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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.7 - DICEMBRE 2003

                     30/12/2003 - L’opinione del dottorgiannoni

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Caro Nanni
L’altro giorno un amico mi disse: “O come mai, te che ti dici cattolico scrivi a quel modo anarchico”?
“Perché sono anarchico”, gli risposi, “perché sono un cristiano anarchico come dovrebbero essere i cristiani. Ricordati che nessuno è andato contro il potere costituito quanto Gesù Cristo”.
Ora voglio spiegare a tanti ciò che dissi a quell’amico. Molti sanno che da giovane fui presidente dei Giovani di Azione Cattolica, a Pontassieve. Avevo fatto la propaganda al mio paese per la DC nelle elezioni del ’48 (se si ritornasse a quel tempo rifarei ciò che feci, sia ben chiaro, perché il pericolo allora fu grande, il PCI di allora era ben diverso dagli attuali DS. Ero stato affascinato dalla Rerum Novarum e da La Pira.
Ai primi d’autunno del 49 fui convocato per una riunione a Firenze, nel convento di S. Maria Novella, di tutti i presidenti parrocchiali della diocesi di Firenze, ore 9 Santa Messa, ore 10 relazione del presidente diocesano, ore 10,30 relazione dell’assistente diocesano, ore 11 discussione. Io aspettava proprio quella discussione, avevo cento rospi sul gozzo.
Sennonché non era stato rispettato l’orario d’inizio e le due relazioni si allungarono, a mezzogiorno non erano terminate, la discussione era rimandata a dopo pranzo, tanto la sentivano necessaria. Ciò mi aveva fatto imbestialire, il presidente diocesano si era dilungato ad esaltare che “l’anno precedente si era presenti in 101 parrocchie, l’anno in corso in 102, l’anno prima si era in 1050, quest’anno siamo in 1100, come vedete Cristo vince, Cristo regna, Cristo impera”, e l’assistente diocesano, con la sua voce stridula ed in falsetto, era monsignor Capretti che a Pontassieve qualcuno ricorderà, aveva fatto presente e sottolineato che ”i tabernacoli per le strade sono in cattive condizioni, i giovani cattolici devono restaurare quei tabernacoli in modo tale che i pellegrini dell’Anno Santo si compiaceranno vedendo quanto è grande la fede del popolo italiano”.
Io ero furente, aspettavo la discussione che era stata rimandata al pomeriggio per dirne due.
Alle tre di pomeriggio ancora non era cominciata, gli interventi erano banali e servili. Erano state ripetute le stesse baggianate della mattina. Finalmente mi dettero la parola. Per dire: “Cari fratelli, io ho partecipato col cuore alla campagna elettorale del 18 aprile. E nel cuore, avevo le parole di La Pira sentite ad un convegno di giovani a San Mezzano, avevo l’ansia di giustizia di mio babbo, sognavo quel che poi ho sentito dire da Carretto a Roma a quel grande convegno dei giovani, dei baschi verdi. Ora vedo che Gedda è al posto di Carretto, la DC non fa nulla, anzi fa tutto per i padroni, vedo che i miei rappresentanti fanno politica per i propri interessi, mentre la Chiesa non dice nulla, mentre sento l’assistente diocesano blaterare sui tabernacoli da restaurare ed il presidente fare la conta e sulla conta esaltarsi. Noo! Nel Vangelo, che ho letto, ci sono ben altri precetti. “Beato chi ha sete di giustizia”. Dobbiamo realizzare la giustizia sociale, il regno di Dio è un’altra cosa di ciò che viene fatto, dobbiamo…” E qui mi spensero il microfono. Continuai a parlare urlando ma nessuno mi stava ad ascoltare ”Ho capito, pensai alla fine, “ho capito bene. Qui non è aria”. Anche perché, dopo, al microfono, rimesso in funzione, era andato a parlare un frate domenicano che si scalmanava per incitare i presenti alla lotta contro socialisti e comunisti, “rei di stravolgere di distruggere la società e la cultura cattolica”.
Fu allora che io e te cominciammo a pensare diversamente pur restando fermi ai nostri ideali. Mi ricordo che tu non potevi accettare che tuo babbo, che era un buon cristiano, fosse stato ”scomunicato” perché professava idee comuniste. Il nostro travaglio ci portò nel PSI, con le idee di sempre.
Tutto qui. Io ero facilitato dall’avere in corpo i cromosomi di mio nonno anarchico, le uniche cose da lui lasciate in eredità morendo, pover’uomo, che però era un grand’uomo. Morì fra due respingenti di due carri merci facendo il deviatore per portare un boccon di pane ai suoi tre figlioli.
Ora lascio il personale, il particolare per il generale, il pubblico. Sono rimasto dispiaciuto per la morte dei soldati italiani in Iraq e per il clima retorico e fanatico patriottardo in cui si è voluto far calare l’evento, compiacente anche la sinistra.
C’era da riaffermare il “Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi”.
Non c’era nessuna contraddizione fra il cordoglio per i morti e la condanna chiara della guerra e di chi l’ha voluta. Per vincere alle elezioni ci vuole coraggio. Non c’era da mescolarsi contro il terrorismo nostrano con quelli che blaterano che siamo noi la fonte, non era contraddittorio denunziare che noi, andando in Iraq perché richiesti e pressati da Bush, eravamo considerati “occupanti” e passibili di reazioni violente da chi si sente “occupato”, che a parte i carabinieri che anche qui sono giustamente armati e che potevano insegnare come si rende un paese ordinato oltre a difendere magari nostri elettricisti con cacciaviti e pinze, geometri con regoli calcolatori, metri e teodoliti, muratori con mestole e sparvieri. Ma avevamo mandato anche soldati con mitragliatrici e carrarmati, che con la Pace, con la P” maiuscola, non hanno molto a che fare se non si vuole imporre con le armi la Pace e la Democrazia.
E con le armi non si impone un bel niente salvo la paura, come tentano di fare ora gli USA con l’operazione “martello di ferro” che crea , per reazione, nuovi kamikaze. E non se ne accorgono.
Si deve venire via da laggiù non per viltà ma per saggezza. Chiedere saggezza a chi ci governa è da folli. L’unico modo per risolvere la faccenda è che anche gli USA vengano via da quel nuovo Vietnam, che paghino di tasca propria i danni arrecati ed intervenga l’ONU. Il resto son chiacchiere e sangue. E boria.
Mi sono indignato, da cristiano, per le parole del cardinale Ruini, cui ho scritto una lettera che, di certo, non leggerà. Ma io gliel’ho scritta ugualmente.
Un altro fatto mi ha colpito: che si stimoli ad andare volontari con qualche milione al mese. Dice che mancano in Italia tanti fornai perché non si trova gente che voglia fare quel mestiere; se si fosse offerto una paga uguale a chi fa il pane forse qualcuno dei morti sarebbe rimasto qui e non sarebbe andato a morire lontano da casa. O ai manovali edili, ogni giorno ne muore uno senza che nessuno si stracci le vesti.
Anche di questi eroi bisognerebbe poterne fare a meno.
Ti saluto, caro Nanni.
Il tuo dottorgiannoni.