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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.6 - DICEMBRE 2005

                     24/12/2005 - PROCESSO DI NORIMBERGA

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Il Nazismo alla Sbarra.
1945 - Processo di Norimberga: di Mauro Messeri


Per concludere questo 2005, nell’ambito dei 60 anni dalla fine del secondo conflitto mondiale, è d’uopo ricordare quello che può definirsi l’atto finale: il processo di Norimberga. Alcuni tra i più alti gerarchi nazisti, che per anni avevano terrorizzato l’Europa, erano finalmente inchiodati davanti le loro tremende responsabilità. Pallidi come fantocci, seduti su pancacci, guardati a vista dai giovani soldati della Military Police americana, per essere sottoposti loro malgrado, al giudizio finale su questa terra.

Il Tribunale, ovviamente, composto da giudici delle quattro potenze vincitrici(USA-URSS-Gran Bretagna e Francia), era presieduto dall’inglese Lawrence. Di fronte ad una opinione pubblica internazionale, a gran parte della quale il nazismo aveva lasciato profondi e sanguinosi segni, il giudice americano Jackson aprì il processo con questa dichiarazione: “......le ingiustizie che noi cerchiamo di condannare e di punire sono state così premeditate, così malefiche e devastanti che la civiltà non può permettersi di ignorarle perché essa non potrebbe sopravvivere se quelle ingiustizie si ripetessero. Gli imputati sono sottoposti a una dura pressione ma non vengono maltrattati. Se è vero che questi uomini sono i primi di una nazione sconfitta in guerra ad essere processati sono anche i primi a cui è data una possibilità di difendersi in nome della legge.” Prosegue il giudice Jackson, “ vogliamo anche chiarire che non abbiamo intenzioni di incriminare l’intero popolo tedesco. Se la popolazione tedesca avesse accettato volentieri i piani del nazismo non ci sarebbe stato bisogno delle SS, né dei campi di concentramento né della Gestapo. La civiltà non si aspetta da voi, onorevoli giurati, che riusciate a rendere impossibile la guerra. Ma si aspetta che la vostra azione giudiziaria ponga le norme e soprattutto le sanzioni del diritto internazionale contro di essa....”
Il discorso del giudice americano ebbe ampio risalto e soddisfatte reazioni in tutto il mondo.
L’istruttoria del processo fu compiuta rapidamente perché ufficiali alleati appositamente incaricati avevano raccolto il materiale di imputazione, mano a mano che veniva liberato il territorio tedesco.
Il processo nel suo insieme durò da Novembre 1945 all’agosto del ’46. Dei 21 imputati, 12 furono condannati a morte, ma due si suicidarono, tra cui il tronfio Goering, numero due di Hitler di cui preferì seguirne le gesta fino all’atto finale. Il primo a salire sul patibolo fu l’ex Ministro degli Esteri del Reich, Ribbentrop, seguito da tutti gli altri, Era la notte del 16 ottobre 1946. Alcuni gerarchi presero la via del carcere di Spandau, dietro le cui pesanti porte si chiudeva simbolicamente una delle pagine più tragiche e dolorose della storia dell’uomo nell’era moderna.
Per la verità non tutti gli assassini furono assicurati alla giustizia, molti, con alte connivenze, ripararono in Sud America. Va tuttavia riconosciuto che almeno un grande processo pubblico al nazismo fu celebrato. Forse era ciò che lamentava il Presidente DS Massimo D’Alema nei mesi scorsi. In Italia nel 1945, vi furono molte esecuzioni, compresa quella del Capo del fascismo Benito Mussolini, su decisioni prese, talvolta frettolosamente, dai comandi partigiani; probabilmente mancò la volontà politica di assecondare gli alleati per la costituzione di un alto tribunale sui crimini di guerra, per un giudizio globale sui guasti dell’intero periodo fascista. Eppure, specie per gli ultimi anni del conflitto, esistono dettagliati rapporti compilati da ufficiali inglesi e americani, su numerosi delitti compiuti nel Paese anche da reparti di SS italiane.
Di contro, con la travolgente avanzata partigiana, furono giustiziati sommariamente anche dei poveretti senza gravi colpe se non quelle di non aver fatto in tempo a togliersi la camicia nera. Peggio ancora quando si trattò di vendette personali. Queste sono le nefandezze della guerra civile. Ha perfettamente ragione Giorgio Bocca quando ricorda che a Tokio, alle Olimpiadi del 1964, gli faceva un grande effetto vedere in tribuna d’onore l’Imperatore del Giappone Hirohito, definito dagli alleati criminale di guerra, che salutava, ricambiato, tutte le Nazioni partecipanti ai giochi. Così va la storia del mondo.
E’ passata molta acqua sotto i ponti dal discorso del giudice americano Jackson a Norimberga e tanti buoni propositi sono stati consegnati al vento. Un brutto vento denso di gravi incognite che si addensano sempre più minacciose sull’umanità.