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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.7 - DICEMBRE 2004

                     20/12/2004 - Costituzione e Federalismo

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di Stefano Bindi
LA COSTITUZIONE E IL FEDERALISMO REGIONALE.
Ma i cittadini hanno la possibilità di capire e fare propri questi valori ?


IL 25 Ottobre scorso è stato firmato a Roma il Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa, in un’ideale di continuità storica con il Trattato istitutivo della Comunità Economica Europea e dell'Euratom del 25 marzo 1957.
Questa firma mi porta a riflettere sulla Costituzione Europea e in particolare sulla Costituzione italiana e sui cambiamenti di questi ultimi anni; a partire dal 2001 il nostro parlamento sta apportando modifiche sostanziali: la legge costituzionale 18 ottobre 2001 che ha modificato gli articoli 114 –130 impostando il federalismo regionale.
Oggi, in parlamento stiamo discutendo di altre forti innovazioni che riguardano la struttura della nostra democrazia: il senato federale; la durata della legislatura collegandola alle regioni e provincie, l’iter legislativo, la devolution, l’elezione del presidente e del premier; la sfiducia costruttiva; la corte costituzionale, il consiglio superiore della magistratura ecc.
Questi temi sono stati portati all’attenzione dei cittadini, attraverso TV e giornali, solo nel giorno in cui vi è stata la prima votazione in parlamento e poi il buio…....
Queste riforme, perché modificano le basi del nostro Stato e i valori della nostra vita democratica: il lavoro, la solidarietà sociale, la politica ed la solidarietà economica tra i cittadini, etc. (sanciti dai primi articoli della Carta Costituzionale) dovrebbero essere portate, riflettute e condivise da tutti i cittadini e dalla maggioranza degli schieramenti politici.
La costituzione è il frutto di valori e idee radicate nei cittadini; cercare di stravolgerla senza avere un’ampia partecipazione e condivisione è destabilizzante; si rischia di assistere nei prossimi anni al “balletto degli articoli della costituzione”, con la regia delle differenti maggioranze del parlamento.
Mi auspico che chi è al parlamento e in particolare chi fa parte della maggioranza cerchi di rendere partecipe i cittadini di questi importanti cambiamenti; sarebbe interessante sentire dal Vespa nazionale come queste riforme sono viste dai vari schieramenti politici anche della stessa maggioranza.
Nell’ottica del federalismo e dell’autonomia delle regioni, come non accennare la riforma dello statuto della regione Toscana; bisogna imparare anche a convivere con differenti stati federali.
La modifica della Toscana è stata consistente: alcuni aspetti sono stati contestati dal Governo, e proprio in questi giorni la Consulta si è espressa a favore dello Statuto Regionale. (il riconoscimento di forme diverse di convivenza rispetto al matrimonio; l’estensione, nel rispetto dei principi costituzionali; del diritto di voto per gli immigrati, la tutela dell’ambiente e del patrimonio storico-artistico-paesaggistico; la valorizzazione dell’iniziativa economica pubblica e privata; la promozione della cooperazione come strumento di democrazia economica; la legge elettorale!).
Non voglio entrare nel merito di queste modifiche…almeno per il momento, ma mi sembra doverosa portare all’attenzione dei Nostri politici e fare una riflessione individuale sul modello che stiamo costruendo, sulla stabilità di questo sistema e su quanto queste scelte siano effettivamente condivise dai cittadini.
La scheda:
Come cambia la Costituzione

