adv

AZIENDE, SERVIZI, NOTIZIE E INFORMAZIONE DAL MUGELLO E DALLA VALDISIEVE. NEWS MUGELLO E VALDISIEVE, NOTIZIE DALLA VAL DI SIEVE E NOTIZIE DAL MUGELLO. AZIENDE DI PRODUZIONE, COMMERCIO, SERVIZI, NEWS E INFORMAZIONI DALLA VALDISIEVE E IL MUGELLO. NOTIZIE, TERRITORIO, CULTURA, MODA, SPORT, AGRITURISMO, VINO, PRODOTTI TIPICI TOSCANI. AZIENDE DI PRODUZIONE E VENDITA. PUBBLICITÀ E MARKETING TERRITORIALE.

Home  |  WebMail

SIEVE NEWS

AZIENDE E SERVIZI

PER SAPERNE DI PIÙ

FOTOGALLERY

SIEVE WEB TV

CHE TEMPO FA?

ORARIO TRENITALIA

COMMUNITY

LINKS E UTILITA'

ABOUT US

SERVIZI E MARCHI

HOME PAGE

SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.7 - DICEMBRE 2004

                     20/12/2004 - LA SCUOLA SECONDO LA MORATTI

<<<

di Enrico Boni

Negli ultimi anni dello scorso millennio, insieme al crollo del sistema politico-partitico della cosiddetta Prima Repubblica, nel tentativo di rimettere in discussione un insieme di conquiste che, nonostante tutti i mali riconosciuti, le forze politiche e sociali dal dopoguerra erano riuscite ad ottenere per rendere un po’ più equilibrata la società e più garantite le fasce deboli, ha preso avvio una campagna contro il lavoro fisso con il vero scopo di abbattere i costi del lavoro alle aziende, ma presentato come un’esigenza dei giovani ai quali, nel libero mercato, si sarebbero presentate opportunità da paese di bengodi dove ognuno poteva lavorare quando, come e dove piaceva.
Si è propagata questa idea, citata per esempio tra tante altre, sparsa a piena voce da quello strumento che annichilisce intelligenza e fantasia, a tutte le ore del giorno e della notte, una TV condotta da autisti spericolati e prezzolati, ben remunerati per portare avanti, nella versione moderna del ‘circences et panem’ ( l’inversione è voluta ) dell’antica Roma, la tecnica di distrazione dai problemi veri e la diffusione dell’incultura di massa.
Che cosa c’entra tutto ciò con la scuola?
La scuola, nonostante i molti difetti, è un luogo di resistenza, dove il potere, qualunque sia la sua matrice, si trova in competizione con la libertà e, in molti casi, con il rispetto delle idee degli altri in un confronto aperto e costruttivo: questo non può essere tollerato dal libero mercato dove il cittadino è considerato utente, consumatore, prima che attore dei processi politici e sociali che dovrebbero trasformare in positivo una società democratica.
Ecco dunque che la scuola deve tornare all’istruzione, al saper fare ciò che altri decidono; nessuno spazio alla formazione dell’uomo e del cittadino, ma tutto in direzione di una formazione professionale quanto più flessibile in risposta alle esigenze del mercato del lavoro.
Mentre si cercava di portare l’istruzione obbligatoria ai diciotto anni per partire da una base culturale comune, oggi si comincia a discriminare fino dai dodici anni, separando i percorsi tra chi può permettersi di avere buone aspirazioni e chi invece, ad appena dodici anni, già dovrebbe determinare il proprio destino in barba alle aspirazioni che soltanto la maturità può esplicitare.
Ma non basta; si cerca di distruggere quanto di buono è stato costruito nella scuola elementare negli ultimi trent’anni nei riguardi dei ragazzi più deboli e svantaggiati, con l’annullamento del tempo pieno e l’anticipo a cinque anni, con l’introduzione di tre ore opzionali a discrezione non si capisce di chi, mentre l’unica obiettivo che si legge con chiarezza è quello di ridurre drasticamente il personale che opera nella scuola: dieci ore di tempo mensa e tre ore opzionali, destinate a scomparire dal rapporto col docente di classe, in soldoni significano un insegnante di meno ogni tre. Così saranno reperite anche le risorse per sollevare dai miseri stipendi attuali il corpo docente.
Tutto il resto è un già visto e vissuto, anche se sotto nomi diversi; l’unico aspetto che più colpisce è la riduzione dei programmi di storia e geografia che può essere letta soltanto come risposta politica alla richiesta avanzata dalle alte cariche dello Stato nella passata legislatura sulla necessità di conoscere il Novecento, secolo quanto mai pericoloso per le sue idee rivoluzionarie.
Ma mettere in crisi il sistema scolastico che almeno nella fascia fino alla secondaria funzionava così bene da essere preso a modello dalle altre nazioni europee fa parte del disegno complessivo di avviare un processo di liberalizzazione che leghi la scuola al mondo del lavoro, inteso come si diceva all’inizio in rapporti precari e disaggregati, tali da renderli facilmente controllabili senza troppi intralci sindacali o di altre garanzie istituzionali.
Quindi nel mosaico tutto alla fine torna a combinarsi, anche se ancora non tutte le tessere sono al loro posto, perché, se non è facile cambiare in corsa le regole del gioco, lo è ancora meno far partire una riforma che manca nelle sue parti sostanziali di tutto un percorso normativo, a cominciare dalla formazione del tutor e di nuove figure professionali, senza il consenso degli operatori, delle famiglie ed anche delle parti sociali, a meno che non ci si accontenti di uno slogan come quello delle tre “I” caro al Cavaliere dove, per esempio, si dice “apprendimento della Lingua Inglese fin dall’infanzia” e, per migliorare la qualità, si riduce da tre a due ore l’orario di insegnamento nella scuola elementare.