adv

AZIENDE, SERVIZI, NOTIZIE E INFORMAZIONE DAL MUGELLO E DALLA VALDISIEVE. NEWS MUGELLO E VALDISIEVE, NOTIZIE DALLA VAL DI SIEVE E NOTIZIE DAL MUGELLO. AZIENDE DI PRODUZIONE, COMMERCIO, SERVIZI, NEWS E INFORMAZIONI DALLA VALDISIEVE E IL MUGELLO. NOTIZIE, TERRITORIO, CULTURA, MODA, SPORT, AGRITURISMO, VINO, PRODOTTI TIPICI TOSCANI. AZIENDE DI PRODUZIONE E VENDITA. PUBBLICITÀ E MARKETING TERRITORIALE.

Home  |  WebMail

SIEVE NEWS

AZIENDE E SERVIZI

PER SAPERNE DI PIÙ

FOTOGALLERY

SIEVE WEB TV

CHE TEMPO FA?

ORARIO TRENITALIA

COMMUNITY

LINKS E UTILITA'

ABOUT US

SERVIZI E MARCHI

HOME PAGE

SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.4 - AGOSTO 2005

                     16/9/2005 - PONTASSIEVE FRA LE DUE GUERRE

<<<

di Paola Veratti
60°anniversario della Liberazione
L’opposizione al regime: il caso di Pontassieve

Chi erano gli antifascisti di Pontassieve? A quale estrazione sociale appartenevano? Quale peso ebbero nella cittadina? Ad un primo sguardo Pontassieve appare un paese politicamente tranquillo durante il regime, ma se si scava appena un po’ in profondità la situazione si presenta ben più complessa di quella prospettata a primo acchito. È vero, fu assente un’organizzazione antifascista vera e propria ma nel Casellario politico dell’Archivio Centrale di Stato a Roma gli ‘antifascisti’ noti all’autorità residenti nel Comune di Pontassieve furono ben 54 (81 se si comprendono anche i nati ma non più residenti!).
Tra gli schedati 9 risultavano ammoniti: vale a dire diffidati dall’intraprendere qualsiasi attività politica, dal frequentare persone sospette, dal rincasare non più tardi delle otto di sera, uscire prima delle sette del mattino e dall’allontanarsi dal Comune senza autorizzazione. L’ammonizione era l’anticamera del confino, un provvedimento tra i più gravi.
In 5 subirono il confino, ossia un domicilio coatto lontano dalla abituale residenza, in paesini sperduti oppure in isole del Sud. Soltanto 3 furono i diffidati: la diffida era il provvedimento più blando, poiché consisteva in genere in un richiamo scritto o addirittura orale ad astenersi da qualsiasi attività politica e a frequentare persone ritenute pericolose. Altri 3 comparivano sotto la denominazione di “rubrica di frontiera”, cosa che poteva avere due significati: o lo schedato, in quel momento all’estero, svolgeva attività antifascista, oppure era espatriato clandestinamente per motivi politici. 2 le vittime del Tribunale Speciale, strumento giudiziario appositamente creato dai fascisti per giudicare gli oppositori del Regime.
Quasi tutti uomini, l’estrazione sociale di queste persone era umile: principalmente lavoravano come operai, dato significativo che mostra come questa classe sociale, che era stata la più aperta alla propaganda socialista e poi comunista, una delle più colpite dalla politica economica fascista, dette i maggiori segni di insofferenza al regime. La maggior parte di loro, nata tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Novanta del 1800, si era formata in un clima prefascista, mentre l’esiguità dei giovanissimi (solo 7) mostra come la nuova generazione, cresciuta sotto il fascismo, avrebbe trovato l’occasione e la motivazione alla ribellione aperta solo più tardi, dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, con la Resistenza
Tra gli schedati del Casellario Politico mancano però diversi nomi importanti della storia antifascista di Pontassieve emersi negli anni Venti: ad esempio Aurelio Piani o altri personaggi di Acone come Giovanni Misuri, che avevano subito diverse bastonature e persecuzioni varie durante l’instaurarsi della dittatura. Nel 1928, in occasione della visita del re a Firenze, Aurelio Piani fu arrestato e con lui anche Giovanni Misuri, a casa del quale erano state trovate tre pallottole: perché non ci sono fascicoli su questi personaggi, così temuti da essere arrestati preventivamente in un’occasione ritenuta a rischio?
I Casellari quindi costituiscono una fonte importante, ma sarebbe un errore fermarsi solo alla loro analisi. La recente storiografia inoltre concorda nell’individuare l’antifascismo non solo nello scontro aperto col regime ma anche in un’opposizione tacita, che si manifestava nei modi più imprevedibili. Non si può limitare l’opposizione alla dittatura all’ambito politico, inquadrato cioè in partiti ben determinati: ci fu un’avversione fatta di malcontento e risentimento, non immediatamente politica, ma che si esprimeva piuttosto nelle esigenze quotidiane della popolazione la quale, al di là realtà preconfezionata proposta dalla propaganda, si scontrava con la dura realtà del campare.
A Pontassieve prevalse quest’antifascismo di ‘discorsi’ piuttosto che quello militante, un antifascismo ‘sotto le righe’ ma in veloce maturazione.
Ma non inganniamoci, anche quest’antifascismo di parole aveva il potere di condannare un uomo: come nel caso di Giuseppe Gerini, detto Lillino, che si guadagnò la schedatura nel febbraio 1931. Intervenuto in un discorso sui piombi e le catene che si usavano un tempo, disse che “oggi si era tornati a quel punto”. Purtroppo era presente un milite della MVSN, Virgilio Buzzaffini, col quale ebbe un diverbio ed infine una colluttazione. Giuseppe, bracciante anarchico di 62 anni, finì in prigione per 15 giorni dopodiché venne prima diffidato e poi ammonito dalle forze di pubblica sicurezza.
Occhi ed orecchie di delatori pronti a denunciarti, magari facendoti perdere il lavoro o procurandoti qualche visita a casa: è anche questa la ragione per cui risulta difficile incrinare la coltre di silenzio dell’antifascismo.
Furono proprio le accuse di un delatore a condannare al confino Ettore Piselli: un certo Ettore Tucci, fiduciario del fascio di Torri (Rignano), che in un locale di quella zona aveva udito Piselli pronunciare frasi inneggianti alla Russia Sovietica e di propaganda antifascista. Di lì ad un mese Ettore Piselli venne arrestato e condannato a 5 anni di confino alle Tremiti, pena che, seppure scontata per soli due anni, fu causa di grandi stenti che lo avrebbero portato ad una morte prematura. Ma vi sono testimonianze di un malcontento strisciante generico e istintivo che solo l’impatto drammatico della seconda guerra mondiale avrebbe saputo trasformare in lotta organizzata: per
segue a pagina 5
L’opposizione al regime:
il caso di Pontassieve

