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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 - AGOSTO 2004

                     1/10/2004 - DISASTRO BERLUSCONI

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di Aleandro Murras
IL DISASTRO ECONOMICO DI BERLUSCONI E IL PROGRAMMA ALTERNATIVO DEL CENTROSINISTRA


La novità di quest’anno nel Documento di programmazione economica e finanziaria delineato dal nuovo ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, è che il furto ai danni dei salari dei lavoratori è trasparente e scritto nero su bianco. Il tasso di inflazione programmato per il 2005, infatti, è indicato all’1,6%, e stimato in ulteriore discesa negli anni successivi, contro un assestato (dati ISTAT) del 2,3% e un tasso reale e tendenziale ben più alto. Certo, Siniscalco già Ragioniere Capo dello Stato, sicuramente condivideva, se non tutte, ma almeno una parte della genialità del suo predecessore Tremonti.
Ma ritengo che ci vorranno interventi miracolosi per rispettare questo obiettivo e, soprattutto, per convincere i sindacati che, anche nelle espressioni più moderate, ritengono da “rottamare” e “irreale” questo dato dell’inflazione programmata.
Con oltre 5 milioni di lavoratori dipendenti che attendono i rinnovi dei contratti, e un recupero almeno parziale del potere d’acquisto eroso in questi ultimi anni, la proposta del governo appare come un’autentica provocazione che si somma ai drammatici errori realizzati negli ultimi tre anni.
Non solo il governo Berlusconi ha clamorosamente mancato tutti gli obiettivi di crescita economica che si era dato (ricordiamo che Tremonti, appena nominato, indicava un’espansione media del Pil del 3% annuo, come risultato da conseguire), ma non ha garantito le retribuzioni reali dei lavoratori dipendenti e dei pensionati.
Oggi, mentre lo stesso Siniscalco con una sospetta “operazione-verità” ammette che la stangata d’estate ( 7 milioni di € di tagli a ministeri ed Enti Locali) avrà un impatto negativo sulla crescita di quest’anno del Pil che si fermerà all’1,2%, il governo impone un tetto ai rinnovi contrattuali assolutamente inaccettabile.
Berlusconi vorrebbe chiedere ai dipendenti del pubblico impiego, ai metalmeccanici, a tutti i lavoratori che devono rinnovare i contratti già scaduti da tempo di limitare le richieste salariali al di sotto dell’1,6% mentre i prezzi sono ben più alti e l’Istat “nonostante tutto” ha certificato che nel 2003 le famiglie hanno speso di più per comprare di meno. Questa non è la politica dei redditi, non si vede alcun ritorno al leggendario “spirito del 1993”, anche se Siniscalco si presenta ai sindacati come se fosse Giuliano Amato e invoca il loro consenso per salvare la barca comune.
Di più: la prossima manovra da 24 miliardi, che “non sarà indolore” concede Siniscalco, potrebbe non
bastare per mantenere il rapporto deficit-Pil al di sotto del 3%, nè si vede come si possa favorire la ripresa dell’economia col rilancio dei consumi se si continuano a bastonare le famiglie, nè come sia possibile liberare nuove risorse, non solo per finanziare il sogno berlusconiano del taglio delle tasse, ma per aiutare gli investimenti delle imprese, il Mezzogiorno (che infatti viene duramente penalizzato), la ricerca, la formazione, gli Enti Locali che dovranno fare i salti mortali per far quadrare i bilanci e garantire i livelli minimi di assistenza e servizi ai loro cittadini.
Dopo tre anni di Leggi Finanziarie sbagliate, colme di condoni e sanatorie e regali ai più ricchi, dopo la controriforma del mercato del lavoro, dopo la delega sulle pensioni, l’Italia è un Paese economicamente indebolito, più povero, con un buco ancora indefinito ma certo enorme nei conti pubblici.
Solo un netto cambiamento nella guida politica ed economica può sanare, e sarà un percorso lungo e faticoso, i disastri del berlusconismo al governo, solo un programma di politica economica chiaro e diverso nella sua impostazione può rendere evidente ai cittadini quale alleanza politica e di governo vuol rilanciare lo sviluppo dell’Italia favorendo il recupero economico della stragrande maggioranza delle famiglie italiane partendo da quelle meno abbienti e chi invece vuol favorire i pochi ma soliti noti.
Per questo appaiono difficilmente comprensibili e condivisibili le legittime valutazioni di esponenti prestigiosi del centro sinistra che definiscono “iniqua” la riforma delle pensioni ma sostengono che “il nuovo governo di Centro Sinistra non dovrebbe cancellarla” o che vogliono mantenere la legge Maroni sul mercato del lavoro pur da rivedere “in una logica evolutiva” e la riforma Moratti della scuola, o che dobbiamo avere “un programma più di centro”. Si pensa davvero che il Centrosinistra possa presentarsi agli elettori chiedendo loro il voto per mantenere la legge che istituzionalizza il lavoro precario, la riforma delle pensioni di Maroni e la riforma Moratti o con un programma indistinto e non chiaro e alternativo e sperare di vincere le elezioni?