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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.4 - GIUGNO 2004

                     17/7/2004 - DOTTORGIANNONI

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L’opinione del dottorgiannoni

Caro Nanni

Diversi gli argomenti della attuale lettera, che per brevità di spazio, avranno l’aspetto di breve cenno. Troppe volte mi sono riproposto di trattare soltanto un singolo argomento tale da essere tassello di un intero mosaico che elaborasse un organico pensiero. Il tumultuoso svolgersi degli avvenimenti impediscono i buoni propositi.
Il primo argomento fa parte di un pensiero a me caro. Viene dalla lettura sull’Unità del 21 marzo u.s. di un’intervista a Macaluso, degna di rispettosi commenti, un’intervista che varca “il bilancio esistenziale” come spiega l’intervistatore .
Il brano inizia con un’affermazione di Macaluso: ”Sono e resto un socialista democratico, orgoglioso di avere speso gran parte della mia vita nel Pci, forza straordinaria di progresso. Ma ammetto che il passaggio al socialismo europeo è diventato più difficile. E proprio per i lunghi ritardi del Pci….”
Affermazione forse un po’ contraddittoria tra la sua fede in un socialismo democratico asserita da “sempre” ed il suo orgoglio nell’appartenere ad un partito che, pur essendo un partito di lotta e di conquiste sociali, considerò come fumo agli occhi il potersi considerare socialista democratico.
Alla domanda su quale sia il suo bilancio politico ed esistenziale Macaluso rimanda al suo libro “Cinquantanni nel Pci” e prosegue dicendo che “la storia del Pci è inseparabile dalle conquiste della democrazia italiana”. Credo che voglia dire che le conquiste della democrazia italiana furono anche il frutto di idee non comuniste, penso a Dossetti, a La Pira, a Calamandrei, a Nenni, a Pertini, a De Martino, a Riccardo Lombardi. E continua. “E’ mancata la capacità di distinguere tra le parti essiccate e compromesse di quella storia e le parti vitali, per proiettare queste ultime in un’altra formazione politica. Né poteva bastare un “nuovo inizio” senza un vero bilancio critico. Ma tale riflessione doveva coinvolgere socialisti e comunisti. Visto che i primi avevano subito una sconfitta politica e i secondi un’innegabile sconfitta ideologica.” Macaluso fa risalire il sorgere del suo pensiero critico ben prima del 1989..
Voglio ricordare un fatto personale, giacché la base socialista era pronta a ciò che accenna Macaluso. Si era ai soliti ordini del giorno del Consiglio Comunale in occasione de una delle riedizioni dei governi di centrosinistra di allora.
Parlavo a nome del gruppo socialista. La mia relazione era stata approvata dagli altri compagni socialisti consiglieri. Citavo Gramsci del quaderno riguardante il Risorgimento. Volevo spiegare che, come diceva Gramsci, l’idea insurrezionale popolare rappresentata da Garibaldi e Mazzini non seppe utilizzare ciò che faceva l’idea diplomatico-borghese e sabauda di Cavour mentre successe il contrario. Così, in quel particolare momento storico la sinistra unita doveva non lasciare da solo il Psi alle prese con una DC allora in difficoltà tanto da dover accettare di formare un governo con i socialisti ma insieme battere le mire retrograde della DC. Chiaro no?. Saltò su il solito segretario passeraceo per dirmi. “Cosa parli tu di Gramsci? Gramsci non è tuo”! Già, Gramsci era suo, che neanche l’aveva letto. Questa era la linea del Pci che voleva mettere alla gogna i socialisti definendoli nemici della classe operaia. L’unico che allora non mi sputava addosso era il Rana e qualche altro amico intimo.
Macaluso accenna ai suoi sforzi del 1973 quando contemporaneamente si avviò il compromesso storico. “Una linea entro la quale Berlinguer guarda però ad una innovazione che preservi e rilanci l’identità comunista”
“Una stagione che comprime a lungo le due istanze di revisione socialista, Ma oggi, dopo tanti anni e tante svolte, che fine ha fatto quella tua idea?”, insiste l’intervistatore.
A tal punto Macaluso esprime una linea che condivido. Esprime la considerazione della non necessità di unità assoluta con la Margherita nella quale sono sempre preponderanti gli ex Dc ma esprime la necessità di distinguersi politicamente pur avvertendo anche in essi una certa ansia sociale e di pace (ma qualcuno è sempre pronti al compromesso.) Il nostro partito di sinistra, la nostra cultura laica e progressista può magari aderire ad un patto federativo che punti al rinnovamento ma non rinneghi gli ideali di classe.
