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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.3 - GIUGNO 2005

                     1/7/2005 - ROOSEVELT

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1945: LE CAPACITA’ DI MEDIAZIONE DI UN GRANDE LEADER: F.D. ROOSEVELT
di Mauro Messeri

In occasione del 60° della fine della 2° Guerra mondiale, mentre in T.V. scorrevano le immagini della Piazza Rossa, con una poderosa sfilata di uomini e mezzi che non si vedeva, dicono, dai tempi dell’ultimo Breznev, facendo alcune considerazioni. La prima, più scontata. Quella che senza l’apporto decisivo dell’URSS, pagato con 27 milioni di morti, l’esito della guerra, voluta dal mostro nazi-fascista, sarebbe stato assai problematico anche per le democrazie occidentali. L’altra considerazione non poteva che riguardare la figura di Stalin. Il tiranno ha segnato negativamente, con il terrore, gran parte della storia dell’Unione Sovietica, ma non c’è dubbio che nella guerra seppe infondere all’Armata Rossa e al popolo intero una forte carica ideale.
Accostare Hitler a Stalin? Non me la sentirei proprio. Il Nazional-socialismo è stato orrore e basta. Il comunismo, in particolare con Stalin è stato orrore, ma nella sua ideologia hanno trovato speranza gli emarginati, gli sfruttati e, insomma, tutti coloro che avevano come obiettivo un radicale mutamento di una società ingiusta e prevaricatrice. Una speranza andata drammaticamente delusa. Si è trattato di un dio traditore che ha divorato i propri figli.
n Conferenza di Yalta
Bush sbaglia ad attaccare F.D. Roosevelt, ampiamente riconosciuto come uno dei migliori Presidenti degli Stati Uniti d’America. Non si può accusarlo di aver “ceduto” alle pretese di Stalin, senza ricordare che gli USA, con gli accordi di Yalta, ottennero l’entrata in guerra dell’URSS contro il Giappone; un aiuto indispensabile anche dal punto di vista politico. E’ importante ricordare che nel 1945, c’erano ancora un milione e mezzo di soldati giapponesi in Cina e Manciuria, per cui il Pentagono temeva che la guerra in estremo oriente potesse protrarsi fino al 1948. E’ tuttavia vero che poi l’ ”Orso sovietico”, da Stettino fino a Trieste, - confini cui si era attestata l’Armata Rossa al termine del conflitto -, estese una spessa cortina di ferro che imprigionò i popoli dell’Europa orientale soggiogandoli per decenni sotto un dominio senza controllo.
In questa tarda primavera del 1945, nonostante la morte di Roosevelt, alla Casa Bianca prevalse la linea dei democratici: evitare lo scontro armato con Stalin. E’ noto che Churchill, dopo aver cinicamente mercanteggiato con il dittatore sovietico sul destino dei Balcani, si adeguò pur senza nascondere il suo viscerale anti comunismo.
Poco tempo dopo ebbe inizio quel periodo buio per l’equilibrio mondiale, che andò sotto il nome di “guerra fredda”. A Washington stavano prevalendo influenti circoli economici e militari per cui, il nuovo Presidente Truman veniva fortemente condizionato. Egli non aveva, oltretutto, il carisma e le capacità di mediazione di Roosevelt che gli permettessero di garantirsi una leadership tra i tre grandi, e nel contempo di arginare le velleità di Churchill, e imporre a Stalin un dovuto rispetto per le posizioni delle altre potenze vincitrici.
A 60 anni dalla disfatta del regime nazi-fascista, George Bush, nel mettere sul banco degli imputati il Presidente Roosevelt, ritenuto troppo “arrendevole” alla Conferenza di Yalta, dà adito ad un revisionismo ingiusto e fazioso. Il grande Presidente americano era veramente un uomo malato, ma aveva marcati atteggiamenti democratici e antifascisti, con tolleranza zero sui crimini di guerra e avversione nei confronti dei vecchi colonialismi europei. Roosevelt, infine caratterizzò i suoi tre mandati - dal 1932 al 1945 - con una profonda attenzione alla giustizia sociale ed un deciso appoggio ai movimenti anti imperialisti. Purtroppo la prematura morte nel febbraio del 1945, tolse allo schieramento alleato occidentale, quello spirito morale e ideale che fu il vero collante della lotta contro il nazifascismo , lasciando, quindi, campo libero ai soli rapporti di forza e preponderanti interessi di parte. I “cedimenti” all’URSS di cui ancora si parla sono il comodo alibi di chi preconizzava un’America che si impegnasse di nuovo militarmente contro le armate di Stalin, innescando il terzo conflitto mondiale.