oggetto a cui si riferiscono. In tal senso la presenza di un termine in un vocabolario non conferisce alcuna informazione riguardo alla sua esistenza. Di conseguenza se un tale termine viene utilizzato in un’argomentazione razionale, come un’intervista politica sulla necessità di difendere la “razza bianca” o un saggio sulla natura dell’”anima”, i responsabili di un tale utilizzo sono soggetti anche alla possibile legittima critica preliminare che tali termini non si dovrebbero usare, perché, come negli esempi citati, la razza (o l’anima) non esiste. E a una tale critica si dovrebbe rispondere nel merito, soprattutto se un termine è connotato così negativamente come quello di “razza”, non reagire dando di ipocriti agli avversari.
Ho sempre lamentato che il dibattito pubblico in Italia manchi di rigorose argomentazioni logiche e razionali: l’editoriale di Sallusti che abbiamo discusso ci ricorda quanto tutto ciò sia anche responsabilità di certi superficiali interventi giornalistici