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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 - APRILE 2005

                     12/5/2005 - PERTINI E SARAGAT

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60° della Liberazione
L’evasione di Pertini e Saragat dal carcere di “Regina Coeli”

Sandro Pertini, dopo la caduta del fascismo il 25 luglio 1943, riacquistò dopo atto anni di carcere e sei di confino, la libertà, dal confino di Ventotene. Dopo l’8 settembre 1943, l’Italia piombò in una delle fasi più drammatiche della sua tormenta storia. Pertini, assieme ad altri, fu alla testa dei popolani e a fianco dei granatieri a Porta San Paolo, nella disperata ed eroica difesa di Roma dalle truppe tedesche.

Pertini, già nel periodo cosiddetto “badogliano” entrò nel primo esecutivo del partito socialista con Nenni e Saragat. Con Longo e Bauer formò il Comitato militare interpartitico. Il 23 ottobre 1943 venne arrestato assieme a Giuseppe Saragat nel corso di una piccola retata in via Nazionale n.12 di Roma, all’uscita di una riunione di antifascisti.
Pertini e Saragat (nelle foto), vennero inviati nel carcere romano di Regina Coeli, nel terzo braccio e condannati a morte dai tedeschi senza processo, in via amministrativa.
Giuliano Vassalli, uno dei capi dell’organizzazione militare romana del Partito socialista, venne convocato, assieme ad altri esponenti, da Nenni, il quale sostenne che bisognava fare tutto il possibile per liberare i due compagni. Fu seriamente valutato che non c’erano forze partigiane sufficientemente armate ed organizzate per fare un colpo di mano su Regina Coeli. Così si pensò di organizzare uno strumento fraudolento, un trucco che consentisse ai prigionieri di uscire beffando la direzione del carcere. Grazie all’avvocato Lupis, che andava al carcere per interrogare dei detenuti e al dottor Alfredo Monaco, direttore sanitario del carcere, tutti e due militanti socialisti, si venne a contatto con Pertini al quale fu reso edotto del piano d’evasione.
Pertini fece sapere, con ferma determinazione, che non sarebbe uscito dal carcere se non con tutti i socialisti che stavano a Regina Coeli.
Pertini non era nuovo a questi slanci generosi di solidarietà con i compagni. Quando dopo la caduta del fascismo il 25 luglio 1943, il direttore della colonia penale di Ventotene, comunicò di aver ricevuto l’ordine della scarcerazione per Pertini l’interessato rispose che avrebbe lasciato l’isola solo con l’ultimo dei confinati.
Venne deciso di sottrarre alla minaccia capitale
Pertini, Saragat, Andreoni Luigi (padre di Carlo, un

compagno socialista ricercato dalla polizia, per il quale venne arrestato e tenuto come ostaggio), Bracco, un operaio romano e due socialisti di Piombino, uno dei quali accusato di strage di cinquanta nazisti. Questi detenuti sono nel braccio tedesco di Regina Coeli, sempre restando a disposizione della giustizia italiana. Gli autori del “colpo” partigiano sono Vassalli, Giannini, Lupis, Gracceva, Maiorca, Alfredo e Marcella Monaco. Si trattava, pertanto di fare dei falsi ordini di scarcerazione tedeschi. Era evidente che si trattava di una impresa difficile a causa della lingua e della grafia gotica. “… andammo a caccia – scrisse Vassalli – di questi moduli, io stesso e Massimo Severo Giannini, grandissimo giurista italiano, nostro compagno socialista, si mettono all’opera. Siccome avevamo lavorato al Tribunale Militare supremo e siccome esisteva un ufficio rapporti italo-tedeschi, ci avventurammo a rientrare in quella sede e ci impossessammo di questi ordini di scarcerazione bianchi. Massimo Giannini fu bravissimo nell’imitare la scrittura tedesca gotica e nel prepararli. Mentre si svolgeva questa operazione, per ragioni a noi ignote, tutti questi detenuti, per fortuna, vengono trasferiti dal braccio tedesco al braccio italiano. Allora dovemmo ricominciare da capo l’opera.
Ma tutto fu più semplice; fu più facile impossessarsi dei moduli italiani ed anche più facile la falsificazione, che fu fatta materialmente dalla signora Marcella Monaco, la quale li compilava utilizzando il vetro di una finestra”.
La scarcerazione avvenne superando mille peripezie e, comprensibilmente, con molta paura, paventando che qualcosa poteva andar storto.
Pertini e Saragat e gli altri detenuti, lasciarono il carcere di Regina Coeli il 14 gennaio 1944 e guadagnarono la libertà e ritornarono coraggiosamente ai loro posti di lotta.
Questa clamorosa evasione di carattere non violenta e senza alcun spargimento di sangue, è stata giustamente giudicata una delle maggiori operazioni della Resistenza.
G.C.

Fonti: Avanti della domenica del 27/12/2004, Sandro Pertini: sei condanne due evasioni di V. Faggi