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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      ATTIVITA DEL CIRCOLO

                     18/5/2002 - RICCARDO LOMBARDI - COMMEMORAZIONE

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RICCARDO LOMBARDI
100 anni dalla nascita

Lunedì 8 ottobre scorso presso la sala del Consiglio Comunale di Pontassieve, alla presenza di un qualificato pubblico, si è tenuta la conferenza su “Riccardo Lombardi 100 anni dalla nascita”. Questa conferenza è stata indetta dal Circolo Laburista per ricordare la figura di uno dei grandi del Partito Socialista, il socialista riformatore, moderno e coerente.
La conferenza è stata condotta dal giornalista Luciano Martelli . Ha introdotto il Presidente del Circolo Laburista Valdisieve relazionando sulle iniziative portate avanti dal Circolo. Mauro Perini sindaco di Pontassieve ha portato il saluto dell’Amministrazione comunale e il suo pensiero. Valdo Spini che con entusiasmo ha aderito all’iniziativa , in modo chiaro e sintetico ha tratteggiato la biografia politica di Riccardo Lombardi che se ne riporta ampi stralci:

Riccardo Lombardi nasce a Regalbuto (Prov. Enna) il 16 agosto del 1901, ultimo di tre figli e, nel 1919, a diciotto anni arriva al Politecnico di Milano, il giovane Lombardi Lombardi collaboratore di Miglioli e della sinistra del Partito popolare, partecipante alla estrema difesa antifascista degli Arditi del Popolo, poi in Giustizia e Libertà, il movimento di Carlo Rosselli, e ancora durante la Resistenza nel Partito d’Azione che ne assunse l’eredità, partecipando così alla lotta clandestina antifascista e alla Resistenza. Nel 1930 fu arrestato e seviziato dalla milizia fascista. Il Cln lo nominò prefetto politico di Milano. Dopo la scomparsa del Partito d’Azione nel 1947 entrò nel Psi, in cui militò fino alla sua morte. Dal luglio 1964 assunse il ruolo di leader della sinistra socialista che tenne fino al 1976, quando, dopo la segreteria di Craxi, assunse un ruolo più defilato di ispiratore e punto di riferimento ideale. Riccardo Lombardi era un socialista europeo, particolarmente sensibile alle correnti critiche del socialismo francese, di cui fu sempre acuto osservatore, dagli incontri con Mendes-France, fino alle teorie del socialismo autogestionario del nuovo Ps di Mitterrand. Nel Psi del frontismo fu un elemento di spinta nella critica e nel revisionismo, fino a quando, dal congresso di Venezia del 1957 fu protagonista con Pietro Nenni della battaglia per l’autonomia del Psi.
Dall’autonomia del Psi si passò alla realizzazione del centrosinistra con la Dc, un corso politico di grandi speranze e anche di grandi realizzazioni riformatrici.
Lombardi, insieme agli “Amici del Mondo” di cultura radical-repubblicana, alla sinistra cattolica di Saraceno, fu il protagonista di parte socialista nell’elaborazione programmatica del centro-sinistra e ne portò avanti una delle iniziative più qualificanti, la nazionalizzazione dell’energia elettrica. Ma quando il centro-sinistra, nel giugno del 1964, al momento di passare ad una riforma di grande significato sociale, la riforma urbanistica, si arrestò nella sua opera riformatrice, per effetto di una serie di resistenze conservatrici dentro, ma anche fuori dal Parlamento (il ” tintinnare di sciabole” di cui ha parlato Pietro Nenni), Riccardo Lombardi passò all’opposizione nel partito e diventò il leader della sinistra socialista.
Da quel ruolo diventò il profetico assertore della necessità della ristrutturazione di una sinistra nuova, nella convinzione, dopo l’elezione di Enrico Berlinguer alla segreteria, che il distacco del Pci dall’Urss e dal comunismo sovietico fosse un processo irreversibile e che di esso i socialisti avrebbero dovuto tener conto. In questo senso prospettò l’alternativa di sinistra e non il compromesso storico come strategia unitaria per la sinistra stessa.
L’avvento di Bettino Craxi alla segreteria nel 1976, segna un cambio anche generazionale nella vita del Psi. Riccardo Lombardi (così come Francesco De Martino e Giacomo Mancini), viene di fatto emarginato e perde il controllo della sinistra socialista. Lombardi, ormai settantacinquenne, viene ad assumere più un ruolo di profetico precursore di una sinistra che dovrà unirsi nonostante le presenti divisioni anche se sarà, nel 1980, per un breve periodo, presidente del partito.
Forattini descrisse con una vignetta le dimissioni di Riccardo Lombardi da presidente del Psi. Riccardo, magro e ieratico com’era da vecchio, è sulla croce come Gesù
Cristo, vestito solo di un pareo. Ma con una mano si strappa i chiodi per scendere dalla croce e tornare libero da cariche e da vincoli precostituiti. A noi giovani che ci
facevamo almeno in parte prendere dall’entusiasmo del “nuovo corso “ socialista, continuò fino all’ultimo ad additare una meta unitaria della sinistra stessa, ma sempre nel rinnovamento, mai nell’appiattimento dando, fino alla morte, alla politica tutte le sue residue energie.
Lombardi, dopo essere stato prefetto politico di Milano, fu ministro dei Trasporti nel primo governo De Gasperi nel 1945, fu segretario del Partito d’Azione nel 1946, poi responsabile economico del Psi nel 1959 e, per pochi mesi, direttore dell’”Avanti!” dal 5 luglio 1948 al maggio 1949 e, poi, dall’ 11 gennaio al 21 luglio 1964. In tutta la sua lunga vita politica furono le sole posizioni di potere politico. Non le cercava, non le voleva. Ma la sua influenza sulla politica italiana fu veramente rilevante. Perché egli incarnava quello che la sinistra italiana (Pci e Psi), avrebbe dovuto essere e non era. Una sinistra profondamente democratica e liberale nel senso rosselliano, ma ad un tempo sinceramente socialista e legato alle classi popolari, animato da una militanza politica estremamente seria e rigorosa. Riccardo era a suo agio con gli intellettuali più raffinati, ma prendeva sul serio quello che qualsiasi compagno, anche il più umile, voleva dirgli.
Alla conferenza programmatica di Rimini, ultima assise di partito, cui poté partecipare, al momento della sua apparizione alla presidenza, un delegato si alzò a gridare “viva Lombardi, viva il Socialismo”. Quel socialismo europeo popolare, ma che in lui viveva quasi fisicamente, lo sapeva comunicare con la magia dei suoi avvincenti discorsi.
Nel 1968 al sua ardita teorizzazione delle “riforme di struttura”, delle riforme rivoluzionarie che alla fine avrebbero cambiato il punto di equilibrio del sistema, ma fu per noi giovani il punto di orientamento che ci salvò sia da tentazioni di un rivoluzionarismo senza fondamento che da un governativismo rampante. Più in generale Lombardi è uno dei rari esempi di uomo politico che riesce ad adattare il suo pensiero e la sua prassi al mutamento dei tempi. Lombardi è stato, come si dice oggi, un socialista statalista: programmazione e nazionalizzazioni. Ma, nei suoi ultimi discorsi è autogestionario: restituire i poteri dello stato alla società. La sua biografia politica è in se stessa una sfida per la sinistra di oggi. Per noi, a tanti anni di distanza, rimane un maestro politico e morale, uno stimolo a batterci per una sinistra unita ma realmente nuova.