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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.3 - GIUGNO 2005

                     4/7/2005 - SALVATORE CARNEVALE

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Salvatore Carnevale
Cinquant’anni fa a Sciara l’uccisione del giovane che difendeva i diritti dei contadini

Palermo, 16 - Questa mattina la mafia al servizio degli agrari siciliani ha fatto un’altra vittima. Il compagno Salvatore Carnevale è stato ucciso a colpi di fucile mentre si recava al lavoro. L’assassinio è avvenuto alle ore 6,30 in un campo di grano posto nelle vicinanze di Sciara, in provincia di Palermo. [....].
La madre della vittima, che è sopraggiunta assieme ad alcuni parenti, amici e compagni, sorretta da alcune donne di Sciara, ha subito identificato nell’ucciso il proprio figlio, nonostante del suo volto non fosse rimasto che una massa informe e sanguinosa, del tutto irriconoscibile. Essa ha dichiarato che il giovane era uscito alle 5,30 per recarsi al lavoro presso una cava di pietra gestita dalla ditta Lambertini.[...] Dall’Avanti! del 17 maggio 1955.


Quando morì Salvatore Carnevale aveva appena 30 anni. Era nato a Galati Mamertino, in provincia di Messina, il 25 settembre 1925, da Giacomo Carnevale e Francesca Serio. A Sciara si trasferì ancora piccolissimo con la madre, che si era separata dal marito.
Nel 1951, insieme ad un gruppo di contadini, aveva fondato la sezione Socialista e la Camera del Lavoro di Sciara. E subito comincio a battersi per l’applicazione della riforma agraria e la divisione dei prodotti della terra a 60 e 40 (60% al contadino e 40% al padrone). Una cosa inaudita per i gabellori e i campieri della principessa Notarbartolo, che fino ad allora erano riusciti a tenere fuori Sciara dalle ondate di lotte contadine della Sicilia occidentale.
“A Carnevale fu subito offerto da un amministratore del feudo, se avesse abbandonato la lotta, tutte le olive che egli avrebbe voluto”, raccontò Carlo Levi nel libro “Le parole sono pietre”. Ma il giovane rifiutò sdegnosamente e costrinse la controparte a firmare un primo accordo favorevole ai contadini. Sull’onda del successo, ad ottobre organizzò l’occupazione simbolica del feudo della principessa, ma fu arrestato insieme a tre suoi compagni. Scarcerato dopo 10 giorni, ma rinviato a giudizio, dovette aspettare l’estate del 1954 per essere assolto.
Ma ai primi di agosto del 1952, in fretta e furia il sindacalista fu costretto ad andare via da Sciara, senza dare spiegazioni, per “rifugiarsi” a Montevarchi, in provincia di Arezzo. Perché questa “fuga improvvisa”? “Per andare a lavorare”, sostenne l’avvocato Francesco Taormina al processo. Turiddu, tornò a Sciara il 14 agosto 1954, appena gli arrivò la notizia che il processo a suo carico si era concluso con l’assoluzione, facendo pensare che se n’era allontanato perché temeva una dura condanna.
Una volta al paese, diede impulso a nuove lotte per chiedere l’accelerazione delle procedure di assegnazione della terra ai contadini, occupando nuovamente il feudo Notarbartolo. Ancora una volta minacciato dai mfiosi, denunciato dalle autorità e condannato a due mesi di carcere con la sospensione condizionale della pena. Rimasto disoccupato, nel febbraio 1955 cominciò a lavorare nel cantiere edile della ditta Di Blasi. Dopo due mesi, però, rimase nuovamente senza lavoro. Ma, inaspettatamente, gli fu offerto un posto nella cava Lambertini. Carnevale accettò e il 29 aprile 1955 cominciò a lavorare. Ma anche qui continuò la sua attività sindacale, organizzando gli operai per rivendicare il diritto alle otto ore lavorative. La sera del 10 o dell’11 maggio, un emissario della mafia gli disse: “Lascia stare tutto e avrai di che vivere senza lavorare. Non ti illudere, perché se insisti, finisci per riempire una fossa”. “Se ammazzano me, ammazzano Cristo”. Rispose Carnevale che, a scanso d’equivoci, il 12 maggio proclamò lo sciopero dei cavatori per il rispetto dell’orario di lavoro e il pagamento del salario di aprile. All’iniziativa aderirono 30 dei 62 operai: un successo. Allora piombarono alla cava il maresciallo dei carabinieri Dante Pierangeli e il mafioso Nino Mangiafridda. “Tu sei il veleno dei lavoratori”, gli disse il maresciallo. E il mafioso: “Picca nn’hai di sta malantrinaria!”. Quattro giorni dopo Turiddu sarebbe stato assassinato

L’assassinio di Carnevale ebbe una vastissima eco in tutta Italia. Il primo dirigente politico a correre a Sciara fu il senatore Sandro Pertini, futuro presidente della Repubblica.
Da allora Pertini sarebbe sempre rimasto a fianco di mamma Francesca e fu uno dei legali di parte civile, in contrapposizione a Giovanni Leone, anch’egli futuro Presidente della Repubblica che assunse la difesa degli imputati ( ma solo in cassazione).
I funerali, anche se il prete si rifiutò di benedire la salma, furono imponenti e solenni. “Per questa bandiera mio figlio è morto, con questa bandiera deve andarsene via”, disse mamma Carnevale, avvolgendo con la bandiera rossa socialista la bara di Turiddu.

G.C.

Fonti :Avant!; La Sicilia.