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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.6 - OTTOBRE 2004

                     6/11/2004 - RICCARDO LOMBARDI

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di Valdo Spini

Ricordare Riccardo Lombardi a venti anni dalla sua scomparsa non significa soltanto rievocare i meriti di una biografia personale e politica affascinante e prestigiosa. Significa anche rivendicarne l'attualità. Un’attualità peraltro che sta proprio nel fatto che la sua opera è tutt’altro che conclusa. Si diceva della sua prestigiosa biografia politica. Lombardi svolse un ruolo talmente importante nell’antifascismo e nella Resistenza da venire nominato all’indomani della Liberazione Prefetto di Milano. La coerenza della sua milizia politica lo portò prima nel Partito d’Azione (di cui fu l’ultimo segretario) poi nel Partito Socialista in cui incarnò l’anima autonomista e libertaria nei confronti del comunismo allora vigente. Successivamente Riccardo Lombardi non esitò ad assumere nuovamente posizioni minoritarie e critiche quando vide la linea del centro sinistra (che aveva voluto con Nenni) sminuita nei suoi contenuti e nelle sue prospettive politiche. Tutte queste cose le dobbiamo ricordare, ma non dobbiamo dimenticarci i messaggi che egli lanciò per il futuro.
Riccardo Lombardi diceva sempre che quello di cui avevamo bisogno non era una nuova sinistra che si aggiungesse alle tante altre operanti, bensì di una sinistra nuova cioè di una sinistra rinnovata nei suoi contenuti e nei suoi metodi.
Fedele al binomio Giustizia e Libertà proprio della tradizione rosselliana del Socialismo Liberale, Riccardo Lombardi non esitò ad assumereRICCARDO LOMBARDI


(segue dalla prima pagina)


A vent’anni
dalla morte
del leader
rimane l’attualità
della sua opera
Dai valori
dell’antifascismo
e della Resistenza
al sogno di una
sinistra europea
posizioni minoritarie e contro corrente per tutto l’arco della sua vita politica. Ministro lo fu una volta sola con il primo governo De Gasperi. Nel Psi non fu mai né segretario né vicesegretario. Direttore dell’Avanti lo fu due sole volte per brevi periodi (1948-49 e 1964). La prima volta fu mandato via perché non era filocomunista e filostalinista, la seconda volta perché era duramente critico verso un centro sinistra che aveva rinunciato alla riforma urbanistica e in cui il Psi veniva a perdere la sua carica di iniziativa rinnovatrice. Nel 1964, a 63 anni non esitò ad assumere la guida della Sinistra socialista e di quello che era allora un gruppo prevalentemente di giovani e di giovanissimi per lanciare con la sua caratteristica presbiopia la strategia dell’alternativa di sinistra come risposta alla crisi della politica di centro sinistra. Nel 1978 salutò con entusiasmo il “Progetto di Torino”, cioè il documento programmatico da cui nasceva il “nuovo corso” socialista ma non esitò a manifestare tutti i suoi dubbi politici sull’esito dell’operazione che aveva portato alla segreteria del Psi Bettino Craxi.
Al Congresso del Psi di Palermo del 1981, quello che segnò l’affermazione della leadership di Bettino Craxi nel Partito, egli ci ammonì sul fatto che il distacco dal Pci dall’Urss era irreversibile e che con questo processo i socialisti, pur orgogliosi dei successi conseguiti dal loro “Nuovo Corso”, avrebbero dovuto fare i conti.
Il contributo programmatico di Lombardi al primo centro sinistra fu tipico della teoria politica socialista degli anni sessanta: programmazione e nazionalizzazioni. Ma con la sua caratterista duttilità, negli ultimi anni della sua vita fu attratto dal Socialismo autogestionario del Ps francese. “Restituire i poteri dallo Stato alla società” fu uno dei suoi ultimi slogan insieme a quello che il socialismo voleva una società più ricca perché diversamente ricca, nella qualità cioè e non solo nella quantità.
Riccardo Lombardi morì sulla breccia, continuando a seguire fino all’ultimo la vita politica e quella del Psi. L’ultima telefonata che ci facemmo era a proposito della direzione del partito di cui la sua morte provocò il rinvio. Si avvertiva che in quell’occasione, la sinistra, la sua corrente, sarebbe stata tolta dalla vicesegreteria e l’anziano combattente mi diceva che non potevamo far passare la cosa sotto silenzio.
Riccardo Lombardi non mancò mai di chiedere l’unità della sinistra da posizioni rigorosamente socialiste e democratiche. Verso i comunisti non cessò mai di essere unitario (memorabile il suo discorso ai funerali di Luigi Longo che volle dedicare al tema “perché ci chiamiamo reciprocamente compagni”) senza peraltro indulgere a “terze vie” o a pasticci ideologici rimanendo ancorato solidamente al socialismo come il terreno giusto per la sinistra italiana.
Interpretare nell’attualità di oggi il suo messaggio, significa lavorare per costruire in Italia un grande Partito del Socialismo Europeo capace di rappresentare anche nel nostro paese esplicitamente questo grande movimento internazionale, cioè costruire un Partito con un nome e un simbolo dichiaratamente del Socialismo Europeo. Il che dovrebbe costituire una prospettiva di interesse sia per i Ds che per lo Sdi. Nel 1998 quando demmo vita ai Ds, ci si poteva opporre che troppo vicino era ancora il ricordo del “Duello a Sinistra”, di tangentopoli, dell’involuzione del partito di Craxi. Ma siamo ormai alle soglie del 2005 ed è abbastanza legittimo pensare che da un giovane di oggi è semmai più conosciuto come socialista come il Primo Ministro spagnolo Zapatero!
Con un nome ed un simbolo dichiaratamente socialista europeo una grande forza come la nostra potrebbe agevolmente affrontare federazione coalizioni e quant’altro con la consapevolezza di poter comunque mantenere la propria identità e la propria missione. Sarebbe un grande compito politico da perseguire in nome di Riccardo Lombardi e di quanti hanno lavorato nei decenni scorsi per l’unità della sinistra.
Come testimoniano i suoi Discorsi parlamentari, due ponderosi volumi editi nel centenario della sua nascita dalla Camera dei Deputati in Riccardo Lombardi si accoppiavano una grande capacità di rigoroso ragionamento intellettuale e una grande passionalità politica, in un miscuglio praticamente unico e inimitabile che dava grande fascino alla sua personalità e che si esprimeva fisicamente nella sua parlata siculo-milanese. È quello di cui sentiamo grandemente bisogno anche oggi e cioè della capacità di parlare alla gente sapendo simultaneamente esprimere rigore intellettuale e passione etica. Gli uomini della Resistenza come Riccardo Lombardi, questa dote ce l’avevano. Ed anche per questo vogliamo continuare a sentire Riccardo Lombardi vicino a noi.
Valdo Spini