adv

AZIENDE, SERVIZI, NOTIZIE E INFORMAZIONE DAL MUGELLO E DALLA VALDISIEVE. NEWS MUGELLO E VALDISIEVE, NOTIZIE DALLA VAL DI SIEVE E NOTIZIE DAL MUGELLO. AZIENDE DI PRODUZIONE, COMMERCIO, SERVIZI, NEWS E INFORMAZIONI DALLA VALDISIEVE E IL MUGELLO. NOTIZIE, TERRITORIO, CULTURA, MODA, SPORT, AGRITURISMO, VINO, PRODOTTI TIPICI TOSCANI. AZIENDE DI PRODUZIONE E VENDITA. PUBBLICITÀ E MARKETING TERRITORIALE.

Home  |  WebMail

SIEVE NEWS

AZIENDE E SERVIZI

PER SAPERNE DI PIÙ

FOTOGALLERY

SIEVE WEB TV

CHE TEMPO FA?

ORARIO TRENITALIA

COMMUNITY

LINKS E UTILITA'

ABOUT US

SERVIZI E MARCHI

HOME PAGE

SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 - AGOSTO 2004

                     1/10/2004 - STORIA DEL SOCIALISMO

<<<

La rivista “Il Ponte” di Firenze ha pubblicato nel numero di febbraio-marzo 2004 un numero sulla storia del socialismo con il seguente titolo: “I socialisti e il Novecento: i percorsi, la crisi”. Da questa rivista, considerata l’autorevolezza del personaggio e l’attualità del momento politico, di seguito si porta all’attenzione dei lettori - nella speranza di fare cosa gradita - quanto ha detto il Prof. Gaetano ARFE’ alla seguente domanda:

La dissoluzione del Psi e del Pci conclude un’era del movimento operaio italiano. Lasciano quelle assenze un vuoto incolmabile? E’ possibile ristabilire rapporti sociali e politici che consentano una ripresa? Oppure sono venute meno le basi sociali di un’alternativa di classe e di elaborazione teorica e politica?


Non voglio essere pessimista al punto di credere che il vuoto lasciato dai due tradizionali partiti del movimento operaio sia incolmabile. So che è tuttora incolmato e so anche che ogni sconfitta del socialismo nel mondo moderno, a partire dalla prima guerra mondiale ha comportato disastri per l’umanità e credo fortemente che la riscoperta, al di là delle formule, delle ragioni del socialismo, del suo metodo di analisi e dei suoi valori, è la condizione per la sopravvivenza del genere, mai prima d’ora insidiato nella sua globalità fin nelle sue fonti di vita. Direi, tornando alla politica del nostro paese e dei nostri tempi, e fermandomi alle rispettive miopi strategie e alle inintelligenti tattiche, che socialisti e comunisti possono paritariamente dividersi il merito della disfatta.
Craxi era riuscito a rovesciare una tendenza vecchia quanto la scissione di Livorno e far sì che fossero i comunisti a dividersi sul problema del rapporto con i socialisti e non viceversa, come fin lì era stato. Si era creata la condizione prima per un’egemonia socialista sull’intera sinistra italiana, come era avvenuto nella Francia di Mitterand. Il disegno di Craxi - questa è una enunciazione schematica per ragioni di brevità - fu di stringere il quadro dirigente comunista da destra e da sinistra, con motivi riformistici e libertari, alternando il bastone e la carota, di precipitarlo in una crisi irrimediabile, di assimilarne la parte più moderna, recuperando larga parte del suo elettorato nel segno dell’”unità socialista”. Il risultato ottenuto fu quello di gettare il gruppo dirigente del Pci nella confusione e nello scompiglio, ma anche di fomentare alla base dei due partiti l’insorgere del settarismo, deliberatamente, imprudentemente e platealmente alimentato dallo stesso Craxi - i fischi a Berlinguer al congresso socialista di Verona -, i cui fermenti sono ancora negativamente operanti. La sua strenua resistenza al vertice del partito dopo lo scoppio di Tangentopoli contribuì a far identificare il socialismo con il craxismo e a far coincidere le sue sorti con quelle del suo partito. Ma, fra le cause del definitivo crollo , includerei anche - è un’ipotesi tutta da verificare - il distacco di larghi e potenti settori delle classi e delle caste dominanti, che mal ne tolleravano l’affermazione, nelle idee e nei fatti, del primato della politica e la tendenza ad allargare i margini di autonomia della politica internazionale italiana, mentre appariva realisticamente superata la funzione di far da argine alla minaccia di un comunismo che aveva perso unghie, denti e criniera, e non aveva più, in positivo e in negativo, l’Unione Sovietica alle spalle.
I comunisti, da parte loro, colpiti dalle macerie del muro di Berlino, giunsero, a passo di carica, alla conclusione che la caduta dell’impero sovietico simboleggiava la fine dell’utopia socialista e si affrettarono a cambiare connotati impressi da una storia tragica di fosche ombre, ma anche di gloriose luci, ignorando l’insorgere di una “questione socialista”, che era, in sostanza, quella di una nuova, dialettica unità delle forze di matrice socialista.
Si conclude così un ciclo storico, nel quale le idealità socialiste si incarnarono nel movimento operaio. Ora, la classe operaia e contadina, il proletariato quale noi l’abbiamo conosciuto, non esiste più, sono venute a mancare per ragioni oggettive e per sempre le condizioni per lo sviluppo della lotta di classe come noi l’abbiamo teorizzata e praticata. Parlare, a questo punto, di alternativa di classe è un puro, nostalgico anacronismo. Resta vera, invece, a mio avviso, l’intuizione fondamentale del marxismo, che il sistema economico dominante, nella sua globalità, è percorso e squassato da contraddizioni assai più esplosive e distruttive di quelle che hanno provocato la prima e la seconda guerra mondiale. La scienza ne ha già dato analisi compiute, la politica ancora non si è adeguata alle necessità imposte drammaticamente dai tempi. Scrisse Nenni nel corso della seconda guerra mondiale: “l’umanità non può morire e per non morire deve battere il fascismo”. E’ un motto che si può riprendere oggi: l’umanità non può morire e per non morire deve recuperare la speranza che noi chiamammo socialismo, calarla nella nuova realtà, trarne idee e metodi a ispirare la lotta per sopravvivere, e riprendere a vivere.