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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 - AGOSTO 2004

                     1/10/2004 - UN NOME SOCIALISTA

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“Quale partito;
quale coalizione; quale programma. Tre proposte per il centrosinistra.
Il senso dell’appello ai DS per il nome socialista”.
Intervento dell’on. Valdo Spini al Seminario del 9 luglio 2004, Che si è Svolto a Roma Sala del Cenacolo – Camera dei Deputati.

Presiedeva Anna Carli, presente Bruno Trentin, ha introdotto Giorgio Benvenuto parlando della situazione confusa, preoccupante, torbida in cui il centro destra ha gettato il Paese.
La relazione programmatica è stata tenuta da Giorgio Ruffolo che ha inquadrato i problemi dell’economia italiana, nell’ambito di quella europea, affermando che l’area dell’Euro deve essere gestita in modo non da essere un freno allo sviluppo ma in modo da costituire una alternativa potenziale al dollaro nel finanziamento dello sviluppo. Le conclusioni sono state tratte dall’on. Valdo Spini che ha affermato:
“C’è una grande occasione per il centro sinistra, di fronte a quella che appare una crisi strutturale della maggioranza, non certo sanabile con aggiustamenti di facciata.
Ma il precipitare della crisi politica pone con forza allo stesso centro sinistra la necessità di accelerare le sue scelte, e di delineare con chiarezza il profilo della sua alternativa di Governo,Quale partito; quale coalizione; quale programma. Tre proposte per il centrosinistra.
Il senso dell’appello ai DS per il nome socialista”.

(Continua dalla prima pagina)


il che non sembra sempre accadere, ma che questo convegno vorrebbe fortemente stimolare. Vorremmo focalizzare le nostre conclusioni su tre punti: il programma, la coalizione, il partito dei DS.
1)Per quanto riguarda il programma, il fatto stesso che la crisi di governo sia virtualmente scoppiata sul tema dei conti pubblici, sulla manovra economico-finanziaria da realizzare per rispondere ai parametri europei, sulle promesse di riduzione delle tasse, cui secondo la stessa Unione Europea deve corrispondere un’adeguata riduzione delle spese, testimonia dell’urgenza e della drammaticità delle scelte da compiere.
Vale la pena di sottolineare che la riduzione delle tasse è l’ultimo coniglio che Berlusconi cerca di far uscire dal proprio cappello di fronte al fatto che l’Italia è fra i paesi che crescono meno in un’Europa che non cresce abbastanza. Un’Europa che cresce sostanzialmente meno dei suoi partners commerciali USA e Cina.
Tutto ciò comporta la costruzione di un programma del centro sinistra che certo si proietta sul medio e sul lungo periodo e che contiene opzioni politiche strutturali dimensionate sull’intero quinquennio della legislatura. Ma, nelle attuali condizioni di crisi, non solo economiche, ma anche istituzionali e morali del paese, il programma del centro sinistra deve presentare delle opzioni qualificanti per il suoi primi “cento” giorni, per dare immediatamente senso e credibilità al cambiamento che proponiamo ai cittadini. Come costruire questo programma? Qui il nostro convegno intende dare un’indicazione di metodo molto precisa che è anche una netta qualificazione politica. Si è visto chiaramente come un programma elaborato verticisticamente da pochi, non abbia quel carattere unificante e mobilitante che è necessario per la coalizione. Né d’altro canto appare sufficiente rimedio quello della convocazione di una nuova Convention che si esaurisca in una giornata o poco più di discorsi e di applausi.
Proponiamo all’intero centro sinistra di adottare il metodo della Convenzione Europea, in altre parole l’attribuzione del compito di elaborare la proposta programmatica, ad un’assemblea largamente rappresentativa di tutte le realtà politiche, istituzionali, sociali e culturali del centro sinistra stesso, che in un periodo definito - per esempio tre mesi- discuta apertamente e pubblicamente dei grandi nodi programmatici e si senta responsabile della produzione di una proposta largamente unitaria, ma che possa essere sentita propria da una parte maggioritaria della società italiana.
2) Sul programma si costruisce la coalizione.
Ci troviamo di fronte alla risoluzione di un sistema a tre
equazioni simultanee: 1) non disperdere quanto realizzato dalla lista Uniti nell’Ulivo che si è presentata alle elezioni europee rispondendo all’appello di Romano Prodi; 2) mantenere il legame con le forze costituenti dell’intero Ulivo; 3) allargare la coalizione dell’Ulivo a tutte le forze, come Rifondazione, suscettibili di poter concorrere un’alternativa di Governo delle forze di centro sinistra e di sinistra. Dobbiamo saperci muovere su tutti e tre questi piani sviluppando i rapporti che abbiamo positivamente costruito in questi mesi sia nelle elezioni europee che in quelle amministrative, il tutto in riferimento alla leadership politica di Romano Prodi che questa coalizione è chiamato a guidare .
In questo esercizio non dobbiamo dimenticare che alla fine quello che gli elettori vogliono conoscere non è solo o non tanto il programma di questa o quella forza del centro sinistra, ma nel concreto quelli che saranno i contenuti e i metodi di governo su cui si impegna l’intera coalizione che si assume l’onere di governare il paese.
Ecco perché riteniamo che il confronto debba essere nel centro sinistra a tutto campo, anche perché poi non si verifichino lunghe e snervanti trattative fra il programma dei riformisti” e quello dei “radicali”.
3)Quale partito Il programma che andiamo a costruire non può non avere un taglio spiccatamente europeo. Di qui si deve partire anche per irrobustire il sistema politico italiano.
I DS sono arrivati, provenendo da vari percorsi e con scelte spesso difficili, ad una loro fondazione che ha messo alla base del simbolo quello del partito del socialismo europeo e rappresentano in Italia (insieme allo SDI) il socialismo europeo. Sarebbe controproducente, che, nel pur necessario dialogo con gli altri riformismi, questa qualificazione venisse in qualche modo attenuata. Anzi al contrario il centro sinistra è più forte se può contare su un partito del socialismo europeo che, come si è dimostrato, può agevolmente oltrepassare la soglia del 20% dei voti. Un partito ben lontano dall’essere autosufficiente, ma anche ben lontano dall’essere disponibile all’assorbimento o all’esaurimento della sua funzione.
Per questo riteniamo che sarebbe un elemento di positivo chiarimento per il centro sinistra italiano e per l’intero schieramento politico italiano se i DS assumessero con chiarezza un nome proprio di partito del socialismo europeo mettendo fine ad una serie di interrogativi sul loro futuro e chiarendo nettamente la propria identità al tempo stesso socialista, democratica e riformista. Non rafforzerebbe, anzi indebolirebbe il centro sinistra un processo politico che vedesse i DS attratti verso il centro con il conseguente incremento dell’area politica della sinistra che non si riferisce ai contenuti e ai metodi del socialismo europeo. Non sarebbe un elemento di equilibrio, ma al contrario di squilibrio. Sono questi i temi, che come gruppo di compagne e di compagni che hanno sempre privilegiato nelle loro scelte la politica e i suoi grandi orientamenti di fondo, intendiamo porre al dibattito del centro sinistra e a quello dei DS, avviati alla loro scadenza congressuale.