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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LA NOSTRA OPINIONE

                     24/5/2005 - Quattro sì per una buona legge

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Valdo Spini
Procreazione assistita: Quattro sì per una buona legge
Europa - pag. 7
Intanto mettiamoci d’accordo su di cosa stiamo parlando. Si sta parlando dell’aspirazione alla maternità da parte della donna e del desiderio di costituire una famiglia da parte della coppia. Ora, scegliere un terreno delicatissimo come quello della aspirazione alla realizzazione alla maternità da parte della donna e dell’aspirazione alla costituzione di una famiglia da parte della coppia come terreno per realizzare la legge forse più restrittiva, certamente una delle più restrittive di Europa, non mi sembra stata cosa felice. Comunque dovesse andare il referendum, è già un tentativo moralmente sconfitto. Ciò alla luce di numerosi ripensamenti di parlamentari che pure avevano votato la legge, e per la dichiarata rinuncia a ricercare una vittoria del no ai quesiti referendari. Come sia potuto avvenire che si arrivasse ad una legge del genere , è cosa che veramente dà da pensare e che affonda le sue radici in una scorretta concezione del sistema maggioritario che ha caratterizzato in buona parte questa legislatura. Al tempo del proporzionale avremmo avuto una legge forse un po’ pasticciata ma certamente non così drastica. L’esempio più eclatante è quello del divieto della diagnosi reimpianto senza avere preventivamente escluso l’esistenza di malattie genetiche, che può portare a gravi danni per la salute della donna e del neonato e, paradossalmente, al limite, provocare una necessità di aborto. Il tema assume i caratteri di un tema non tanto politico, ma politico-religioso, e quindi particolarmente delicato, e come tale da trattare con grande rispetto ma anche con grande sincerità. Il mantenimento della legge interessa tanto alla Chiesa Cattolica italiana che il cardinale Ruini non ha esitato a formulare, a nome della Conferenza Episcopale, un invito alla astensione. Contrariamente ad altri non ho considerato questo invito illegittimo in sé e per se. Altre volte, in altre occasioni, altri hanno formulato inviti analoghi. L’ho considerato immotivato , perché la legge non obbliga nessuno a ricorrere a comportamenti vietati dalla Chiesa Cattolica. Semmai vieta agli altri di ricorrere a determinate pratiche di fecondazione assistita. Allora, chi parla alle coscienze dei fedeli non dovrebbe tanto poggiarsi sui divieti di una legge, quanto sulla spontanea adesione dei fedeli stessi. E se rispondessero al vero quelle statistiche che dicono che il 70% delle coppie che ricorrono alla fecondazione medicalmente assistita si dichiarano credenti cattoliche, allora vi sarebbe da fare più un’opera di dialogo e di comprensione piuttosto che ricorrere ad una legge dello stato, per di più facilmente aggirabile da chi avesse i mezzi di andare in altri paesi vicini per ricorrere a queste tecniche, il che verrebbe a creare di fatto una soglia di classe in un campo così intimo e delicato. A meno che, come ha sostenuto un famoso biologo come Edoardo Boncinelli, il nucleo del problema sia che , se si considera, come fa la legge, omicidio l’uso delle cellule embrionali, si pongono le basi per delegittimare la legge sull’aborto. Il che allora spiegherebbe tanto accanimento contro lo stesso desiderio di maternità della donna e quello della coppia di avere figli, aspirazione su cui si formula invece generalmente un giudizio di valore assolutamente positivo . L’intenzione di riaprire la questione della legge sull’aborto per la verità viene negata dai sostenitori della legge. Ma allora non si comprende tanta rigidità. Il problema è che non si può guardare alla famiglia solo ed esclusivamente come paternità e maternità biologica ma anche come relazione di amore che si stabilisce tra le persone che sono protagoniste di questo rapporto . Altrimenti portando una concezione biologica della famiglia all’estremo si considererebbero relazioni familiari di serie B anche la stessa adozione. So bene che i difensori della legge non vogliono questo, ma paradossalmente una concezione meramente biologica può portare a questo disvalore. Ricordiamoci tutti , in proposito, dell’inno evangelico alla carità, alla ‘agape’, all’ amore reciproco. Quello che ci vuole nel campo della fecondazione medicalmente assistita è una legge a maglie larghe, che garantisca innanzitutto una informazione completa, serietà degli enti e istituzioni che agiscano in questo campo, tutela della salute della donna e del neonato, scoraggiamento all’uso di terapie troppo invasive che mettano a dura prova il corpo della donna, non divieti che hanno più il sapore dell’ideologico che dell’empiricamente fondato. Quello che deve fare una classe politica responsabile è quindi di invitare ad andare a votare, perché è bene che lo stato possa conoscere quello che pensano in materia i suoi cittadini. In secondo luogo di andare a votare sì a tutti e quattro i quesiti. Il più controverso è il quarto, quello della fecondazione eterologa. Ma anche qui si va più nella sfera della coscienza che in quella della legge. E’ vietato, più in generale, avere figli fuori del matrimonio, da ragazze madri o addirittura adulterini o quant’altro? No. Anzi la legge cerca di disciplinare e proteggere i figli nati in questi casi. E allora come si può proibire in modo assoluto la fecondazione eterologa . Anche qui il problema più che un divieto assoluto è quello di una legislazione intelligente che ne delimiti il campo e che tuteli dalle conseguenze. E’ naturale quindi che chi si rende conto di quanto sia inadeguata e forzata l’attuale legge sulla procreazione assistita non possa sfuggire alla logica del voto per i quattro si. E’ questo l’unico mezzo che può consentire di ripartire su basi più meditate per formulare una legge adeguata sia alle aspirazioni alla maternità e alla costituzione di una famiglia, sia alle esigenze di una ricerca scientifica che non può essere in Europa oggetto di divieti a macchia di leopardo, ma che deve porre gli scienziati italiani nelle stesse condizioni di quelli britannici e di altri paesi. Proprio l’invito che è stato formulato di non andare a votare per mantenere l’attuale legge mette in evidenza come l’unico modo concreto per averne una nuova sia quello di far prevalere i quattro sì ai quesiti referendari.