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SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.3 - GIUGNO 2005

                     1/7/2005 - 1° maggio

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di Adriano Fratini*
E’ un 1° maggio
dai due volti.
Uno rappresenta una condivisione, ormai più che maggioritaria della politica concertativa e del ruolo fondamentale delle rappresentanze sociali ed economiche all’interno della gestione delle politiche del paese.
Uno rappresenta le gravi conseguenze della crisi che stanno subendo i lavoratori ed i pensionati, che perdono potere d’acquisto, i giovani e gli ultra cinquantenni che non trovano o perdono il lavoro.
Conseguenze derivanti da un’idea di gestione “aziendale” delle politiche di redistribuzione del reddito e di sostegno al sistema economico e contraria ad una politica concertativa realizzata con un metodo partecipativo.
Ha vinto il valore del lavoro, nel terzo millennio il lavoro la sua produttività sono riconosciuti basilari alla realizzazione della ricchezza di un territorio.
Ci sono voluti 25 anni per riconoscere che l’idea della FIAT di Romiti, la fabbrica senza lavoratori e la prevalenza degli aspetti finanziari a quelli produttivi, era sbagliata e non creatrice di sviluppo.
Una politica che ha premiato chi non ha investito su idee o prodotti e lucrato sulla rendita e sulla capacità di proporre più sensazioni che contenuti. C'è un assordante silenzio, tale silenzio riguarda quella che sta diventando, accanto al Mezzogiorno e dentro lo stesso Mezzogiorno, una vera e propria emergenza nazionale: il lavoro. Un lavoro che non c'è e quello presente è stato ridotto ad pericolosa precarietà, ad una frammentazione insostenibile.
E’ il frutto di una politica, di una scelta. L'hanno chiamata pomposamente riforma del lavoro
E' stata, in realtà, una moltiplicazione incredibile dei rapporti di lavoro che ha ridotto tutele e diritti e non ha aiutato nemmeno le imprese.
Il mercato del lavoro dell'"usa e getta" serve a ben poco! Il Paese ha bisogno di costruire un tessuto produttivo efficace, una prospettiva salda, capace di tenere, di non durare pochi sprazzi di tempo, non passa per queste ricette da Terzo Mondo, non può fondarsi su una manodopera sfiduciata, umiliata, sottoposta a continui giri di valzer, da un posto di lavoro all'altro.
Una crescita solida ha bisogno di lavoratori magari "fidelizzati" come dicono certi sociologi con un brutto neologismo. Ha bisogno, soprattutto, d'operai, tecnici, collaboratori, con cervelli "pensanti", forniti di una formazione professionale continua, permanente. Questa è la carta decisiva, altro che il "job call" o lo "staff leasing", o i Co.Co.Co. o i Co.Co.Pro. E' su questo piano che si combatte e si vince la sfida della competitività. Una sfida (la competitività) nella quale l'Italia è passata dal ventiseiesimo al quarantasettesimo posto.
Ed è con tale carta che si sarebbe potuto dar vita ad una flessibilità positiva, non all'attuale giungla di precari. La dissennata politica governativa è riuscita nella bella impresa di rendere quasi impronunciabile proprio la parola "flessibilità".
Perché appunto "flessibilità" è diventata sinonimo di precarietà, d'assenza di diritti e tutele.

La flessibilità doveva essere un'altra cosa, un modo di lavorare, inesorabilmente connesso (sorpassate le frontiere del fordismo) ad un nuovo modo di produrre, a nuovi sviluppi tecnologici, in tempi di globalizzazione e di mutamenti continui, di rapporti diretti tra il prodotto e il mercato.
Non è andata così. Invece di mettere mano, come ci si poteva aspettare da un governo serio, a progetti di formazione permanente, a tutele e diritti capaci di accompagnare il mondo dei nuovi lavori, ad ammortizzatori sociali adeguati, hanno costruito una giungla sempre più estesa, impraticabile.
Non sarà facile disboscarla. Ma bisognerà farlo. Già lo fanno in parte i sindacati con gli strumenti della contrattazione che spesso riescono a saltare a piè pari le circolari del ministero del Lavoro e ad imporre primi diritti elementari. E spetterà al futuro (speriamo) governo di centrosinistra affrontare una tale emergenza. Magari lasciando perdere le false divisioni tra chi parla semplicemente di "cancellare" e chi scuote il capo e teme di essere accusato di "disfattismo".
E' chiaro che non basterà un decreto capace di eliminare la legge Trenta per trasformare subito dopo l'esercito dei precari in tanti detentori di un posto fisso e permanente. Il compito sarà quello, faticoso, di smantellare e ricostruire nello stesso tempo, attuando davvero quel dialogo con i sindacati che il berlusconismo ha cancellato. Senza raccontare fin da ora frottole ai ragazzi che saltano da un lavoro all'altro, ma anche ai cinquantenni che invano tentano di riciclarsi rispetto ai loro vecchi lavori, senza che nessuno li aiuti a ritrovare sbocchi professionali adeguati. Servirà precisare un progetto di società nel quale chi lavora, chi in sostanza produce ricchezza, possa ritrovare se stesso, un proprio ruolo, la propria libertà di esistere con dignità.
Sia questo Primo Maggio 2005 un giorno Unitario di riflessione e di riscatto, sia un nuovo impegno fra le vecchie e le nuove generazioni, tutti insieme per una promessa solenne contro il precariato, per un nuovo mondo del lavoro fatto di dignità, professionalità e diritti.La nostra volontà unitamente a quella di CGIL e UIL e di Confindustria, CNA, CONFAPI e Confartigianato è rappresentata dall’accordo per un “patto per lo sviluppo, la coesione sociale e l’integrazione” da realizzare con gli enti locali, Provincia e comuni è un ulteriore contributo a realizzare sviluppo e competitività per ricreare un’ occupazione non precaria, dare risposte ai bisogni degli anziani, promuovere l’integrazione dei lavoratori immigrati.
In questo percorso noi siamo solo una parte, importante e consapevole di aver un ruolo di collante nel perseguire obiettivi comuni in presenza di interessi diversi.destinatari delle richieste della difesa dei diritti e delle nuove opportunità.

E’ un compito difficile e reso anche più improbo da un’idea della rappresentanza politica che ha oggi raggiunto il suo livello più basso.
Il sindacato ha l’interesse di un quadro politico e istituzionale “partecipativo”, l’idea di una rappresentanza diretta dei Sindaci, dei Presidenti delle Regioni o del Presidente del Consiglio persegue un contatto diretto con gli elettori e accetta una loro rappresentanza attraverso comitati costituiti su singoli problemi o lobby che rappresentano interessi economici e non organizzazioni che hanno una loro continuità nel tempo, loro valori e responsabilità.
E’ un tema importante, che deve essere affrontato assieme al ruolo dei partiti e delle assemblee elettive all’interno del sistema democratico che il paese si vuole dare.
E’ un primo maggio che riaccende nuove speranze da offrire ai nostri iscritti, ma anche agli altri, a coloro con cui noi dobbiamo, anche fra diversità e difficoltà lavorare.
Il compito è arduo, ma una cosa non ci manca, la voglia di fare.
*Segretario Generale CISL Firenze