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SIEVE NEWS - NOTIZIE ED EVENTI IN VALDISIEVE E MUGELLO

Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.1 - FEBBRAIO 2006

                     4/3/2006 - A CASA IL GOVERNO DELLE DESTRE

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Aleandro Murras
I° obiettivo: mandare a casa il Governo di Centrodestra.


Nei tempi passati gli avventurieri “incendiavano i raccolti e avvelenavano i pozzi”, cioè giocavano il tutto per tutto pur di evitare la sconfitta. Questa immagine sembra ora appropriata a quanto sta facendo il capo del governo italiano.
Dopo cinque anni, nei quali abbiamo assistito alla vergogna delle leggi fatte su misura (la misura dei suoi affari e dei suoi processi), veniamo adesso trascinati in una campagna elettorale nella quale costui usa, oltre a tutti i mezzi di cui è proprietario, un altissimo ufficio pubblico come la Presidenza del Consiglio dei Ministri per spargere calunnie e veleni contro l'opposizione parlamentare.
Una vera e propria minaccia di sovversivismo. Questo ci dovrebbe aiutare a capire quale partita si gioca in queste elezioni, una partita che va molto al di là di un normale ricambio di governo. In gioco non è solo il fenomeno anomalo che va sotto il nome di “berlusconismo”. È l'assetto complessivo dei poteri, di tutti i poteri (dalle banche ai giornali, alla magistratura) e non soltanto dei poteri politici. E’ in gioco il rapporto tra rendita e profitto, tra finanza e produzione. Chi si candida a governare deve proporre al paese un programma, ma non basta, deve avere una “visione” complessiva, deve anche essere in grado di proporre al paese lo sviluppo non soltanto economico ma civile e politico della nazione italiana su basi in gran parte, se non del tutto, nuove. E ciò per il semplice fatto che le vecchie basi su cui si reggeva, negli ultimi decenni, l’economia di mercato che ha ruotato intorno a tre centri di comando che non ci sono più: l'IRI, Mediobanca, la Banca d'Italia.
Risultato: un capitalismo senza capitali, chiuso, i cui assetti proprietari sono sorretti da patti di sindacato che si intrecciano tra loro per cui le imprese non sono contendibili in modo aperto sul mercato ma sono, al tempo stesso, debolissime perché esposte ai giochi di potere di una ristretta oligarchia. È ridicolo ridurre questo che è il grande problema delle riforme necessarie per rilanciare lo sviluppo alla questione delle cooperative e del loro rapporto coi DS.
È in questo contesto che si colloca la grande offensiva volta a delegittimare, anche moralmente, il maggiore partito dell’opposizione del Centro sinistra, i DS. Con il che non dobbiamo negare affatto gli eventuali errori. Ma proprio se vogliamo correggerli dobbiamo capire che se l'attacco è rivolto contro i DS, ciò accade perché, la sinistra democratica, nonostante i suoi difetti è la forza che insieme ad altri e certo non meno di altri può pensare un nuovo ordine, e portare al governo una nuova classe dirigente “autonoma” rispetto ai vecchi poteri. E tuttavia se vogliono essere forza non subalterna i DS debbono capire meglio in quale contesto si pone questo scontro e con quali processi degenerativi, in parte nuovi, si devono misurare. La lotta è così dura e senza esclusione di colpi perché la posta in gioco è altissima. E non si regge senza mettere in campo una grande autorevolezza.
Non siamo di fronte a una parentesi per cui (una volta riconosciuti certi errori) tutto tornerà come prima e cesseranno gli attacchi. Ciò che è accaduto dovrebbe invece servire da ammonimento. Gli attacchi ci riguardano in quanto sinistra e si riferiscono al nostro ruolo politico nell'Italia di oggi. Sono attacchi mirati, in sostanza alla forza e alla credibilità della nostra proposta al paese. Gli ultimi attacchi vergognosi a Prodi, a l’Unità, alla Magistratura sono di fronte a tutti, anche se gli ultimi sondaggi ci dicono che non riescono a fare breccia nel popolo del Centro sinistra.
