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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 - APRILE 2005

                     12/5/2005 - CIVILTA' DISSIPATRICE

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LA QUALITA’ DELLA VITA CONTRO LA CIVILTA’ DISSIPATRICE
di Gabriele Parenti

La qualità della vita riguarda anzitutto la tutela dell’ambiente, i diritti di cittadinanza la sicurezza sociale. Ma è un parametro che attraversa trasversalmente ogni aspetto della vita sociale, dal lavoro all’assetto del territorio, dalla vivibilità dei centri urbani alle attività sportive e del tempo libero.
Ed è riduttivo parlare semplicemente di “stile di vita”. Perché il punto principale è la condivisione sociale, vissuta non come limite, ma come diversa gestione del tempo e dello spazio.
La sobrietà viene considerata erroneamente sinonimo di astinenza, a non si tratta di divenire austeri o di avere meno, bensì di consumare in modo meno dissennato per vivere meglio e per avere la serenità e il tempo di poter fruire dei beni della terra.
La sobrietà sottolinea le cose belle e positive della vita, perché da valore agli oggetti e alle relazioni umane.
Contrapponendosi all’ossessione dell’usa e getta la sobrietà ci pone in grado di sapere ascoltare, d’ interagire positivamente con gli altri, riaccende quell’interesse per il prossimo che la società individualista ha cancellato, ritrova momenti di scambio per riflettere insieme sul vero senso dell'esistenza, che Cristo ci mostra nel Vangelo.
Il più famoso sermone di Buddha fu quello in cui Siddharta sollevò un fiore, senza dire una parola ..L’immagine mi torna in mente – scrive Ernesto Balducci - ogni volta che m’interrogo sulla sapienza dell’oriente (L’uomo planetario, p.169). Una sapienza in cui il senso della vita emerge nel suo stato di gracilità e di bellezza, come un fiore senza che l’affanno, la frenesia …la travolga nella sua corsa verso gli appagamenti illusori che alimentano il dolore del mondo.. La gioia del Silenzio in mezzo al fragore della comunicazione eccessiva.
Balducci ha esortato, dunque, ad abbandonare la sacralizzazione della tecnologia che non ha prodotto ne’ giustizia, ne’ uguaglianza, né pace per costruire ..l’uomo nuovo che sa Interpretare e vivere la molteplicità delle culture..
L’ attenzione alla qualità della vita è occasione di crescita personale e sociale, genera uno stato di liberazione e di equilibrio attraverso la capacità di dare valore a quelle cose che il parossismo dell’usa e getta intrinsecamente disprezza. Infatti, la società attuale è una evidente antitesi della sobrietà; sembra conformarsi ad una cultura dell’ inflazione; tutto oggi deve essere più grande di ieri, più ricco, deve essere mega. iper ultra. La mentalità dello spreco viene fomentata da confezioni, dei prodotti sempre più enormi, sempre più appariscenti e o dal rapporto parte –intero per cui se si deve cambiare un singolo pezzo occorre cambiare l’oggetto intero (batterie e cellulari) o si deve acquistare una confezione assai più grande in cui ci saranno altri componenti di cui non abbiamo alcun bisogno.
Inoltre, l’ Occidente non si limita a far del male a se stesso, perdendo il senso profondo della propria identità ma toglie identità anche ai popoli del Sud del mondo che di fronte alle performances tecnico-scientifiche delle economie più avanzate considerano i loro valori culturali come aspetti residuali e patetici, .La stessa cosa –afferma Serge Latouche ne L’occidentalizzazione del mondo - accadde in Europa negli anni ’50 quando in nome della modernità si abbandonarono le campagne.
Eppure nel nostro Paese il solido retroterra della cultura popolare nascosto ma non distrutto dall’ americanizazione, conferisce energie sufficienti a reagire, al senso di vuoto, può restituire saperi e sapori e ciò può avvenire se i cittadini riescono ad adottare comportamenti idonei attraverso forme associative, per ricreare la partecipazione che stimola il dibattito politico.
