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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.4 - AGOSTO 2005

                     16/9/2005 - HIROSHIMA

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“L’orribile sole di Hiroshima e Nagasahi”
di Gabriele Parenti
Il 6 agosto 1945 alle 8,16 di un bel mattino estivo il bombardiere Enola Gay sgancia su Hiroshima il più potente ordigno mai creato dall’uomo. In un’infinitesima frazione di secondo 86 000 persone muoiono in un calore orrendo, altre 73.000 persone subiscono gravi ferite. Le abitazioni sono sbriciolate e scagliate in aria per chilometri d’altezza.
E’ stato osservato: che in quell’attimo, l’uomo che Dio aveva creato a propria immagine e somiglianza aveva compiuto, con l’aiuto della scienza, il primo tentativo di annientare se stesso. Il tentativo era riuscito.”
Sadako, una bambina che giocava nel parco Hijiyama è spazzata via dall’esplosione ma viene miracolosamente ritrovata illesa, tra ammassi di corpi senza vita.
Dieci anni dopo sembra tornata la serenità, ragazzi e ragazze fanno sport nel parco di Hiroshima. La dodicenne Sadako è felice perché ha vinto una gara ma si sente terribilmente esausta. La “grande folgore” (così è chiamata la bomba atomica”) del 6 agosto 1945 non l’aveva risparmiata.
Nell’ospedale, dove lotta contro la leucemia, Sadako costruisce delle gru di carta., simbolo di longevità e di felicità. Una credenza giapponese diceva, infatti che se un ammalato costruiva mille gru di carta, sarebbe guarito. Riesce a realizzarne 664 prima di morire. La bambina sapeva bene che si trattava solo di una tradizione ma disse che voleva lanciare, verso il futuro, come messaggera una piccola gru di carta, che portasse l’appello che i bambini non avrebbero più dovuto morire così.
Oggi i visitatori del Memorial Park di Hiroshima dove sono ricordati gli orrori dell’atomica, depongono una gru di carta colorata sul monumento dedicato alla piccola Sadako.
Questa vicenda è ricordata in numerosi libri fra cui nei famosissimi Orizuru no kodomotachi (I bambini della gru di carta). di Masamoto Nasu e Il grande sole di Hiroshima di Karl Bruchner che tutti dovremmo leggere, per non dimenticare.
Perché attraverso gli occhi dei bambini appare la follia della guerra che non è solo morte, miseria, fame, perdita di ogni dignità, è l’apocalisse di un nuovo sole blasfemo creato dall’uomo il cui bagliore accecante .non dà vita ma morte.
L’orrore di Hiroshima, ripetuto qualche giorno dopo a Nagasaki ha finora dissuaso il mondo da utilizzare l’arma atomica ed ha trattenuto le grandi potenze dai confronti diretti, anche quando il braccio di ferro rischiava di sfociare in un conflitto, come a Cuba nel 1962.
Ma oggi a sessant’anni di distanza dobbiamo almeno
rendere il tributo della chiarezza alle vittime troppo dimenticate, troppo rimosse.
Nella sterminata produzione cinematografica e televisiva sulla seconda guerra mondiale, la distruzione di Hiroshima e di Nagasaki ha un rilievo decisamente modesto. Perché ?
Perché è avvenuta quando ormai le sorti della guerra erano segnate o soprattutto perché questo evento e’ il Dark Side dell’Occidente che pur non ignorato dagli storici viene, però, psicologicamente rimosso.

Tra l’altro, ancora oggi, si e’ soliti “giustificare” l’evento affermando che fu un terribile prezzo da pagare per porre fine al conflitto e risparmiare un milione di vite umane perché tante ne avrebbe richieste l’invasione del Giappone.
Argomentazione ineccepibile. In ogni epoca si e’ sostenuto che si deve sacrificare il plotone per salvare il reggimento, figuriamoci quando si trattava di un “plotone” di “nemici”.
Ed è un’argomentazione fondata sulla premessa che il Giappone non avrebbe mai accettato una resa incondizionata.
Si dice comunemente che la storia si fa con i se e con i ma. Invece, talvolta dovremmo farlo. Si sarebbe potuto raggiungere un armistizio che non si fosse insistito sulla resa incondizionata? Circondato dalla marina americana a sud, dall’Unione Sovietica a Nord, isolato dal resto del mondo, dopo la resa della Germania, il regime nipponico poteva solo prolungare la propria agonia. Aveva probabilmente sufficiente fanatismo per farlo.
Ma una cosa e’ il regime, una cosa il popolo. Forse si poteva cercare una pace con la trattativa per smantellare il regime dall’interno. In ogni caso, anche se è comprensibile che gli animi fossero esasperati, dopo una guerra che aveva richiesto milioni di vite umane si doveva tentare tutto, anche l’impossibile piuttosto dell’orrore che viene dal cielo.
Perché è vero che i bombardamenti di Monaco, di Norimberga portarono più distruzioni dell’atomica ma la guerra ,ad Hiroshima, come si resero conto gli scienziati, mostrava scenari fino ad allora inimmaginabili e portava l’umanità, secondo la nota espressione lapiriana, sul crinale apocalittico della storia: un incubo da cui ancora oggi non siamo liberi visto che il ricatto nucleare può essere un pericolo attuale.