Aderenza agli ideali di sempre con lo sguardo che sia partecipe ad un futuro profetico.
Idee che condivido e sottoscrivo. Credo necessaria una critica serena sui fatti passati, una autocritica serena sui nostri atti di ieri e di oggi per raggiungere l’obbiettivo di un grande partito o meglio di un movimento di sinistra.(Uso parole tanto per intendersi). vorrei che Boselli chiedesse ai compagni dell’ex Pci di riconoscere i loro sbagli (compreso la fiducia immeritata nell’Urss e nel suo regime che ancora ci sputtana) e la passata urgenza di occupare il potere dopo che la gestione Craxi aveva sfasciato il partito socialista, senza tener conto dei socialisti che erano critici con Craxi, facendo di un’erba un fascio del Psi (ciò che ha spinto tanti socialisti nelle braccia del berlusca o ad astenersi dal voto). E, nello stesso tempo, lui deve denunziare chiaramente Craxi e la sua baldanzosa e superba cricca come veri nemici del socialismo ed artefici della attuale deleteria disistima dei socialisti, con una apertura alla necessaria radicalità giovanile senza paura dei Girotondi e di chi e è portatore di valori.
Ora brevi cenni.
Non capisco chi si sente in dovere di manifestare per la pace e poi si perita di farlo se sono a chiederlo chi non vuole occupanti in casa propria.
Non capisco come possa dirsi eroe chi è andato senza permesso in casa altrui, (magari col tacito consenso degli occupanti sprezzanti del diritto internazionale, che hanno bombardato mercati affollati, feste di nozze, che hanno imitato Sadam Hussein nel torturare chi capitava sotto le loro grinfie), ma senza uno straccio di permesso di entrata e disposto ad usare le armi in difesa degli occupanti o di chi fa i loro interessi contro chi non vuole usurpatori, come deve riconoscere per forza lo stesso Bush. (C’è il pericolo che anche lui passi come fiancheggiatore dei terroristi). Sia chiarissimo. Qualcuno vorrebbe farmi dire che sono d’accordo con chi ha ucciso quei giovani. Gli assassini sono assassini pari, a chi getta bombe in un mercato, pari a chi bombarda una festa di nozze. Io dico solo che là non andrei a lavorare.
E dovete scusare la mia franchezza, io non andrei, in questi tempi, a lavorare in un paese arabo neanche se mi pagassero a peso d’oro, preferirei lavorare su una nave o fare il semplice pizzaiolo in casa, parlo del povero cuoco forse allettato dall’ottimo guadagno. Lo so che il diritto di lavorare è sacro, ma in un paese arabo oggi non andrei a cercare guadagni, come del resto in Palestina ed in Israele e non chiamatemi vigliacco ma soltanto prudente e cauto. La vita non ha prezzo.
Ora il berlusca cerca di incantare con la proposta di ridurre le tasse, a ricchi e poveri, soprattutto ai ricchi, milioni ai ricchi, qualche spicciolo ai poveri. Siccome sulla benzina le tasse aumentano col costo del greggio metta la tassa come quando il petrolio costava 16 dollari al barile, come a suggerito D’Alema. La gente non ci pensa che anche l’attuale costo della benzina in toto è un aumento delle tasse causato dai criminali che hanno deciso di fare la guerra in Iraq, compreso il berlusca.
Contro il metodo d’azione e contro gli atti di questo governo manca solo la protesta delle forze armate. I magistrati protestano, i professori e gli insegnanti si ribellano, gli studenti e gli operai sono in agitazione, gli statali ed i medici reclamano un nuovo contratto, a chi va a fare la spesa non bastano più i soldi. Ora ci si mette anche la Confindustria ad essere un covo di comunisti. Mai ci sono stati in Italia tanti comunisti come adesso. Segno brutto, tempi bui, può darsi davvero che per la disperazione saltino i nervi a quelli che comandano. Speriamo a bene. Per un certo verso, quando vedo sfilare tanti militari di carriera dico la verità, mi prende un po’ di paura. Anche se sulla Carta Costituzionale l’Italia è indicata come una Repubblica fondata sul Lavoro. Ricordo una sera nel tempo in cui ero segretario del PSI che di notte non mi riuscì a dormire! L’insonnia con gli incubi cosa fa fare! Meno male siamo nell’Unione Europea che è una garanzia.
Basta. Nanni, ti saluta
Il tuo dottorgiannoni