(continua dalla pagina 4)

esempio la forte preoccupazione manifestata in più occasioni dal responsabile comunale del Sindacato del Lavoro, Giovacchino Falugi. Di fronte alle proteste e al risentimento crescente dei disoccupati, concreta minaccia destabilizzante in paese, egli non esitò ad allertare più volte le forze dell’ordine e quelle fasciste.
Bisogna ricordare poi tutta una serie di altri fatti marginali che aiutano a capire la realtà dell’epoca, a comprendere come la partecipazione alla Resistenza di intere borgate del Comune non fu un fatto improvviso, un’esplosione incontrollata, ma ebbe radici profonde nell’humus sociale del luogo.
Attilio Benucci, falegname di San Francesco ma che operava in tutto il Comune di Pontassieve costruendo e riparando botti, spesso anche per la Ruffino, aveva un passato da socialista ma non ebbe mai grandi noie col regime. Si era ingraziato un noto squadrista di Pontassieve, Rimbotti, fabbricandogli gratuitamente i mobili per la camera da letto. Anche questo era un modo per assicurarsi notti tranquille. Anche le scampagnate potevano rivelarsi una minaccia per i fascisti: il 3 ottobre 1937 a Molin del Piano un gruppo di gitanti fu sorpreso ad intonare l’Inno dei Lavoratori, con chitarra e mandolino! Come significativo è l’ingente numero di soldati (1.100, oltre a 35 ufficiali) dislocati a Pontassieve “per l'espletazione di un importante servizio d'ordine” in occasione della visita di Hitler in Italia.
A dire il vero vi furono anche in paese tentativi di formazione di una rete clandestina antifascista. A tirarne le fila fu Inigo Montemaggi, militante del PCd’I, che, nel 1925, prese contatti con alcuni compagni fiorentini ed elementi del posto per fondare una cellula comunista. Montemaggi era vetraio alla Del Vivo: le periodiche chiusure dell’azienda, aggiunte a vicende private lo allontanarono dal paese per buona parte degli anni Trenta. Sembrò non avere maggiore successo l’iniziativa di Aurelio Piani: questi nel 1937 organizzò delle riunioni clandestine nel territorio di Rufina. Esse però posero le basi di quella eroica Resistenza per cui tutti i paesi alle pendici del monte Giovi si distinsero: in particolare, per quel che ci riguarda, Colognole, Lastro, S. Piero, Acone, popoli che si mossero all’unisono coi partigiani sotto l’accorta guida del Piani, vera autorità del luogo dopo il fatidico 8 settembre.

Tratto da Pontassieve tra le due guerre,
tesi di laurea di Paola Veratti, aa 200