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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.6 - DICEMBRE 2005

                     23/12/2005 - DOTTORGIANNONI

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Caro Nanni

“La Repubblica Italiana è fondata sul lavoro”.
E’ scritto sulla Nostra Costituzione.
E si fa finta, dai più, che questo dettato sia da non rispettare, si va avanti come se fosse scritto: “La Repubblica Italiana è fondata su espedienti finanziari, sul lecca-lecca, sulla conquista delle poltrone, sul parassitismo”.
O ci si mette in testa di rispettare quella norma fondamentale ed impegnativa o tutte le proteste contro la prassi governativa del berlusca e compari hanno la sostanza di curegge al vento, di un po’ di vento per un mal di pancia.
Oggi il lavoro, in particolare il lavoro che genera prodotti, è considerato da tanti come non importante per lo sviluppo economico, un opzional.
Altresì è doveroso meditare su un ritornello, purtroppo entrato nell’uso comune: che “la politica è una cosa sporca”; ritornello generalmente accettato a causa dell’agire degli stessi cosiddetti politici, arraffoni, carrieristi, disonesti e malfattori.
Al contrario fare “politica” è un sacrosanto diritto-dovere di ogni cittadino.
Perciò è deleterio dividere le nostre azioni fra politiche e non. Si fa politica qualsiasi cosa si faccia, si fa politica anche quando si fa la spesa, si fa politica nel fare il medico, l’avvocato, l’idraulico, l’insegnante scolastico, l’impiegato di banca od in Comune, non si parli dei dirigenti, si fa politica nel fare qualsiasi cosa, Anzi, la peggior politica è quella di chi, ipocrita e bugiardo, dice di non fare o non voler fare “politica”.
“Tu fai politica” è un modo corrente di voler zittire chi ha il coraggio di dire la verità. Ad un sindacalista che denunzia le attuali ingiustizie sociali viene detto con enfasi tracotante: “Tu fai politica, non fai il tuo mestiere!” Quando il Sindacato fa parte, a tutto campo, della Politica.
Politica è interessarsi al bene comune, agli altri.
Non si pensa al vero significato delle parole, non si sa intravedere l’ingannevole significato criminalizzante aggiunto.
Analogamente è fuorviante, (è esperienza continua nell’ascoltare i sostenitori dell’attuale governo), sentire accusare come “propaganda” la denunzia di fatti e misfatti.
”Propaganda” significa diffondere idee politiche, diffondere notizie che sostengono un’idea, che contrastano idee altrui Mai nessuno che abbia il coraggio di protestare: “Beh, sì, fò propaganda! E con questo? Non posso? Dovrei per forza fare réclame al letamaio del tuo Governo? Tu non cerchi di fargli propaganda?”
Ma la gente cogliona non si accorge che il berlusca e compari utilizzano per fini propri, per il loro interessaccio personale, la disaffezione alla politica di tanta gente e baratta per progresso una restaurazione immonda di una vecchia gestione della società.
Anni fa i fascisti finirono nelle fogne. Ci si illuse che il fascismo fosse morto e sepolto. E non ci si dette da fare per costruire una società giusta, libera, colta (sono tre parole strettamente connesse l’una all’altra. La Giustizia non può fare a meno della Libertà e della Cultura, la Libertà non esiste senza la Cultura e senza la Giustizia, la Cultura scatena Libertà e Giustizia perché porta alla conoscenza del significato delle parole e degli atti. Per questo il governo del berlusca ha eliminato i finanziamenti alla cultura).
Purtroppo, tante volte, l’abbandonare corrette prassi di vita è stato considerato “progresso”; e l’accorgersi di avere sbagliato non è una iattura. Comunemente lo sviluppo è presentato come progresso, lo denunziava Pasolini ma fu frainteso. Sviluppo non è sempre progresso. Le parole hanno un significato preciso, troppo pochi arrivano a conoscerlo; solo chi ha studiato lo conosce e tante volte si approfitta dell’ignoranza altrui per fare il proprio gioco. Per questo don Milani affermava che solo una scuola di classe che porti alla conoscenza del significato delle parole poteva redimere i poveri sottoposti ai padroni (poveri sono anche i poveri di spirito, quelli che non sanno pensare).
Come si esce dal trabocchetto dei padroni?
Don Milani fece la sua parte, noi dobbiamo fare la nostra.
Noi ci dobbiamo impegnare in una Politica seria.
Mettendo in cima alla Politica il preambolo della Costituzione. Qualcuno dirà che sono un incontentabile (tra l’altro lo sono, sopratutto con me stesso), ma sono del parere che non possa essere candidato, almeno a sinistra, chi non viva od abbia vissuto di lavoro. Solo pochissimi, e non per sempre, possono vivere di politica: i segretari provinciali, regionali, nazionali del partito della sinistra, soltanto nel periodo in cui siano in carica (è sottinteso che sento necessario un partito della sinistra che riunisca le varie diaspore socialiste, ecologiste, libertarie). Che il compenso per gli eletti sia rapportato all’importo di una pensione sociale ( per precisare: non ho detto uguale ma rapportato, un termine ben diverso; se un pensionato deve campare con la sua pensione, con 5 – 10 volte tanto si campa meglio). Se uno ci sta, bene; se no, lasci il posto a chi ci sta. E chi si fa corrompere, (tanto dalla vita che farebbe, lui e la famiglia, ce ne accorgeremmo facilmente), in galera per vent’anni; senza misericordia. E finito il mandato torni al proprio lavoro;(si deve smettere la consuetudine di “culi in poltrona” per i soliti “coram vobis” (tradotto dal latino: “quelli che si mettono sempre davanti a voi”; così li chiamava san Bernardino da Siena).
Ci si metta in testa che la Politica è un diritto-dovere di tutti; che l’essere scelti per una carica elettiva (compreso i ministri ed il capo del Governo e dello Stato) è un servizio, (anche se ricompensato), non una professione.
Dice: “i tempi son cambiati”. Si vede!
Una volta per passione politica si sapeva affrontare anche la morte ed il martirio, anche il confino, anche l’esilio. In confronto a loro saremmo sempre non paragonabili. (Non dico quel che saremmo).
Detto questo devo concludere il mio pensiero aggiungendo altre idee guida.
E’ illuminante potere analizzare termini su cui si incardina la prassi politica: 1) Società Civile, 2) Governo politico del Paese, 3) Organizzazione statale
La Società Civile sta alla base della Democrazia, Ad essa deve essere dato, come diritto assoluto, la libertà di decidere. Insieme alla capacità di esprimere o meno il consenso(conoscenza del significato delle parole. Stampa onesta, veritiera. La capacità di esprimersi rimanda a quel
(continua dalla pagina 8)

