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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 - FEBBRAIO 2006

                     4/3/2006 - Handicap e tempo libero

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di Giuseppe Alberti

Il tempo libero è una esigenza fondamentale per il processo di crescita, di socializzazione di partecipazione alla vita sociale. Le attività ricreative, sportive e culturali offrono la possibilità di comunicare, stare insieme, fare delle scelte comuni: sono importanti per tutti ed in particolare per quanti, a causa di un Handicap, rischiano di stare meno con gli altri.
Per i disabili proprio il diritto al tempo libero ed alle vacanze è quello meno considerato e, di fatto, il meno assicurato: a causa di quelle barriere che impediscono l’accessibilità e la mobilità resta spesso un altro diritto negato.
Per la reale ed effettiva integrazione sociale delle persone con handicap, oltre all’inserimento scolastico e lavorativo, è necessario garantire la possibilità di frequentare spazi relazionali (piazze, parchi, giardini) e luoghi dove poter trascorrere, insieme a familiari e amici, periodi di vacanze. Ad uno sguardo frettoloso il tema del tempo libero potrebbe risultare superfluo, accademico, quasi un sovrappiù. Risolviamo intanto - si dice comunemente - i problemi connessi alla famiglia, alla scuola, al lavoro, all’assistenza, alla salute: il tempo libero verrà dopo se rimarranno ancora forze per interventi in questa direzione. Parrebbe questo un ragionamento di buon senso, dettato dalla somma di esperienze non sempre infelici compiute. In questi anni per l’integrazione reale dell’handicappato nella società di tutti e più che mai suggerito da realismo: i tagli alla spesa pubblica, una certa flessione di disponibilità sociale nell’opinione pubblica, un certo revival di chiusura corporativa ed il prevalere di interessi individualistici anche in settori insospettabili non lasciano oggi campo a facili entusiasmi.
Eppure è proprio il buon senso ad essere ancora una volta sbagliato almeno per due ordini di ragioni. E’ stato certamente importante avviare la battaglia dell’integrazione degli handicappati a partire dalla scuola, e quindi proseguire nel campo del lavoro, della riabilitazione, dell’assistenza. Ma occorre avere chiara consapevolezza che ogni intervento corre il rischio di rimanere fine a se stesso se non si inserisce in un progetto globale di integrazione, progetto che prenda in considerazione ogni aspetto della vita del cittadino. Non completare il circuito di vita può diventare un meccanismo - anche raffinato, ma non per questo perverso - di esclusione. E il tempo libero è il tempo dell’impegno sociale ma anche della realizzazione completa della propria personalità, costituisce un tassello irrinunciabile di quel tempo di vita di cui ciascuno, anche l’handicappato, deve essere un costruttore ed un protagonista originale, ma non per questo isolato. Un secondo gruppo di ragioni riguarda l’importanza del tempo libero per la formazione integrale della personalità di ogni individuo. Il fatto che se ne prenda coscienza con ritardo, non giustifica affatto la perpetuazione di un atteggiamento di noncuranza, di sottovalutazione o di sufficienza. Ormai il tempo che rimane a disposizione e da gestire autonomamente in famiglia - i fine settimana, le ferie, gli spazi serali - è sempre maggiore e coinvolge le persone non più marginalmente ma in modo globale con influssi determinanti sia nella vita intima, che in quella sociale, politica, culturale e ricreativa. Se non si moltiplicheranno le iniziative in questo settore, si lascerà alla famiglia tutto il peso della gestione di questo spazio, con il rischio di deteriorare tutta la rete dei rapporti interpersonali che vanno invece sostenuti e gradualmente perfezionati.
L’uso del tempo libero si colloca perciò al centro di qualsiasi progetto formativo attuale. La battaglia per l’integrazione degli handicappati passa anche attraverso la sua conquista: il tempo libero è un diritto di tutti e ognuno deve essere messo nella condizione di fruirne in modo da arricchire al massimo la propria personalità. E forse non è superfluo ricordare che le prime esperienze di inserimento degli handicappati trovano proprio nel tempo libero il primo varco entro cui passare. Le case di vacanza, i soggiorni, i centri estivi territoriali furono - è bene sottolinearlo ancora una volta - i primi ambienti di collocazione sociale dell’handicappato. Il cerchio può nuovamente ricongiungersi proprio perché finalmente è tempo di parlare di qualità dei tempi di vita di tutti, anche degli handicappati.
Il tempo libero emerge dunque come una dimensione fondamentale della realtà sociale entro cui si rivolge la nostra vita. Esso contribuisce a formare la nostra personalità, fino a costituire un’area imprescindibile dello sviluppo di quella socializzazione attraverso la quale impariamo a vivere in mezzo agli altri, senza disperdere la nostra personalità, anzi realizzandola pienamente.