Ed ha il potere di colorare la vita, di trasformarla in stupore per le piccole cose, di attenzione per le sfumature e i dettagli. Come indica la Centesimus annus: “è necessario adoperarsi per costruire stili di vita, nei quali la ricerca del bello, del vero e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti”.
Gandhi ha ricordato che i ricchi avrebbero la possibilità di diffondere universalmente lo spirito di appagamento. Se soltanto mantenessero le loro proprietà entro limiti moderati, l’affamato sarebbe facilmente nutrito e imparerebbe, insieme al ricco, l’appagamento.
Forse la definizione più attenta dell’uomo occidentale è quella data da Cornelus Castoriadis quando osserva che civiltà molto raffinate basate sulla coscienza collettiva del gruppo, della tribù sono stare spazzate al contatto con l’uomo occidentale che ha uno stato di coscienza diverso basato sulla ricerca ossessiva delle performances.
Ma è il momento di reagire alla civiltà dissipatrice. Dobbiamo impegnarci nel settore della manutenzione e nel riuso cogliendone la convenienza economica e il profondo significato antropologico perché l’economia del recupero e della qualità si contrappone all’arroganza della cultura necrofila.
La cultura del recupero e della qualità chiede alla persona, di accettare una crescita, una maturazione, personale e sociale. Perché si contrappone al parossismo del possesso, alla corsa alle mode di ogni genere, al ritmo accelerato che genera lo spreco materiale, psicologico e spirituale. Viceversa dobbiamo vivere il tempo presente senza ipotecare, senza esasperare il senso di sicurezza, scoprire il valore emozionale delle “piccole cose”, quelle stesse che la civiltà dell’usa e getta intrinsecamente disprezza e che segnano invece la nostra vita. Le piccole cose di cui parlava S. Teresa di Lisieux e che la rincorsa agli eccessi non sa più cogliere.
A Calcutta, la Città della gioia descritta da Dominique La Pierre è il nome del quartiere dei lebbrosi, degli emarginati. Ma l’ironico appellativo, coniato dagli abitanti stessi sembra cambiare significato e divenire reale perché nella solidarietà concreta, quotidiana, c’è davvero gioia, che si trasmette e si diffonde, anche quando a prima vista non riusciamo a percepirla.
Superare le drammatiche avversità che la natura e la società infliggono loro, creare solidarietà genera una vera gioia che si trasmette agli europei che svolgono la loro opera di volontariato, che diviene festa e francescana letizia, quella che noi non riusciamo più a trovare. Forse la Civitas Dei di S.Agostino, la Città del sole di Campanella, è proprio questa.
Segue a pagina 5




LA QUALITA’ DELLA VITA CONTRO LA CIVILTA’ DISSIPATRICE

(continua dalla pagina 4)

Ed il grande Tiziano Terzani ci ha mostrato la necessità di recuperare il senso della misura, di essere parte dell’universo e non suoi padroni, di abbandonare la cultura dissipatrice e amare la vita per quella che è, non per la cultura del possesso. Terzani, una figura profetica che ricorda per molti versi Gandhi. Non a caso quando penso a lui mi viene sempre in mente l’appellativo Mahatma “ Grande anima”.


Sì, è il tempo. E’ il tempo di varcare la soglia della speranza come ci ha indicato Giovanni Paolo II. Perché c’è una sola alternativa: o rinchiudersi nella cittadella del benessere e dilaniarsi nell’orgia consumistica o andare incontro al mondo, ritrovare l’autenticità della vita, occultata dalle valenze simboliche ossessivamente inculcate dalla pubblicità (senza un auto da 100.000 euro non sei un “uomo vero”, senza un videofonino di ultima generazione…. non hai sex appeal) e imparare, invece, a guardarla, come scriveva Bertrand Russel, “con la luce del mattino degli occhi”.