adv

AZIENDE, SERVIZI, NOTIZIE E INFORMAZIONE DAL MUGELLO E DALLA VALDISIEVE. NEWS MUGELLO E VALDISIEVE, NOTIZIE DALLA VAL DI SIEVE E NOTIZIE DAL MUGELLO. AZIENDE DI PRODUZIONE, COMMERCIO, SERVIZI, NEWS E INFORMAZIONI DALLA VALDISIEVE E IL MUGELLO. NOTIZIE, TERRITORIO, CULTURA, MODA, SPORT, AGRITURISMO, VINO, PRODOTTI TIPICI TOSCANI. AZIENDE DI PRODUZIONE E VENDITA. PUBBLICITÀ E MARKETING TERRITORIALE.

Home  |  WebMail

SIEVE NEWS

AZIENDE E SERVIZI

PER SAPERNE DI PIÙ

FOTOGALLERY

SIEVE WEB TV

CHE TEMPO FA?

ORARIO TRENITALIA

COMMUNITY

LINKS E UTILITA'

ABOUT US

SERVIZI E MARCHI

HOME PAGE

SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.3 - GIUGNO 2005

                     1/7/2005 - ANTONIO GIOLITTI

<<<

di Roberto del Buffa

Lo scorso 12 febbraio Antonio Giolitti, uno dei maggiori protagonisti del socialismo italiano, ha compiuto 90 anni. Nipote di Giovanni, lo statista liberale piemontese, Antonio viene in contatto con l’organizzazione comunista nel periodo fascista, intorno al 1940, a Torino. Passa anche un periodo in carcere, nel 1941, ma il Tribunale speciale fascista lo assolve per insufficienza di prove. Due anni più tardi, dopo l’8 settembre, organizza sul Monte Bracco il primo nucleo partigiano delle future brigate Garibaldi del Piemonte. Successivamente è nelle valli di Lanzo come commissario politico di una divisione partigiana comunista e qui è ferito in combattimento nel settembre del 1944. Trasportato in Francia per esservi curato, tornerà in Italia soltanto alla Liberazione, riprendendo, accanto all’attività politica, il suo lavoro dall’editore Einaudi. Sottosegretario agli Esteri nell’ultimo governo Parri, deputato comunista alla Costituente, eletto alla Camera nel 1948 e nel 1953, nel 1957 lascia il Partito Comunista e aderisce al PSI. Giolitti è stato ininterrottamente deputato fino al 1985, ministro del bilancio nel primo governo Moro (dicembre 1963 – agosto 1964), nel terzo Rumor e in quello Colombo (marzo 1970 – gennaio 1972), nel quarto e quinto Rumor (luglio 1973 – ottobre 1974), poi, dal 1977 al 1985, Commissario europeo a Bruxelles. Nel 1987, dopo la rottura con Craxi e il PSI, viene eletto al Senato come indipendente nelle liste del PCI, ritirandosi dalla vita parlamentare alla fine della legislatura.
Queste scarne note biografiche, cui dovrebbe aggiungersi la bibliografia, costituita da importanti saggi di riflessione politica ed economica, non bastano però a chiarire il suo contributo alla vicenda della sinistra italiana, offerto con generosità e coerenza per oltre un quarantennio. A due temi specifici, il suo contributo all’incontro politico fra laici, socialisti e cattolici che prese il nome di centrosinistra e quello, spesso passato sotto silenzio, al processo di integrazione europea, mi riprometto di dedicare un prossimo intervenire. Quello che mi preme invece sottolineare in questa occasione è il suo esempio di coerenza intellettuale che determinò due clamorose rotture, che vorrei qui rievocare. La prima si verificò quando, dopo il ventesimo congresso del Partito comunista sovietico e la denuncia di Stalin, i fatti di Ungheria determinarono una profonda riflessione all’interno della sinistra italiana. In occasione dell’ottavo congresso nazionale del partito comunista italiano, tenuto a Roma nel dicembre ’56, molti intellettuali italiani misero in discussione le scelte del partito: Giolitti chiese non solo la condanna dell’intervento sovietico in Ungheria e una maggiore democrazia interna al partito, ma anche l’abbandono del leninismo e l’accettazione senza riserve delle libertà democratiche; giungendo, poco dopo, a uscire dal PCI per