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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 - FEBBRAIO 2004

                     29/2/2004 - ANTIFASCISMO

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di Valdo Spini
Punti fermi sull'antifascismo
Credevamo che le dichiarazioni di Gianfranco Fini in Israele avrebbero chiusa l'iniziativa revisionista della Casa delle libertà sul tema dell'antifascismo. Ed invece l'offensiva continua. Addirittura per bocca della seconda carica dello stato.
Sarà allora il caso di riaffermare alcuni punti fermi. La lotta tra fascismo e antifascismo è un fenomeno casereccio italiano, oppure è una componente di una vicenda mondiale? Chiunque conosca la storia non può che rispondere con la seconda delle due alternative. E' il Giappone che nel 1935 attacca la Cina ed è la Germania, che dopo le prime annessioni del 1938, scatena la II guerra mondiale con l'attacco alla Polonia del 1939. E' la Germania stessa che attacca l'Unione Sovietica nel 1941 rompendo il patto Molotov-Ribbentrop, ed infine il Giappone che pochi mesi dopo attacca a sorpresa unilateralmente gli Stati Uniti. L'Italia fascista di Vittorio Emanuele III e di Mussolini seguì la Germania nel 1940 e per di più dichiarò la guerra agli Stati Uniti, dopo che questi, in seguito a Pearl Harbour avevano dichiarato la guerra al Giappone. Contro questo attacco imperialistico del cosiddetto tripartito Germania - Giappone - Italia si vennero a costituire nel tempo le Nazioni Unite, una vasta alleanza di cui gli esponenti principali erano Stati Uniti, Gran Bretagna e Unione Sovietica per battere il tentativo di asservimento del mondo condotto dalle potenze nazifasciste (per non parlare dell'olocausto degli ebrei!).
In vari paesi si formarono via via governi collaborazionisti con i tedeschi. Si cominciò con il governo di Vichy in Francia, Degrelle in Belgio, Quisling in Norvegia e poi Mussolini con la Repubblica Sociale Italiana. Anche questo fu un fenomeno internazionale, sia pure che con le sue specificità, perché Mussolini era stato il precursore di questi movimenti dittatoriali di destra.
Fenomeno internazionale fu anche la Resistenza, si pensi alla Francia (da cui viene il termine resister) agli altri paesi europei occupati del nord Europa, a quanto avvenne nei Balcani nei confronti della stessa occupazione militare italiana.
La lotta fra Resistenza e forze armate regolari da un lato e Repubblica Sociale dall'altro, non è quindi una sorta di rissa goliardica tra italiani ma è la partecipazione a questo scontro di carattere mondiale che le grandi potenze democratiche (USA e Gran Bretagna) e la stessa Unione Sovietica non avevano certamente cercato. Voler sminuire o addirittura cancellare il contributo italiano alla lotta giusta e necessaria, contro il tentativo nazista, fascista ed del regime autoritario giapponese di dominare il mondo, è qualcosa di profondamente antinazionale. Ciò non significa non vedere i motivi soggettivi o oggettivi che hanno portato altri italiani a fare altre scelte, ma non può significare una sorta di agnosticismo che vorrebbe dipingere tutti gli italiani come fascisti o apatici o, se avversari del fascismo, stalinisti oppure complici sciocchi dello stalinismo. Diciamo una volta per tutte che c'era un crinale storico ed epocale ben preciso e che dobbiamo rivendicare con orgoglio che ci siano stati anche degli italiani dalla parte giusta e cioè della democrazia e della libertà.