Ma l'etica della politica sta nell'assumere le proprie responsabilità. La vera domanda che ci rivolge il paese non è se siamo onesti (lo sa benissimo) ma se abbiamo la forza, la cultura, le idee per unire un insieme di forze capaci di rappresentare una alternativa costruttiva a una crisi di questa natura.
La quale -è inutile nasconderlo- tocca ormai la sostanza di uno Stato di diritto. Abbiamo, dobbiamo riconoscerlo le nostre fragilità. Ma prima ancora e molto di più dobbiamo valutare la pericolosità del grande vuoto politico e di governo che si è aperto in questo paese e che lo sta spingendo allo sbando. Dobbiamo uscire dalla difensiva rispondendo alla sostanza politica dell'attacco contro i DS facendo chiarezza su questo punto decisivo. La crisi italiana ha bisogno di una soluzione più moderata? Oppure bisogna tener ferma una alternativa come quella rappresentata dalla unione dei riformisti a cui stiamo lavorando?
Se questa è la sostanza vera dello scontro -sia pure mascherato da troppi polveroni- la risposta più chiara consiste non tanto nella forza di una polemica troppo difensiva quanto nella ridefinizione insieme con Prodi, dell'agenda del paese. Al suo centro c'è un processo di svuotamento della democrazia giunto ormai a un punto molto pericoloso. Il paese è davvero allo sbando. Dopo anni che è stato governato da un grumo di interessi privati (in parte illeciti) dobbiamo porci seriamente la domanda se questo Stato è ancora uno Stato di diritto? Si oscilla tra un parlamento ridotto a ratificare decreti e leggi “ad personam” e il modo come certe procure sono indotte a supplire a poteri di regolazione che i normali organismi di controllo e di garanzia non hanno la forza di gestire.
Senza che nessuna autorità civile detti le regole ed eserciti i controlli necessari. E tra gli esempi più evidenti di commistione tra politica e affari c'è il fatto che i grandi giornali sono ormai tutti nelle mani della grande finanza che li usa come abbiamo visto. Per non parlare dell'interventismo della Chiesa, del peso crescente delle mafie, dei servizi segreti, eccetera, eccetera.
Che cos'è allora l'etica della politica? Separare la politica dagli affari (giusto); dettare regole (benissimo). Ma se la situazione del paese è quella accennata questo non è un problema da affidare solo ai giuristi, così come è illusorio pensare di risolverlo entrando nella “stanza dei bottoni” di nenniana memoria. Ovvero creando una nuova potenza finanziaria all'interno di quel sistema oligarchico e senza regole. Che ognuno faccia la sua parte. Ed è sacrosanto che la facciano anche le cooperative, questa grande realtà economica e sociale che non può più essere tenuta ai margini. Ma la sinistra che parte deve fare? Essa deve avere la consapevolezza che per la sua storia e per il suo insediamento sociale è la più titolata per ridare una ossatura e una regolazione nuova a questo Stato.
Per una ragione molto semplice: perché non si va da nessuna parte se non si ricostruisce un patto sociale e di cittadinanza. Senza di che l'Italia non avrà le basi su cui appoggiare uno Stato di diritto e un mercato aperto e regolato. Domandiamoci: chi altri può fare questo se non il Centrosinistra e in particolare il partito maggioritario dell’attuale opposizione? E come può essere fatto senza i DS? Questa è la partita che si gioca alle prossime elezioni, per cui se la perdiamo non vince nemmeno una destra politica, l'Italia torna ad essere un paese di consorterie, alla mercè di non si sa bene chi.
Tutto il popolo del Centrosinistra sta reagendo in modo positivo, in questi giorni di “ormai” campagna elettorale, dimostreremo che questa grande riserva di moralità e di intelligenze sarà e resterà sempre al servizio del Paese, mandando a casa chi non lo merita.