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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.6 - DICEMBRE 2005

                     24/12/2005 - PARTITO DEMOCRATICO?

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di Marino Bianco
L’IMPEGNO POLITICO CONCRETO: UNA COALIZIONE SERIA E LEALE PER LA VITTORIA ELETTORALE ED IL GOVERNO DEL PAESE.
IL PARTITO DEMOCRATICO: UNA DISCUSSIONE ED UN PROGETTO SOLO FUTURIBILI.


La Margherita ed i DS hanno celebrato le loro assemblee programmatiche, e l’assonanza di molte enunciazioni dell’una e degli altri, può consentire di sostenere che ci potrebbe essere un programma de L’Ulivo, che però – come tale – anche questo ancora non c’è.
E non a caso: poiché entrambi i partiti maggiori de L’Unione affermano ragionevolmente che il programma deve essere – come non può non essere – di tutta la coalizione di centro-sinistra. E che le loro riflessioni programmatiche sono, perciò, soltanto contributi.
Ma non è necessario essere acuti osservatori, per accorgersi come sia difficile accordare tutti i suoni. E non è senza significato che nelle due assemblee di Milano e di Firenze, cui hanno partecipato reciprocamente i partiti de L’Ulivo (quello c.d. ridotto), si sia registrato l’assenza delle altre componenti della coalizione che dovrà battersi
per sottrarre al centro-destra il governo del Paese.
Cosicché fabbriche, cantieri e tavoli non hanno ancora fatto vedere agli elettori quali saranno le possibili intese (su temi specifici: così dovendo intendersi i programmi) con Rifondazione, Udeur e – ora – La Rosa nel Pugno dei radical-socialisti
tutti animati da particolare protagonismo e decisi di avvalersi del c.d. potere di coalizione, ripristinato in tutta la sua portata dal nuovo sistema elettorale (Udeur, SDI e Radicali non hanno ancora partecipato ufficialmente alle riunioni programmatiche de L’Unione).
Tant’è che la conclamata unità di intenti de L’Unione (che – come tale – non potrà concorrere alle elezioni) si risolve ancora e soltanto nella volontà di sconfiggere la Casa delle Libertà e Berlusconi, e al più di abrogare o emendare (come?) le leggi varate dall’attuale maggioranza, ma l’unità tarda a cimentarsi e a cementarsi su ciò che si vorrà concretamente fare di diverso per corrispondere alle aspettative ed ai bisogni del Paese, sui contenuti delle riforme.
Piuttosto, dunque, un’unità “contro” e non un unità “per”. Ed è vero quanto da più parti si sottolinea: l’antiberlusconismo è necessario ma non sufficiente, poiché altro è vincere le elezioni, altro sarà governare. Né, qualora non si stipulassero patti chiari nel centro-sinistra, la soluzione potrà essere, per coloro che si sono sempre opposti a derive leaderistiche e plebiscitarie, di lasciare fare a Prodi quello che egli vuole (chi sarebbe mai disposto a ciò, nonostante l’esito delle primarie e i preannunci di avocazione a sé dello stesso candidato premier del centro-sinistra?).
Dunque, il “miglio”, che, secondo l’immagine di Fassino alla conferenza fiorentina dei DS ancora ci separa dalle elezioni, sarà durissimo da percorrere. In questi ultimi quattro mesi, la coalizione di centro-sinistra dovrà passare dalle enunciazioni e dalle estemporanee indicazioni (quante volte contrastanti!) ad un progetto preciso e condiviso, del quale si possa pretendere leale rispetto.
E non sarà facile nemmeno ne L’Ulivo, salvo che non si voglia rimanere nel generico, risolvere alcune questioni di fondo: quale quella della laicità e del rapporto Stato-Chiesa Cattolica (altri, nel centro-sinistra chiedono addirittura l’abolizione del Concordato!) e comunque della attuale dominanza del cattolicesimo nella nostra politica; e quella della politica e del ruolo internazionali dell’Italia. Senza volersi attardare sulle questioni di c.d. bassa cucina politica, o di potere che dir si voglia, tra le due componenti de L’Ulivo (si pensi al tormentato tema del finanziamento della campagna elettorale, che pare superato, e alle modalità, che si dovranno definire, per la composizione delle liste per la Camera dei Deputati, in un sistema che non prevede preferenze).
Insomma, in questo quadro che deve essere completato nell’interesse del Paese se effettivamente si vuole produrre una svolta rispetto al passato, ha tutta l’aria di una fuga in avanti, se non di un mero elemento di suggestione per l’elettorato, la proposta del nuovo soggetto politico
(partito democratico o partito riformista, o l’uno e l’altro aggettivo).
Accontentiamoci, ed impegniamoci per una seria e chiara alleanza di governo, per la quale sono sufficienti i programmi. Per un nuovo partito non bastano questi né contingenti esperienze di governo, non basta decidere di rinunciare alle proprie sigle e ai propri emblemi e di mettere da parte storie diverse se non divergenti; un nuovo partito non si costruisce per editto. Occorrono: valori fondanti comuni, e dunque anche una comune formazione culturale ed ideale, un progetto di società nuova, una verifica seria e sperimentata di unità di intenti strategici.
E, francamente, ad oggi non si vede come e perché Margherita e DS o chi altri, dovrebbero …fondersi. Si vede, invece, come non siano pochi e lievi i temi che differenziano, sul piano culturale politico e nella visione della società, i cattolici popolari dai socialisti. A meno che l’antiberlusconismo non abbia prodotto anche un altro grave danno: quello di una nostra pericolosa cecità politica, che potrebbe farci slittare su posizioni moderate e affidare la conduzione della politica alle forze cattoliche. Un costo che non si potrebbe sostenere.
Come giustamente è stato ammonito da qualcuno nella conferenza programmatica dei DS, non dobbiamo confondere un’intesa elettorale (L’Ulivo) con un partito. Dobbiamo impegnarci a vincere le elezioni, e a governare bene – nel caso di auspicabile vittoria – dando ai cittadini il senso dell’effettivo cambiamento.
Poi potremmo discutere del se e del quando del Partito Democratico, un progetto da considerare, nelle condizioni date, del tutto futuribile.
Marino Bianco