Il Parlamento è composto dalla Camera dei deputati e dal Senato federale.
Si riduce il numero dei parlamentari. I deputati scendono da 630 a 500, i senatori da 315 a 252. Restano 18 i parlamentari eletti dagli italiani all'estero.
Si abbassa il limite d'età: basterà aver compiuto 21 anni (ora servono 25) per entrare a Montecitorio e 25 (ora servono 40) a palazzo Madama.
Senato federale. I senatori saranno eletti in ciascuna regione contestualmente ai rispettivi consigli. Ogni regione dovrà eleggere almeno sei senatori (oggi a Molise e Val d'Aosta ne spettano rispettivamente due e uno). Ai lavori del Senato partecipano, ma senza poter votare, rappresentanti delle regioni e delle autonomie locali.
I presidenti delle assemblee. Per l'elezione dei presidenti di Camera e Senato. Serviranno i due terzi dei componenti l'assemblea nei primi tre scrutini, poi dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta dei componenti.
Esponenti dei gruppi di opposizione presiederanno le commissioni o i comitati con compiti ispettivi, di controllo e di garanzia.
L'iter delle leggi. La Camera esamina le leggi su materie riservate allo Stato (politica estera, rapporti internazionale, immigrazione; difesa; politica monetaria e del credito; sicurezza e ordine pubblico; norme generali sull'istruzione, tutela dell'ambiente, ecc). Il Senato ha 30 giorni per proporre modifiche ad un testo approvato dalla Camera, ma su queste modifiche è la Camera che decide in via definitiva.
Il Senato esamina leggi che riguardano materie riservate sia allo Stato che alle regioni. La Camera può proporre modifiche ma sarà il Senato ad avere la parola definitiva.
Alcune questioni che riguardano i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale o la legislazione elettorale locale, ecc, Senato e Camera legiferano alla pari. Ma se non trovano l'accordo sul testo entra i campo una terza assemblea "derivata" i cui 60 componenti sono indicati dai presidenti delle due camere: questa camera di compensazione avrà il compito di scrivere un testo unificato dal sottoporre al voto di Senato e Camera.
La devolution. Alle regioni viene affidata la legislazione "esclusiva" per quanto riguarda l'assistenza e l'organizzazione sanitaria, l'organizzazione scolastica, la gestione degli istituti scolastici e di formazione, la definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della regione; polizia amministrativa regionale e locale.
Clausola di interesse nazionale. Il governo può bloccare una legge regionale se ritiene che pregiudichi l'interesse nazionale:
invita la regione a cancellarla ma se la risposta è negativa sottopone la questione al Parlamento in seduta comune che ha 15 giorni di tempo per annullarla. Referendum confermativo sempre possibile. Il referendum
sulle leggi costituzionali sarà sempre possibile anche quando i testi vengono approvati dal entrambe le Camere con un'ampia maggioranza nella seconda votazione (i due terzi dei componenti).
Il presidente della Repubblica è eletto dall'Assemblea della repubblica composta da deputati, senatori, presidenti delle regioni e da due delegati per ciascun consiglio regionale. Per i primi tre scrutini serve la maggioranza dei due terzi dei componenti. Nel quarto e quinto scrutinio il quorum si abbassa alla tre quinti dei componenti. Dalla quinta votazione in poi è sufficiente la maggioranza assoluta.
Al Quirinale potrà entrare anche chi ha solo 40 quarant'anni. (oggi si deve aver compiuto i 50 anni). Resta in carica 7 anni.
I poteri del Quirinale. Il presidente della Repubblica rappresenta la nazione, è garante della Costituzione e dell'unità federale della Repubblica. Può inviare messaggi alle Camere, indice le elezioni e i referendum, promulga le leggi, nomina i funzionari dello Stato, i presidenti delle Authority e del Cnel, comanda le forze armate, presiede il Csm e ne nomina il vicepresidente, può concedere la grazia, scioglie la camera, ma solo su richiesta del premier (o in caso di morte o dimissioni del primo ministro) o in caso di sfiducia.
Il premier. Non ha più bisogno della fiducia della Camera per insediarsi (ma solo un voto sul programma) dal momento che la sua legittimazione avviene al momento dell'elezione che è di fatto una elezione diretta. I candidati premier si collegano con i candidati alla Camera (oppure con una o più liste di candidati a deputati). Sulla base del risultato elettorale è premier il candidato della coalizione vincente. Il premier determina (e non più dirige) la politica dell'esecutivo e ha il potere di nomina e revoca dei ministri e di sciogliere la Camera.
Sfiducia costruttiva. Contro questa decisione i deputati della maggioranza possono presentare una mozione di sfiducia (sottoscritta almeno dalla maggioranza dei componenti la Camera) che deve indicare anche il nome del nuovo premier. Il nuovo primo ministro però dovrà incassare entro cinque giorni la fiducia della Camera sul suo programma.
Norma anti-ribaltone. Se la Camera vota la sfiducia al premier ma con l'apporto determinante dell'opposizione il premier si deve dimettere.
Il Consiglio superiore della magistratura. I giudici vengono eletti per i due terzi dai magistrati, per un sesto dalla Camera e per un sesto dal Senato federale.
La Corte Costituzionale. I giudici che la compongono sono sempre 15 ma salgono da 5 a 7 quelli di nomina parlamentare: 4 ne nomina il Senato federale e 3 la Camera). Il presidente della Repubblica ne nomina 4 (attualmente 5), 4 sono indicati dai magistrati. Per i tre anni successivi alla scadenza dell'incarico i giudici non potranno far parte del governo, del parlamento, ne ricoprire incarichi di nomina governativa.
Una parte della riforma entrerà in vigore subito dopo il referendum: eleggibilità e immunità dei parlamentari, età per il Quirinale, Authority (che entrano così in Costituzione), federalismo, interesse nazionale. Una seconda parte andrà in vigore solo a partire dal 2011: Senato federale, iter delle leggi, nuovi poteri del presidente della repubblica, premierato.
Un'ultima parte della riforma andrà in vigore ancora più tardi, nel 2016 (5 anni dopo l'elezione del primo Senato federale): riduzione dei parlamentari, età per essere eletti alla Camera, contestualità tra elezione del Senato federale e dei consigli regionali.
Fonte - La Repubblica