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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.6 - OTTOBRE 2004

                     6/11/2004 - “L’ARMADIO DELLA VERGOGNA”

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di Mauro Messeri

Proprio in questi mesi di autunno inoltrato, sessant’anni orsono, il fronte di guerra aveva lasciato la nostra provincia, e l’intera Toscana. La battaglia, quella finale, stava per consumarsi sulla famosa “linea gotica” che da Massa Carrara, attraverso gli Appennini, tagliava fino a Ravenna.
L’arroganza e la spavalderia di quello che si definiva l’esercito della “razza superiore” stavano calando e la fiducia nel loro dio Führer scuoteva strati delle forze armate tedesche. Tuttavia al loro passaggio dalle nostre terre, seppure in ritirata, braccati dai valorosi partigiani e dalle poderose forze anglo-americane, fecero terra bruciata con orrende stragi colpendo senza pietà gli esseri più inermi quali donne, bambini e vecchi. L’incredibile giustificazione che fornirono quei pochi assassini in divisa, successivamente catturati, fu quella di aver giustiziato “banditi e loro collaboratori”. Da notare che in molti casi furono uccisi anche bambini di tre o quattro mesi!
Questo giornale, di recente, ha giustamente ricordato l’eccidio della Pievecchia dove perirono quattordici inermi cittadini. Per rimanere in Val di Sieve è doveroso dedicare un particolare ricordo anche ai diciannove civili uccisi alla Consuma-Villa il Podere di Podernuovo -. Alla Rufina -Berceto- undici persone trucidate tra cui tre bambini di due, tre e nove anni. Infine ricordiamo Cigliano di Agno, dove tre donne furono fucilate perché ebree.
Sotto l’incalzare degli eserciti “alleati” e costretti a fare i conti con il movimento partigiano, i Tedeschi erano sempre più feroci, usando il pugno di ferro con inaudita violenza sia verso gli uomini della resistenza, sia contro la popolazione civile senza riguardo all’età e al sesso. Il tristemente noto Feld-maresciallo Kesselring, con un preciso ordine, assicurò a tutti i suoi subordinati la propria protezione nei casi di eccessi repressivi. E’ facile immaginare da quel momento quanto valeva, per i nazisti, la vita di un italiano.
A questo punto è necessario riflettere seriamente su un mistero che ci porta fino ai nostri giorni, “l’armadio della vergogna”.
Nel gennaio del 1960 in palazzo Cesi, sede della procura generale militare a Roma, finirono vergognosamente “archiviati” centinaia di fascicoli relativi a crimini compiuti da forze nazi-fasciste, soprattutto al Centro e Nord Italia. Si tratta di esaurienti rapporti compilati alla Liberazione da zelanti Ufficiali Americani della V^ Armata e Inglesi dell’VIII^ Armata, corredati quasi sempre da nomi e cognomi e reparti di appartenenza di militari tedeschi, responsabili di vari massacri, specie in Toscana e Emilia dove operò tra le varie unità delle SS, la terribile divisione paracadutisti “ H. Goering” autrice della strage di Marzabotto. E’ dato per certo, che questi famigerati squadroni della morte hanno operato anche nelle nostre zone.
I fascicoli sono “saltati” fuori solo nel 1994, grazie anche alla solerzia di giovani magistrati militari, appoggiati da vari parlamentari e da Ufficiali di polizia giudiziaria. La strage di Sant’Anna di Stazzema, con pochi imputati ancora viventi in Germania che, data la tarda età non sono nemmeno presenti in aula; ma comunque il preciso scopo è di giungere a una sentenza esemplare.
Nei primi interrogativi effettuati dai nostri magistrati, con l’aiuto di giovani intraprendenti colleghi tedeschi della Procura di Dortmund, sembra che i pochi militari individuati e incriminati non abbiano espresso alcun gesto di pentimento. Tuttavia i processi in fase di preparazione riguardano diverse località colpite anche se, è facile intuire, fossero stati celebrati quant’anni orsono, la questione avrebbe assunto uno spessore diverso.
E’ doveroso sottolineare l’importanza dell’inchiesta, la prima dopo sessant’anni, aperta dalla Magistratura tedesca sui crimini di guerra dei nazisti in Italia, avvalendosi di un loro poderoso gruppo di investigatori che ha già effettuato vari sopralluoghi nelle località colpite dalle stragi.
Qualcuno dice che, “l’armadio” fu nascosto per non guastare, in quegli anni ’60, i rapporti con la nuova Germania di Adenauer. Può darsi, ma c’è da chiedersi: è stato davvero utile, ad una giovane democrazia come quella tedesca di allora, passare sopra a crimini così efferati? Oppure, e questo è il dubbio, ai vertici di molte istituzioni tedesche fino ai primi anni sessanta erano ancora al loro posto burocrati e anche militari più o meno compromessi con il passato regime del III° Reich?
Le numerose vittime, comprese quelle a noi più vicine, costituiscono un impegno morale a non dimenticare e consegnare i loro sacrifici alla memoria delle giovani generazioni.