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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 - APRILE 2002

                     13/5/2002 - MARCO BIAGI AD UN MESE DALL'ASSASSINIO

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Un mese dall’assassinio di Marco Biagi

E’
passato un mese dall’assassinio di Marco Biagi e degli assassini e dei loro mandanti, niente, come per i delitti precedenti D’Antona, Tarantelli … Così la lista si allunga ed il timore è che non sia mai l’ultimo. Quali personaggi si agitano nell’ombra e colpiscono con lucidità e ferocia? Quale strategia ispira questa violenza, quale risultato si vuole ottenere? Comunque si cerchi ci rendiamo conto di come ogni ipotesi resti tale e l’attribuzione a gruppi non sembra definirne mandanti. Certo è che chi usa questa strategia ha fatto una scelta che è quella di rifiutare il confronto fra le parti e non solo non ha interesse al confronto ma usa l’assassinio come strumento per impedire che altri perseguano il confronto. Ed allora chi veramente dissente da questo terrorismo deve essere sempre pronto a confrontarsi attraverso i mezzi ed i modo che la democrazia mette a disposizione – dai tavoli della trattativa, ai dibattiti, alle manifestazioni, agli scioperi. Chi non sta in questo confronto sta dall’altra parte e se non è un terrorista o assassino, porta comunque acqua alla strategia del terrore.
Purtroppo è il concetto democratico di confronto ad essere in crisi e non solo in Italia sui temi delle riforme sociali, ma è su scala mondiale che si è passati dalla politica – arte del possibile- alla non politica – vinca il più forte. Iraq – Jugoslavia – 11 settembre – Agfanistan – Palestina sono tappe significative di una escalation di barbarie e di violenze. Ed accanto alla violenza delle armi nasce la violenza delle parole, degli atteggiamenti, delle provocazioni. Ed è violenza perseguire interessi di parte senza considerare quelli degli altri, le necessità di chi è più debole, perché anche in questo modo si creano i presupposti per nuove violenze.
Dopo lo sciopero del 16 aprile riprenderà il confronto: Questo è l’appuntamento che in modo più o meno esplicito governo e sindacati sembrano essersi dati. Ma con quali prospettive?
Nessuno mette in dubbio la necessità di riformulare un nuovo accordo sul lavoro, che stia nella nuova realtà globale di questa epoca, ma si tratta di capire se si vuole promuovere insieme sviluppo, flessibilità, garanzie e protezioni per il lavoro e per i lavoratori, se si vuole anche in modo diverso ristabilire un percorso come quello già sperimentato della concertazione che ha garantito per molti anni pace sociale e risultati consistenti di sviluppo, oppure se invece gli interessi sono altri, ovvero garantire gli interessi degli imprenditori di D’Amato a cui il governo appare legato a doppio filo.
Quanto spazio di confronto e di disponibilità esiste rispetto ad interessi che appaiono così lontani fra società civile e governo? Se è vero che il punto di partenza del confronto sarà il “libro bianco” del povero Marco Biagi chi siede al tavolo non dovrà avere soluzioni predefinite, perché il punto di arrivo è tutto da trovare. Oppure non è così ed il Governo ha già deciso il punto di arrivo. A giudicare dalle affermazioni più recenti il clima non sembra essere cambiato. Se al termine del proprio congresso di AN dove la cosiddetta “destra sociale” ha riportato un indubbio successo, il leader Fini torna ancora a ribadire il no allo stralcio dell’art.18 che è diventato il simbolo dello scontro, non sembra proprio esserci niente di nuovo. Anche il percorso proposto sembra lo stesso: quello di un accordo fra sindacati e Confindustria che il governo potrà ratificare. Sic!
Se poi ripensiamo alle affermazioni inquietanti di Berlusconi all’indomani dell’assassinio di Marco Biagi e della manifestazione del 23 marzo contro il terrorismo, che aveva accusato come mandanti i suoi avversari politici, sindacati, opposizioni, “seminatori di odio” , posizione rispetto alla quale non ci sono stati convincenti ripensamenti, né sconfessioni delle affermazioni irresponsabili di personaggi di governo quali Bossi, Tremonti, Martino “i sindacati sono un pericolo per la democrazia” è difficile pensare a volontà di riaprire un dialogo serio. Le riforme che sono nell’interesse del Paese di tutto il Paese sono invece una cosa davvero importante, ripartire dal “libro bianco” di Marco Biagi, rispettosi di questa eredità, è un impegno che richiede una grande onestà ed il riconoscimento reciproco di tutte le parti sociali..
Non scambiamo per riforme, parola che ha un significato storico positivo, con quella delle leggi a favore di interessi di parte o che perseguono la restaurazione. di a.f.