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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 - APRILE 2005

                     12/5/2005 - ELEZIONI REGIONALI 2005

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Successo dell’Unione di centro sinistra, crollo della destra.
di Aleandro Murras

I risultati delle recenti elezioni regionali ci fanno sperare che sia finito un ciclo. Gli italiani hanno cominciato a chiudere un periodo poco lieto. Abbiamo vissuto per quattro anni in un’Italia derisa dai Paesi civili, in una democrazia immaginaria, nel degrado della cultura e del costume, nel disprezzo dei diritti della minoranza. Siamo stati trattati con un’arroganza padronale inimmaginabile in uno Stato europeo, considerati dei nemici da distruggere, non dei cittadini di questa Repubblica.
Il centrosinistra ha vinto in undici regioni su tredici, risultato non prevedibile in queste dimensioni, e ha ottenuto due milioni e 428mila voti in più del centrodestra. Ed è strabiliante che nella regione del berlusconismo primigenio e della Lega, la Lombardia, ancora vincente, il centrosinistra abbia guadagnato 323.351 voti rispetto alle elezioni regionali del 2000. La percentuale più alta di tutte le regioni italiane ma anche nel Veneto, il centrosinistra ha guadagnato 108.314 voti.
Perché Berlusconi ha perso in modo così catastrofico queste elezioni di significato fortemente politico, anche se le motivazioni locali contano e sono diverse da una regione all’altra?
ELEZIONI REGIONALI 3 e 4 APRILE 2005 - RIEPILOGO NAZIONALE

CENTROSINISTRA
Regionali 2005 Regionali 2000 Europee 2004

Uniti per l'Ulivo (DS, Margherita, Sdi, Rep.Eur.) 21,63% 31,65%
DS 6,14% 17,70%
Margherita 4,73% (*)7,05%
Sdi 1,63% 1,86%
Rrepubblicani Europei 0,21%
Udeur 2,42% 1,57% 1,19%
Pdci 2,61% 2,00% 2,45%
Rifondazione 5,59% 5,14% 6,30%
Verdi 2,65% 1,93% 2,41%
Italia dei Valori 1,40% 2,10%
Altri centrosinistra 3,05% 6,93% 0,18%
TOTALE 52,06% 44,18% 46,28%
(*) somma di Democratici, Popolari, Rinnovamento

CENTRODESTRA
Regionali 2005 Regionali 2000 Europee 2004

Forza Italia 18,77% 25,62% 21,05%
An 10,62% 13,03% 11,32%
Udc 5,80% (**)5,98% 5,29%
Lega 5,66% 5,09% 5,54%
Altri centrodestra 4,23% 1,90% 3,68%
TOTALE 45,08% 51,62% 46,88%
(**) Somma di Ccd e Cdu

Altri 2,86% 4,20% 6,84%

TOTALE 100,00% 100,00% 100,00%
Gli analisti possono sbizzarrirsi a fare degli elenchi lunghi come la lista della lavandaia. Pare però di capire, rimanendo all’essenza delle cose, che le ragioni sono due:
La prima: gli elettori hanno apprezzato il modo di governare del centrosinistra nelle regioni in cui l’ha fatto in questi anni - Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Campania - dove gli amministratori hanno dimostrato di possedere la capacità di essere vicini ai cittadini e di saper risolvere i loro bisogni e i problemi della comunità. E hanno invece bocciato il modo di governare del centrodestra in Piemonte, in Liguria, nel Lazio, in Abruzzo, in Puglia, in Calabria.
La seconda ragione della sconfitta del centrodestra: è un sonoro no a Berlusconi, alla sua mediocre capacità di governare un Paese che non è un’azienda privilegiata com’è stata, fin dalle origini nebulose, la sua. È un rifiuto della sua piccola cultura di avanspettacolo, un no al suo considerare i cittadini italiani dei perenni infanti che pendono dalle sue labbra e credono nelle sue bugie, un no al suo uso dello Stato per fini privati. È un grido d’allarme per la grave situazione economico-finanziaria che attraversa l’Italia, un segno di protesta anche di molti che in passato hanno creduto nelle sue doti taumaturgiche e stanno pagando ora il prezzo della loro credulità.
Adesso si può dire con certezza, visti i risultati e il loro significato complessivo, che se il Cavaliere fosse stato maggiormente presente avrebbe provocato ancora più danni al centrodestra, con nuovi accumuli di bugie e di promesse non credute che sarebbero di certo uscite dalle sue pubbliche comparsate.
Il famoso feeling del venditore porta a porta è finito. Forse comincia ad avere qualche sospetto, ma non troppo, se punta, nonostante i suoi “alleati” gli chiedano segni “tangibili di discontinuità” a semplici rimpasti e tentare di continuare a galleggiare mentre l’Italia affonda.. Ha senza dubbio dei timori per l’avvenire. Se il centrosinistra, l’anno venturo vince le elezioni politiche e sarà fatta una rigorosa legge sul conflitto di interessi e la legge Gasparri sarà cancellata, lui perderà dei bei miliardi di Euro.
Berlusconi sembra negare l’evidenza, sa ripetere solo le solite cose e dire solo bugie. Tutti le possono ascoltare alla tv. Quella sul ritorno dei soldati italiani dall’Iraq dev’essere l’ultima o una delle ultime. Poi ogni volta dice che non è vero niente, è stato frainteso, si sente una vittima.
Il giorno dopo le elezioni a Ballarò ha pronunciato parole dissennate: “Sono assolutamente convinto che sia impossibile per me perdere alle elezioni del
Elezioni Regionali 2005
2006”. La sicurezza dei disperati. Non si rende conto che le sue bugie non incantano più? Ma ha fatto un’altra straordinaria dichiarazione, il presidente del Consiglio, la sera del suo risentito ritorno in società, quello che avrebbe dovuto essere il giorno della sua rimonta politica. In Italia, ha detto, esiste uno stato parallelo - linguaggio estremista usato negli anni Settanta - che gli è nemico e ne fanno parte le Procure della Repubblica, la magistratura, le scuole superiori, le università, il Consiglio di Stato, i giornali e le Tv. Sì, anche i giornali e le Tv, e D’Alema, a quel punto si è stretto la testa tra le mani.

