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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 - APRILE 2004

                     26/4/2004 - AGOSTO 1944

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di Mauro Messeri
Memorie di giorni terribili.




Firenze e la Toscana si accingono, nei prossimi mesi, a ricordare il 60° anniversario della liberazione dal nazi-fascismo. Si intrecciano, ricordando quel drammatico periodo, storie di dolori, privazioni, sofferenze e paure subite dalla nostra gente, ma anche tanti episodi di eroismo, abnegazione e soprattutto molta solidarietà.
Firenze doveva essere “città aperta” e cioè tagliata fuori da scontri in città. I Tedeschi avevano assicurato la loro ritirata verso il nord in maniera graduale senza linee di combattimento all’interno della cerchia urbana. Si trattò di una autentica beffa, furono fatti saltare i prestigiosi ponti di Firenze e i relativi lungarni, sulle cui macerie i paracadutisti di Kesserling piazzarono le mitragliatrici per contenere gli assalti dei partigiani e delle prime pattuglie degli eserciti alleati. Con la liberazione del centro della città -11 agosto 1944- le truppe naziste si attestarono caparbiamente in un primo tempo sui viali di circonvallazione e successivamente sulla direttrice Rifredi-Cure-S.Gervasio, prima di prendere la via Bolognese verso il nord. Tutto questo con la copertura di mortai e cannoni che dalla collina di Fiesole battevano inesorabilmente Firenze seminando ulteriori morti e distruzioni in una città quasi praticamente già liberata.
A quell’epoca ero bambino, ma ricordo come fosse ora: con mia madre eravamo in coda per rifornirci d’acqua in Piazza San Marco, quando improvvisamente un grande fragore e tanto fumo avvolsero il numeroso gruppo di persone. Una povera donna rimase al suolo uccisa da una cannonata sparata da Fiesole che infilò via Cavour-Piazza San Marco con micidiale precisione. Allo stesso modo verranno uccisi anche il valoroso comandante partigiano Potente ed un ufficiale inglese in Piazza S. Spirito.
Ricordo molto bene, con emozione, i cortei delle formazioni partigiane che cantandosi portavano verso le linee nemiche, seguite dalle prime pattuglie delle magnifiche truppe alleate con in testa neo-zelandesi, canadesi e britannici. Subito dopo venivano le cornamuse della Royal Scotch Guard che tennero un breve concertino sulla scalinata di Palazzo Vecchio mentre ancora, al Campo di Marte e Rifredi, si combatteva aspramente.
I primi di settembre di quel terribile ’44, i fiorentini uscivano alle loro case e dalle cantine per assaporare un’aria nuova che da molti anni non conoscevano. La mia famiglia era sfollata in centro e un pomeriggio che con mio padre mi trovavo in Piazza Signoria, vidi arrivare due jeeps; su una stava un soldato dal naso prominente che sorrideva ai cittadini festosi, lui rispondeva con le dita a V, per simboleggiare la Vittoria. Seppi molto più tardi che avevo conosciuto il Generale Mark Clark, comandante della V armata Americana. In quell’istante, pur con le sensazioni che può avere un ragazzino, mi resi conto che per noi fiorentini la guerra era veramente finita. Il rombo del cannone era ormai sulla linea Gotica, finalmente non lo sentivo più.
Sicuramente chi legge queste brevi note ed ha i capelli brizzolati avrà di quel triste periodo ricordi personali, perché non solo Firenze capoluogo ebbe le sue vittime, ma anche Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio, Fiesole, Pontassieve, Rignano e così via. La lista è lunga. Le stragi nazi-fasciste, anche nella nostra provincia, sono numerose, violente ed indiscriminate.
Mi sembra giusto in queste poche righe, ricordare anche gli stranieri che hanno combattuto nelle formazioni partigiane, ai quali non sempre è stato reso un doveroso omaggio. Soldati sovietici, inglesi, americani ed altri ancora -fuggiti dai campi di concentramento- seppure in numero molto limitato, tedeschi che buttarono alle ortiche la divisa di Hitler ed entrarono nella resistenza italiana. In un paese della Versilia, dove è avvenuto l’ennesimo eccidio nazista, c’è una lapide commemorativa con i nomi dei martiri e tra questi vi è un nome tedesco. Si tratta di un giovane saldato che rifiutandosi di sparare su civili inermi preferì morire insieme a loro.
Questi fatti non devono sparire con le nostre generazioni. E’ nostro dovere tramandare ai giovani il concetto che, negli ideali dell’antifascismo e della Resistenza consacrati nella Carta Costituzionale della Repubblica, vi sono tutte le motivazioni etiche e politiche per il rilancio di una battaglia democratica a difesa dell’unità e indipendenza dell’Italia. Sono i valori portanti di una moderna democrazia protagonista di pace e di progresso, contro le guerre inutili e contro la terribile piaga del terrorismo di qualsiasi matrice. Dobbiamo lottare per questi ideali anche a nome di coloro che sessanta anni orsono, per affermarli sacrificarono la propria vita.