aderire al PSI. Importante in questo frangente fu il dibattito politico e culturale che si svolse su alcune riviste, fra cui “Passato e presente”, fondata proprio da Giolitti nel 1958, e che rimase il laboratorio più interessante della sua maturazione politica, in un serrato confronto critico col PCI, che non sconfinò mai in un preconcetto anticomunismo. Si trattava, nelle parole di Giolitti, di elaborare una “via democratica al socialismo”, che sempre più lo avvicinava alle socialdemocrazie europee, ma anche alle politiche sociali ispirate al New Deal e a Keynes. Con i suoi articoli, che trovavano spazio anche su “Ragionamenti” e “Mondoperaio”, Giolitti prospettava per l’Italia una politica di programmazione o, come anche si diceva, di piano, che superasse gli squilibri economici territoriali, riducesse le disuguaglianze sociali ed estendesse la democrazia sostanziale insieme a quella formale.
La seconda clamorosa rottura si verificò quasi trent’anni dopo e con essa vorrei concludere questo mio articolo. Sin dai primi anni ottanta, all’interno del gruppo di collaboratori di Giolitti e anche su riviste di area, come “Mondoperaio”, si erano sviluppate preoccupate analisi sull’abnorme diffusione in Italia della corruzione politica, che veniva imputata alla prassi clientelare messa in atto soprattutto dalla DC, ma che ben presto avrebbe colpito anche il PSI, soprattutto a causa dalla sproporzione macroscopica tra il potere acquisito soprattutto nell’era craxiana e la debolezza del radicamento sociale ed elettorale del partito. Quando la misura apparve colma, e certo in un’epoca, il 1987, in cui ciò costava molto, in termini politici e personali, Antonio Giolitti decise di rompere con Craxi e uscire dal partito. La rottura maturò su due terreni. Certamente fu importante la questione morale, rispetto alla quale Giolitti mostrò la medesima intransigenza di Berlinguer, ma cogliendone la portata strettamente politica e senza mai indulgere a moralismi o a questioni personali, come appreso dalla lezione di Max Weber sull’etica della responsabilità, che costituisce un riferimento costante dell’impegno politico e intellettuale di Giolitti. Ma c’è un secondo terreno su cui maturò la rottura con Craxi e che lo determinò ad uscire dal PSI e fu l’abbandono, da parte della maggioranza della classe dirigente del PSI, della prospettiva dell’alternativa di governo, che le condizioni internazionali e il cammino del PCI verso la famiglia del socialismo europeo cominciavano a rendere possibile, anche se non immediatamente. Il rapporto a sinistra richiedeva invece, secondo Giolitti, un confronto duro e scomodo, ma non eludibile, con i comunisti italiani, un confronto “mitterandiano”, secondo la felice espressione di Martin Carabba nell’articolo che “L’Unità” ha dedicato ai novant’anni di Giolitti. Fu per continuare questo confronto che, dopo l’uscita dal PSI, ritenne di poter riprendere il rapporto con il PCI, accettando una candidatura al Senato nel collegio di Pavia, seppure come indipendente. Eletto nel 1987, per tutta la successiva legislatura continuò la sua battaglia per l’affermazione nella sinistra italiana del modello riformistico delle socialdemocrazie europee. Una battaglia che non si può ancora dire vinta di fronte al fenomeno di una sinistra divisa fra un massimalismo senza costrutto e un riformismo che confonde l’accettazione dell’economia di mercato con la rinuncia a governare i grandi fenomeni economici e sociali e ha smarrito il legame con la società e con i movimenti spontanei che nella società si esprimono. E’ contro questa divisione che l’esempio di Giolitti può insegnarci ancora molto.