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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 FEBBRAIO 2018

                     19/2/2018 - PROMESSE ELETTORALI

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Le promesse elettorali e le casse vuote dello Stato
Di (GFT)

Le promesse di questa campagna elettorale sono come i fuochi d’artificio. Per dare concretezza a tante idee occorrerebbero molti, molti soldi e tutti sappiamo che le casse dello Stato sono vuote. Pochi leader fanno riferimento all’enorme debito pubblico della nostra Repubblica che a metà gennaio 2018 ammontava a circa 2.300.000 mdi di euro (84% in titoli di Stato). L’economista Carlo Cottarelli, già Commissario alla Spending del Governo Letta e ora direttore del neonato “Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani”, Università Cattolica di Milano, sostiene che l’ingente debito pubblico “è il motivo di fondo per cui l’Italia è fragile” ed è quindi opportuno che gli attori in campo provvedano a “indicare gli obiettivi di finanza pubblica (deficit, avanzo primario, debito, entrate e spesa pubblica) che intenderebbero perseguire una volta arrivati al governo”.Sarebbe un segno di grande responsabilità, come richiesto dal Presidente della Repubblica nel suo messaggio di fine anno. Non si può continuare a vendere la mitica luna nel pozzo. Si presume che per finanziare solo una parte di quanto promesso si dovrebbero azzerare spese importanti ed incrementare ancora di più l’elevato deficit oppure aumentare le maledette tasse, dirette e indirette.
Esiste tuttavia l’opportunità di individuare investimenti a lungo termine, magari per la tutela dell’ambiente, visto che accreditati analisti hanno osservato che tra fondi europei e riorientamento delle spese i soldi ci sarebbero, senza toccare, se non in meglio, la scuola, la sanità e il welfare in genere. Occorre però curare la qualità della programmazione, sia a livello nazionale che locale, affinché i progetti possano essere rigorosamente selezionati. La storia della spesa pubblica insegna che di frequente si è verificato il caso di fondi destinati agli investimenti che sono stati poi dirottati alle spese correnti per mancanza di progetti esecutivi ben fatti. Abbiamo visto pure sperperare risorse per costruire le cosiddette cattedrali nel deserto, peraltro spesso incompiute. Su questi temi l’autorevole editorialista Ferruccio de Bortoli ha commentato che i progetti bisogna farli bene e in tempo, “altrimenti rischiano di essere inutilmente costosi. O di invecchiare anzitempo. Ma soprattutto sarà necessario sottrarre gli investimenti al ciclo famelico della politica che privilegia la spesa immediata, nell’illusione che porti consenso.”
Andando sulla stampa nazionale a leggere i programmi elettorali, sia pure in modo sommario, il nostro bel Paese, nella benevola ipotesi di trovare qualcuno disposto a farci credito, potrebbe diventare a breve un’azienda insolvente. Non possiamo, infatti, continuare a coprire i deficit con l’emissione di obbligazioni e buoni del tesoro il cui collocamento, venendo meno le nostre capacità di rimborso, sarà sempre più difficile, specialmente all’estero e presso la stessa Banca centrale europea. Ciò premesso esaminiamo a mò di esempio qualche promessa: abolizione legge Fornero, argomento forte di questa campagna elettorale, con accollo di 80 miliardi di euro a regime, introduzione redditi antipovertà, secondo modello Berlusconi accollo di 29 miliardi, secondo Di Maio accollo di 15 miliardi, poi ci sono gli spiccioli come abolizione bollo prima auto, abolizione canone Rai, abolizione tasse universitarie, etc…Il più spendaccione risulterebbe Silvio Berlusconi, già reo di evasione fiscale. Non ci risulta sia stato fatto un calcolo attendibile di quanto ci costerebbe l’uscita dall’eurozona: una promessa attenuatasi nel tempo ma che rappresenta l’ennesima fuga in avanti di alcuni statisti improvvisati. E mentre scriviamo siamo solo alla presentazione delle liste, c’è ancora tempo per altre promesse o, volendo, anche per rinsavire.
Nei programmi non si è visto alcun accenno specifico ai progetti e ai finanziamenti di “Strategia Europa 2020” però va detto che tutti i partiti pongono attenzione ai temi del lavoro con particolare riferimento ai giovani. Le diversità sono notevoli da partito a partito. Il Ministro Carlo Padoan, all’inaugurazione dell’anno accademico 2018 della LUISS, ha parlato in modo appropriato della disoccupazione giovanile e ha riconosciuto che “troppi giovani lasciano il nostro paese per migliori opportunità all'estero"; nel 2016 sono stati oltre 120.000, 15.000 in più dell’anno precedente. Su cosa fare per rimediare all’esodo costante dei nostri giovani non è stato però convincente.
Non si leggono, e non solo a mio avviso, proposte esaurienti sia per combattere la corruzione e la criminalità, sia per organizzare e controllare l’arrivo dei migranti. Su come combattere l’enorme evasione fiscale vi sono accenni ambigui e non ben specificati. Non ci risultano infine proposte dettagliate su produttività e competitività attinenti le nostre strutture produttive, ivi comprese le piccole imprese.
Viene posta invece in grande evidenza la volontà di ridurre le tasse con la rivoluzionaria proposta di applicare un’aliquota uguale per tutti, la flat tax, trasferendo inevitabilmente agli enti locali la responsabilità di coprire i costi del welfare. Sulla flat tax si è aperta una gara a chi la spara più grossa. Salvini propone sui redditi una tassa fissa del 15% (dopodiché galera per chi evade), Berlusconi del 23%. Gli esperti in proposito prevedono minori entrate rispettivamente di 40 e 30 miliardi. I 5 Stelle presentano un piano di riduzioni più articolato ma altrettanto oneroso mentre il PD promette interventi a favore di famiglie e imprese prevedendo un costo complessivo di circa 23 miliardi. Per recepire i fondi necessari tutti propongono tagli agli sprechi, un’impresa titanica in un Paese da sempre in campagna elettorale e quindi alla ricerca di facili consensi. In ogni modo la sostenibilità delle proposte fatte dovrà fare i conti con la reale, complessiva situazione finanziaria dello Stato e delle Regioni.
Dal nostro modesto osservatorio possiamo dire che applicando con rigore la vigente normativa si potrebbero trovare i miliardi necessari a soddisfare anche le promesse più ardite, mediante il recupero delle tasse evase e l’eventuale recupero di capitali azionari male investiti.
Certo è che per conseguire traguardi ambiziosi si deve riorganizzare la burocrazia pubblica e rendere più partecipe il popolo dei contribuenti attraverso l’esempio di una buona gestione delle spese, condannando, nel contempo, coloro che platealmente rubano o evadono il fisco. Sul rifornimento delle casse pubbliche il Ministro Saccomanni, a suo tempo, fu sbeffeggiato quando ebbe il coraggio di dire che pagare le tasse è bello perché è un atto di grande solidarietà nazionale per consentire a tutti di frequentare la scuola, di ricevere prestazioni sanitarie e tutti quei servizi necessari a salvaguardare la dignità delle persone, soprattutto di quelle più svantaggiate.
Allo stato delle cose se non cambiamo mentalità e modo di fare le leggi si può immaginare che saranno ancora le fasce più deboli a pagare il conto, ampliando in tal modo la forbice della disuguaglianza economica e sociale. Nessuno ha ancora detto con determinazione che saranno perseguite le linee guida dell’art. 53 della nostra Costituzione: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Confidando nel fatto che fra i parlamentari “nominati” vi siano dei fedeli interpreti della nostra carta costituzionale aspettiamo, con il “pessimismo della ragione”, l’esito delle prossime elezioni. (GFT)