IL DOPPIO TRASPORTO
Quel che è successo in questi anni sembra a volte surreale. Il presidente del Consiglio, si sa, ha riempito metà legislatura a sistemare i suoi affari, giustizia e Tv, che già nell’anno del suo primo governo, nel 1994, erano state al centro delle sue preoccupazioni. Ma in questa XIV legislatura è stato impudico. Quando e dove, in Europa, una maggioranza parlamentare ha approvato leggi per togliere i premier dai suoi guai personali con la giustizia? I suoi avvocati sono parlamentari di Forza Italia, presidenti di Commissione parlamentari, legislatori di norme ad personam per il loro cliente: dal falso in bilancio, alle rogatorie internazionali, alla legge Cirami, al lodo Schifani. I magistrati sono stati perseguitati, inquisiti senza alcun riguardo per la funzione dell’Ordine giudiziario. È stata approvata una legge che umilia la giustizia respinta da Ciampi. È stata approvata un’altra legge sulla Tv respinta da Ciampi (riapprovata). Entrambe per motivi di costituzionalità. Un calderone di pubblico-privato da Paese del terzo o quarto mondo.
E poi, con disprezzo del Parlamento e della società che rappresenta, è stata messa in cantiere e sta ballando tra le Camere una riforma della seconda parte della Costituzione, 56 articoli, che la stravolge. E questo a maggioranza, senza alcun dialogo con l’opposizione violando la regola del più ampio consenso delle forze politiche e sociali che una revisione così ampia della somma Carta deve avere.
Se il resto, almeno, fosse filato liscio. La legge Moratti sulla scuola e sull’università ha suscitato gigantesche proteste tra professori, maestri, genitori. La diminuzione delle imposte si è rivelata un’offensiva presa in giro. La legge Bossi-Fini sui migranti, oltre a essere retriva e indegna di un Paese solidale, non funziona per nulla. Alla guerra in Iraq è contraria la maggioranza degli italiani. L’economia gode di pessima salute. Anche per tutte queste ragioni milioni di elettori hanno detto no a Berlusconi. Per la sua protervia padronale, per le sue leggi ad personam, per il suo rifiuto dello Stato di diritto e della legge che deve essere uguale per tutti, per il tentativo di scardinare la Costituzione, di spaccare l’unità nazionale, di svilire il Sud.
I cittadini sono venuti a conoscere tutto quanto nonostante la censura della Tv pubblica e la prudenza di gran parte dei giornali. Hanno detto di no anche perché, nonostante il baluginio delle promesse, sono in tanti che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese e temono per se stessi e per il destino dei figli. La precarietà del lavoro, soprattutto tra i giovani, è diventata un drammatico segno del tempo.
Si è illuso che il popolo italiano, con una cultura media, come lui dice, di seconda media inferiore, a cui parlava rivolto più alla pancia che alla testa, continuasse a credergli, ma stavolta la pancia era vuota e non gli ha più creduto.
Se avessero un po’ di dignità politica e di senso dello Stato dovrebbero dimettersi e lasciare la parola ai cittadini con le elezioni politiche anticipate, ciò difficilmente accadrà perché anche gli alleati più recalcitranti presto torneranno in riga. Il 2006 non è lontano. Il centrodestra, in queste elezioni, ha subito una sonora sconfitta. Ora tocca al centrosinistra agire, spiegare quel che intende fare, trovare le donne e gli uomini giusti, non essere in nulla simile agli “altri” nei comportamenti politici. Non è vero che le elezioni si vincono soltanto al centro. Quel che conta è l’unità. Non si deve dare niente per scontato e dobbiamo tener conto della pericolosità degli eserciti sconfitti. I nostri primi impegni la difesa strenua della Costituzione e dei valori della liberazione dell’Italia e dell’antifascismo, la difesa della laicità dello stato partecipando numerosi alle votazioni del referendum del 12 e 13 giugno per l’abrogazione delle parti più retrive della legge sulla procreazione assistita.
Aleandro Murras