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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.5 - OTTOBRE 2005

                     8/11/2005 - ALDO ANIASI

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di Valdo Spini

Una vita per la libertà, la giustizia,
il socialismo.


Il 27 agosto scorso moriva a Milano Aldo Aniasi (il Comandate partigiano Iso) circondato dalle espressioni di affetto e di riverenza della sua città e del mondo politico nazionale.
Nel trigesimo della sua scomparsa lo vogliamo ricordare in particolare come militante. Infatti con Aldo Aniasi avevamo compiuto lo stesso percorso politico. Nella crisi socialista che si era dolorosamente aperta negli anni 90 avevamo pensato di “scommettere” sui Ds come partito politico che poteva riprendere con forza e autorevolezza la bandiera del socialismo europeo in Italia, e in questo modo non disperdere e rilanciare anche il patrimonio del socialismo italiano.
Ancora all’ultimo Congresso dei Ds, nell’aprile di quest’anno, l’ottantaquattrenne Aniasi era delegato della Lombardia. Aveva lasciato il Congresso dopo le conclusioni politiche, soddisfatto per l’approvazione dell’Appello per il nome Socialista nel simbolo dei Ds.
Non aveva aspettato l’elezione degli organi dirigenti. Con grande piacere potei telefonargli a Milano la notizia della sua elezione nel Consiglio Nazionale del Partito avvenuta per una particolare, significativa,
motivazione, cioè per la sua qualità di Presidente Nazionale della FIAP che con l’ANPI e la FIVL costituisce una delle tre grandi associazioni partigiane. (La FIAP raccoglie in particolare i partigiani delle Brigate Rosselli e Giustizia e Libertà che si erano riferite politicamente al Partito d’Azione).
Aniasi il partigiano lo aveva fatto con grande valore in Val d’Ossola nella difesa della omonima repubblica, ripiegando poi nel Cusio e nel Verbano e compiendo azioni di grande rilevanza.
Quando entra in Milano è comandante della Seconda divisione Garibaldi intitolata a “Redi”. Nel dopoguerra era stato socialdemocratico. Il suo punto di riferimento era il Ministro del Lavoro Ezio Vigorelli che aveva avuto due figli partigiani caduti nella Resistenza. Poi quando il PSI aveva rotto con il comunismo sovietico ed aveva iniziato un percorso autonomista era entrato nel Partito Socialista Italiano insieme alla sinistra socialdemocratica.
Sindaco di Milano al tempo degli anni terribili di piazza Fontana era riuscito a tenere unita la città contro la “strategia della tensione” . Sensibile alle novità politiche che si stavano sviluppando nel paese, aveva traghettato l’amministrazione milanese da una maggioranza di centro sinistra a una maggioranza di sinistra.
Poi il salto a Roma: eletto come deputato nel 1976 con una valanga di preferenze, prima è nominato responsabile nazionale enti locali del PSI poi diventa Ministro prima della Sanità poi degli Affari Regionali ed infine Vicepresidente della Camera dei deputati.
Posso testimoniare che, nel famoso comitato centrale del Midas Hotel nel luglio 1976, quando Francesco De Martino si dimette e si vede profilarsi l’elezione di Bettino Craxi a segretario del PSI, Riccardo Lombardi, che della scelta di Craxi non era politicamente convinto, fece anche il suo nome come quello di un possibile segretario.
Personalmente, devo anche al suo sostegno il mio ingresso nella Direzione Nazionale del PSI nel 1980, quando Iso per un breve periodo, fece parte della sinistra socialista.
Aldo Aniasi aveva lasciato la Camera nel 1994. Poteva essere l’occasione per mettersi a riposo ed invece continuò la sua instancabile attività soprattutto in due direzioni. La prima, difendere la presenza in Milano del Circolo Edmondo De Amicis da lui fondato e portato negli anni settanta a dalle vette significative di presenze e di partecipazione.
Il De Amicis rimaneva grazie alla sua presenza come faro e testimonianza della tradizione socialista milanese.
Il secondo terreno di impegno era quello della FIAP, che lo impegnava particolarmente in anni di revisionismo storico antiresistenziale, cui egli sapeva e poteva contrapporre la sua esperienza di coerente combattente per la liberazione dell’Italia (non della Padania!) in nome degli ideali di democrazia, giustizia e di libertà.
Aniasi era diventato quindi un grande notabile, l’unico dirigente socialista milanese di spicco uscito a testa alta dalla crisi del suo partito, un personaggio a cui forse sarebbe convenuto in un certo senso non avere appartenenze partitiche. Invece con gli stati generali della sinistra italiana che dettero vita ai Ds nel gennaio 1998 a Firenze volle impegnarsi in questa nuova opera politica. Perché questo impegno? Le risposte principali che si possono dare sono due.
La prima è che un uomo con il suo tipo di milizia politica, non poteva concepire la propria azione senza il punto di riferimento di una larga e solidale comunità umana costituita in partito. Il Partito Socialista aveva avuto tanti difetti, ma nei momenti migliori aveva costituito un terreno di elaborazione e di confronto politico collettivo di grande impegno e di grande tensione. Chi aveva vissuto quella grande esperienza non poteva non tentare di riprodurla, anche se in un contesto molto più ampio e diverso.
La seconda motivazione era invece politicamente più complessa. E lo è stata di fatto in un partito come i Ds genuinamente conteso tra due ipotesi. L’una, quella di costituire il grosso della tradizione del partito comunista italiano in una formazione politica protesa verso la formazione di un grande partito democratico e/o riformista che sostanzialmente “saltasse” la fase socialista democratica. L’altra, quella di proporsi come asse portante di una coalizione di centro sinistra attraverso la propria chiara presentazione come forza del socialismo europeo e al dunque come moderna forza socialista italiana, naturalmente assumendo tutti gli aspetti positivi che avevano fatto grande la vicenda del PCI in Italia.
Aniasi naturalmente sperava ed operava perché i Ds si muovessero in questa seconda direzione. Nell’esito finale della vicenda dei Ds conterà non solo la volontà degli uomini e dei partiti, ma le condizioni obiettive della lotta politica e sociale del nostro paese.
Tuttavia, non si può non vedere la fede socialista di Aniasi dietro la coerenza di un percorso che dalle montagne della Val d’Ossola ha portato alla sua, oserei dire, trionfale sepoltura al Famedio del cimitero monumentale di Milano, accanto ai milanesi più illustri. Una fede socialista legata non tanto alle singole forme-partito che si sono avvicendate, quanto alla perenne validità di principi e di ideali che costituiscono con loro stesso nome – socialismo – un impegno di lotta e di dedizione per chi è più debole e svantaggiato, per chi si batte per affermare i propri diritti politici, economici e sociali. Principi e valori socialisti, che vengono dati ogni tanto per spacciati ma che non tardano poi a ripresentarsi con forza e autorevolezza sulla scena politica.
Valdo Spini