che è stato esposto precedentemente. I Partiti, aggregazioni culturali ed ideologiche dovranno essere palestre di idee, non centri di potere.
Il Governo del Paese (Comuni, Province, Regioni) sarà l’esecutore delle scelte fatte dalla Società Civile.
L’Organizzazione statale dovrà gestire la necessaria amministrazione delle decisioni governative (dei Comuni, delle Province, delle Regioni, del Governo Nazionale),
con un impianto stabile di persone preparate e capaci. So di dire niente di nuovo. Ma spesso si vedono, senza aver sostenuto regolari concorsi pubblici (sui concorsi pubblici ti parlerò, caro Nanni, in una prossima lettera) essere a ricoprire posti direttivi, negli uffici comunali, provinciali, regionali, statali, aggeggioni politici, arrampicatori sistematici, magari ex sindaci ed assessori comunali, a fine mandato, che si erano dimostrati non corretti politicamente e moralmente; si è visto preparare a tanti deputati, senatori, ex sindaci ed ex vicesindaci, una poltrona presidenziale di un qualsiasi ente, (magari inutile) ben remunerata quando l’ente doveva essere soppresso o poteva benissimo funzionare, senza sovrastrutture direttive, alla dipendenza del governo cui si riferisce l’ente stesso. Ne riparleremo.
In futuro parleremo anche del nuovo PSI (che tanto nuovo non è), di Israele e dell’Iran, della laicità dello Stato, di tante faccende che ora prenderebbero troppo spazio e pazienza.

Ti saluta il tuo
dottorgiannoni.