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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 - GENNAIO 2005

                     24/2/2005 - PIETRO NENNI 25° ANNIVERSARIO

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di Valdo Spini
FAENZA, 14 GENNAIO 2005

25ESIMO ANNIVERSARIO
DELLA MORTE DI PIETRO NENNI
di Valdo Spini, sintesi dell’intervento

E’ emozionante prendere la parola nel 25ennale della morte di Pietro Nenni a Faenza, la sua città di nascita, dove egli volle simbolicamente prendere la parola per una delle sue ultime importanti uscite politiche e cioè per parlare contro l’abolizione del divorzio nel referendum del 1974. Proprio per sottolineare che importanza Egli dava alla difesa di uno Stato laico, capace di riconoscere i diritti civili. Anzi, in proposito, posso anche ricordare il commento che Egli fece della vittoria in quel referendum: “Hanno voluto contarsi e si sono contati”. Uno di quegli slogan sintetici ed espressivi con i quali da grande giornalista sapeva compendiare con semplicità dei concetti molto complessi.
La biografia politica di Pietro Nenni come leader socialista è stata caratterizzata da momenti di grande unità e di grande rottura nella sinistra italiana. Tuttavia proprio questa biografia complessa e conflittuale sta a testimoniare che essa fa parte integralmente della storia della sinistra italiana e come tale la dobbiamo considerare.
Nenni, nella sua vita, ha cercato sempre di iscrivere la sua azione nell’ambito di una concezione non provinciale della politica. Lo stesso errore del Fronte popolare sta pur sempre dentro l’esperienza compiuta nei Fronti popolari di Francia e di Spagna degli anni Trenta. Nel 1946, fece venire al primo Congresso dell’intero movimento socialista ricostituito a Firenze, il grande teorico laburista Harold Laski. Sognò in quell’epoca una unità della sinistra italiana collocata in una sorta di riferimento binario a Gran Bretagna laburista e a Unione Sovietica comunista, del tutto irrealizzabile. Ma tuttavia non cessò mai fino all’ultimo di collocare la politica socialista nell’ambito europeo internazionale. La stessa politica di centro sinistra in Italia è preceduta dalla rottura con il comunismo sovietico degli anni 1956-1957.
Insieme a Riccardo Lombardi si incontrò negli anni Sessanta con Pierre Mendès-France e Aneurin Bevan per ricostruire una solidarietà socialista europea da cui il Psi, espulso dall’Internazionale socialista, era ancora escluso. E’ in questo ambito che va inquadrato lo sforzo di Pietro Nenni di costruire un’originale politica estera italiana. Egli assunse due volte nella storia l’incarico di ministro degli Esteri. Dapprima, col primo governo della Repubblica, quello costituito da De Gasperi dopo il 2 giugno ’46 (è in effetti il secondo Gabinetto De Gasperi). Nenni peraltro, all’inizio unicamente designato ministro degli Esteri, ne aveva ufficialmente l’incarico solo il 18 ottobre successivo perché De Gasperi assunse in un primo tempo ricoperto l’interim per portare a termine personalmente il trattato di pace alla conferenza di Parigi. L’incarico di ministro degli Esteri decade però già nel 20 gennaio 1947, con la crisi del secondo Gabinetto De Gasperi susseguente alla scissione di Palazzo Barberini.
Nenni doveva aspettare 21 anni, e cioè il 12 dicembre del 1968 per riassumere questo incarico, vedendolo peraltro nuovamente frustrato dalla nuova scissione socialista dell’estate 1969 e dalla caduta del governo il 5 luglio dello stesso anno.
Per quanto attiene alla prima esperienza è interessante notare, dal suo diario, come viva con sofferenza le vicende di Trieste e della Venezia Giulia e di come concepisca anche il sogno di una revisione del trattato di pace. Per quanto riguarda il secondo periodo, egli prese la decisione storica di riconoscere la Cina popolare segnando così un mutamento profondo nella politica estera italiana.
Da queste due vicende si può verificare quante speranze e quante positive intenzioni siano state via via frustrate dalle divisioni del movimento socialista italiano.
Peraltro, questa profonda sensibilità europea ed internazionale di Pietro Nenni riveste tuttora grande attualità.
Il 1956-57 segnò una pesante rottura nella sinistra italiana. Nenni non accettò di imputare a un solo uomo, Giuseppe Stalin, le colpe di un sistema e sviluppò questa tesi in un memorabile saggio storico. Togliatti invece cercò di riassorbire il colpo e le rivelazioni del rapporto di Kruscev nella delineazione di un’originalità e di una continuità del Partito comunista italiano. Il contrasto esplose nel novembre 1956 con la repressione dell’autonomia ungherese da parte dei carri armati sovietici che i socialisti condannarono e che i comunisti invece accettarono. Cominciò da allora una separazione della sinistra italiana che ha conosciuto poi alterne vicende, fino ad arrivare al “duello a sinistra” che caratterizzò il rapporto Craxi-Berlinguer.
A distanza di tanti anni, peraltro, la sinistra italiana non ha più quella forza complessiva che essa ha avuto in Italia per tutta la prima Repubblica quando la somma fra socialisti e comunisti ha sempre superato il 40 per cento. A distanza di tanti anni credo che si possa agevolmente riconoscere che nel 1956-57 aveva ragione Pietro Nenni che, con il concorso determinante di Riccardo Lombardi, riuscì a spostare su posizioni autonome dal comunismo sovietico una parte della sinistra italiana compiendo un’operazione che alla lunga è stata positiva per l’intera sinistra.
Proporre allora, che in un quadro italiano ormai profondamente compenetrato nella realtà europea, si ricucia il filo spezzato del 1956 e cioè proporre che il più grande partito della sinistra democratica nel nome e nel simbolo si richiami esplicitamente al socialismo europeo, proponendo questo riferimento a tutta l’area socialista italiana, è fare qualcosa di coerente con la storia di Pietro Nenni, è in qualche modo riallacciare questo filo che si era spezzato