Ciò giovò al nostro Paese. Pensiamo infatti alla sorte dei paesi vinti dopo la II guerra mondiale. L'Austria che pur era stata annessa da Hitler con la forza, è stata occupata e divisa fino al 1955. La Germania all'inizio poté ricostituire solo dei Laender e solo successivamente una autorità federale e che comunque rimase divisa e occupata fino al 1989. Il Giappone rimase sotto il proconsolato del generale McArthur fino alla guerra di Corea. Viene da chiedersi quale sarebbe stato il destino dell'Italia se non avesse conosciuto un antifascismo politico che aveva trovato espressone unitaria nei CLN ed espressione militare nella lotta di liberazione. Una lotta di liberazione che va considerata in modo corale, cioè comprendendo la resistenza dopo l'8 settembre delle Forze Armate, poi dei partigiani con le loro formazioni militari e ancora delle Forze Armate ricostituite al Sud e con la coraggiosa scelta dei militari internati di rinunciare al ritorno in Italia pur di mantener fede al loro giuramento. Del resto è a Firenze, nell'agosto del 1944 che avviene la svolta: gli Alleati accettano le designazioni del CLN per tutte le magistrature cittadine, anticipando quanto avverrà al nord nel 1945, e lasciano ai partigiani la liberazione del centro della città. Significa ciò assolvere ogni scelta ogni comportamento di uomini e forze politiche e organizzazioni della Resistenza? Assolutamente no. E questo è vero in particolare nel Friuli Venezia Giulia per il rapporto tra comunisti e jugoslavi di Tito. (Dall'altra parte, al nord-ovest dell'Italia, al confine francese, i CLN seppero peraltro difendere l'integrità nazionale). Significa però che singoli errori o veri e propri crimini non possono rimettere in discussione la validità di uno schieramento italiano a favore della scelta internazionale che in quel momento andava fatta.
E' vero che tra i vincitori di allora calò ben presto, per l'iniziativa sovietica, quella che Winston Churchill chiamò "cortina di ferro" e questo ebbe naturalmente il suo effetto anche in Italia. Ma intanto la guida unitaria dei CLN impedì a guerra finita, quella guerra civile che invece si verificò nella vicina Grecia. In secondo luogo, una volta intervenuta la rottura politica tra De Gasperi e le sinistre, questo non impedì di portare a termine il lavoro della elaborazione della Carta Costituzionale e della sua approvazione. E questo fu merito delle forze politiche antifasciste.
Che senso ha allora dire che la Costituzione Italiana scaturisce dall' antifascismo e dalla Resistenza come ha ben ricordato il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi? La nostra repubblica non è nata sotto un cavolo, altrimenti probabilmente saremmo ancora sotto la monarchia. La nostra Repubblica è nata dalla volontà di segnare una discontinuità istituzionale rispetto alle condizioni che avevano portato all'affermazione del fascismo, quindi dall'antifascismo. Vi è stata certamente una continuità istituzionale, ed e stata di quei militari che hanno resistito, nel combattimento o nell'internamento per mantenere la loro fedeltà alla patria. Ed è stata la battaglia antifascista e della Resistenza che ha rimesso nelle mani degli italiani la decisione tra monarchia e repubblica e che ha visto l'affermazione di questa.
Vi è un nesso inscindibile che lega i tre grandi valori a cui si ispira la nostra nazione, il Risorgimento, la Resistenza e l'Europa. Il Risorgimento come lotta per l'unità e l'indipendenza nazionale; la Resistenza come lotta anche degli italiani per riconquistare la libertà e la democrazia; l'Europa come nuovo quadro di solidarietà in cui collocare la nostra identità nazionale. E' facile accorgersi che chi se la prende con uno di questi tre valori finisce prima o poi per prendersela anche con gli altri due. Ed è a questo tentativo che dobbiamo reagire. Si dice che la Resistenza è un mito; ma senza i Mille di Garibaldi, e il loro mito, l'unità d'Italia sarebbe stata solo conquista regia piemontese.
Per la verità forse una tentazione c'è in chi vuol dipingere gli italiani del tempo come fascisti, o apatici o stalinisti. C'è l'idea, non nuova, che in fondo la democrazia italiana abbia bisogno di qualche "Grande Fratello" per difenderla dal comunismo o da qualche altra minaccia interna od esterna del genere. Anche per questo la rivendicazione dei valori della Resistenza e dell'antifascismo assume una grande attualità.
Oggi noi siamo impegnati a costruire un sistema maggioritario e in questo sistema crediamo. Ma questo sistema è forte se tutte le formazioni politiche che competono per il governo del paese si riconoscono negli ideali di libertà e di democrazia che furono propri dell'antifascismo e della Resistenza. Sarebbe invece un sistema maggioritario molto fragile quello che, per realizzarsi, volesse allontanare od omettere o relegare in secondo piano questi grandi valori della storia del nostro paese.