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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 - OTTOBRE 2005

                     8/11/2005 - RICORDANDO DANZICA

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LA FINE DI UN EPOCA.
di Mauro Messeri

Venticinque anni orsono - era l’estate 1980 - ai Cantieri Navali Lenin di Danzica nasceva tra gli operai il primo sciopero indetto da un sindacato libero in un Paese comunista. Al movimento di massa, che prese il nome di Solidarnosc, aderirono dieci milioni di lavoratori di ogni settore. Tutti ricorderanno le immagini della TV, in cui si vedevano accanto a grandi foto del Papa polacco tra mazzi di fiori, numerosi gruppi di scioperanti in tuta blu. Il mondo si rendeva conto di assistere a qualcosa di eccezionale: una rivoluzione di lavoratori contro uno stato socialista e cioè, in teoria, uno stato di lavoratori.
I primi anni, di quella che venne definita “rivoluzione di velluto”, non furono tranquilli. L’incertezza e il disagio del Generale Jarucelski sul reprimere o meno con la forza il movimento, forse perché già intravedeva l’epilogo delle vicende, si sommavano agli interrogativi sulle mosse di Breznev: invierà o no l’Armata Rossa come a Praga? Per fortuna giunse la perestroika di Gorbaciov; il gelo si stava sciogliendo.

Il premier polacco Jarucelski, probabilmente contento, si dimise lasciando campo libero a successive elezioni democratiche. Le prime in un Paese comunista. Si trattò comunque di un processo che porterà alla fine del comunismo in Europa, e della contrapposizione Est - Ovest con il suo antistorico simbolo che fu il muro di Berlino.
In relazione all’inizio degli avvenimenti del 1981 in Polonia, pare giusto ricordare le affermazioni testuali di Enrico Berlinguer “......ciò che è avvenuto ci induce a considerare che effettivamente la capacità propulsiva di rinnovamento delle società che si sono create nell’Est europeo è andata esaurendosi.......” la stessa Segreteria del PCI di allora, sostenne pubblicamente che la crisi polacca”.... è il frutto della mancanza di vita democratica di quel sistema politico.....”
Si trattava della presa di posizione, inequivocabile, del più importante partito comunista dell’Europa occidentale, il quale “strappava” definitivamente da Mosca, in particolare sulle questioni della libertà e della democrazia partecipativa.
Oggi la Polonia è un Paese libero, beninserita nell’Unione europea e nella NATO, tuttavia lo Stato è ancora debole ed ha pesanti problemi per la dilagante corruzione, l’alto tasso di disoccupazione e gravi problemi di emigrazione incontrollata.
Non è facile ipotizzare la Polonia di domani. Politicamente, grazie al massiccio impegno di una parte della Chiesa, peraltro divisa dopo la morte di Papa Wojtyla, alle ultime elezioni si è affermata la coalizione di destra che ha sbaragliato sia il Centro liberale che la sinistra ex POUP. Sul risultato ha influito anche la posizione di gran parte di Solidarnosc delusa dalla politica del premier Kwasniewski. Indubbiamente il nuovo Governo del Paese avrà bisogno dell’Europa ed anche degli Stati Uniti ai quali la Polonia è particolarmente legata. Ma questo è il punto. C’è da sperare che essa non cada nella rete tesa da Bush e dalla sua Amministrazione, di prendere a modello da esportare in medio oriente, la rivoluzione di cui Solidarnosc fu protagonista. L’Europa sta già pensando di ufficializzare quali siano i mezzi legittimi e quali illegittimi, per promuovere la democrazia nei europei in crisi - vedi Bielorussia -.
Pensare a norme valide per tutti i paesi, tese ad aiutare esternamente rivoluzioni pacifiche, negoziate ed autocontrollate, potrebbe contribuire a rendere più stabili e sicure democrazie nuove ma fragili.
In questa nuova stagione per l’Europa, e una maggior chiarezza dei rapporti tra questa e gli Stati Uniti, è veramente auspicabile, come recentemente hanno ipotizzato Veltroni e Clinton, la creazione di una grande Internazionale di democratici e socialisti insieme, per riorganizzare l’area riformista non solo in Europa e negli Usa, ma in tutti quei paesi che si riconoscono in un progetto progressista.
In conclusione: ad un quarto di secolo dalle manifestazioni operaie di Danzica, inizio della fine della grande utopia comunista, gli europei questa volta si sono trovati in prima linea nella lotta per la libertà in maniera pacifica. Di ciò è doveroso dare atto a Solidarnosc in questo anniversario.