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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.3 - GIUGNO 2002

                     14/7/2002 - RICORDARE MATTEOTTI

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Ricordare Matteotti è ancora attuale
di Valdo Spini

Recenti battaglie toponomastiche hanno messo in luce la necessità di ricordare agli smemorati, veri o di comodo, la figura di Giacomo Matteotti, deputato socialista rapito e ucciso da una squadraccia fascista il 10 giugno 1924.
Giacomo Matteotti, certo è un personaggio scomodo perché testimonia di come il fascismo sia andato al potere con la violenza e la sopraffazione e non per una supposta indifferenza dell’Italia di quel periodo. Giacomo Matteotti è anche l’emblema della validità della funzione parlamentare. La sua denuncia in aula delle violenze e dei brogli che avevano caratterizzato le elezioni del 1924 costituisce un esempio da manuale di esercizio nobile e altissimo del mandato parlamentare.
Se poi anche fosse vero, come pensano alcuni storici, che nella sua uccisione abbia contato anche la volontà di prevenire la sua denuncia di una Tangentopoli dell’epoca, il cosiddetto affare Sinclair che avrebbe potuto coinvolgere anche la Corona, il carattere esemplare della sua azione parlamentare non cambia.
Ma Giacomo Matteotti è anche il simbolo del riscatto socialista.
Il partito socialista era stato alle elezioni del 1919 il primo partito italiano, aveva cioè ottenuto quella che potremmo chiamare una maggioranza relativa ma aveva potuto offrire alla difesa della libertà e della democrazia solo lo spettacolo delle sue divisioni e della sua incapacità di fare una politica realistica nel periodo del mito dell’ottobre sovietico. Il coraggio e la morte di Giacomo Matteotti che era segretario del PSU, il partito che organizzava lo spezzone riformista turatiano del movimento socialista stesso ne rappresentò l’espiazione e al tempo stesso il riscatto .
La biografia personale di Giacomo Matteotti è quanto mai affascinante. Coerente avversario della guerra, ma al tempo stesso socialista riformista serio e concreto impegnato nelle cooperative, negli enti locali, nella difesa delle camere del lavoro, egli rappresentava per la sua gioventù una grande speranza per il movimento socialista italiano. Un episodio lo descrive molto bene. Durante il congresso di Livorno, quello della scissione comunista del 1921, Matteotti, avuta notizia che la Camera del Lavoro di Ferrara era assaltata dalle squadre fasciste, abbandona il congresso stesso per recarsi a portare lì la propria solidarietà. Del resto, ancor prima del suo rapimento e della sua uccisione era già stato nel Polesine sequestrato e seviziato dalle squadre fasciste, che, evidentemente, non lo avevano affatto scoraggiato o intimorito. L’Italia repubblicana, costituita proprio su quel patrimonio di lotte e di sacrifici di cui Matteotti è una delle espressioni, non può dimenticarlo; né si può parlare di problemi tecnici o di mera opportunità quando si toglie il suo nome ad una via o ad una piazza.
Oggi che ricorre il 78° anniversario della sua uccisione lo dobbiamo ricordare alto e forte e, se è permesso, tanto più alto e forte perché è al Governo una maggioranza di centro destra. Perché ricordarlo sta a significare che l’alternanza di governo non deve modificare i grandi valori che presiedono alla Repubblica e alla Costituzione. Per questo dobbiamo difendere i simboli del suo ricordo, le vie e le piazze a lui intitolate
Le squadre fasciste uccisero uomini come Don Minzoni. Manganellarono fino a provocarne successivamente la morte uomini come Giovanni Amendola e Piero Gobetti. Cercarono -senza riuscirci- di impedire al cervello di Antonio Gramsci di funzionare. Il Tribunale speciale comminò condanne durissime agli antifascisti, tra cui i più numerosi erano i militanti comunisti. Ma l’assassinio freddamente pianificato e perpetrato venne usato dal regime particolarmente in due casi: l’assassinio di Giacomo Matteotti (10 giugno 1924) e quello dei fratelli Carlo e Nello Rosselli (9 giugno 1937).
Segnale chiaro che proprio l’antifascismo democratico e antitotalitario era il più temuto dai fascisti stessi. Matteotti e Rosselli non sono accomunati solo dalla vicinanza di anniversari ma per l’attualità del messaggio che il socialismo democratico e liberale ci tramanda.