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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.3 - GIUGNO 2002

                     14/7/2002 - L'OPINIONE DEL DOTTORGIANNONI -1° PARTE

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-- 1°parte --
Caro Nanni,
sono intervenuto alla commemorazione di padre Balducci
alla scuola di Pontassieve che porta il suo nome, ho partecipato all’incontro pubblico presso la Libreria Feltrinelli di Firenze a proposito della inqualificabile polemica del Polo (l’aggettivo più appropriato è cialtrona) in seguito alla distribuzione agli alunni dell’Istituto Balducci di Pontassieve del numero di Testimonianze redatto nel decennale della morte di padre Balducci, sono salito insieme a tanta gente da Vicchio su fino a Barbiana per ricordare don Milani e la sua scuola.
Mi piace essere presente, mi piace essere partecipe agli avvenimenti politici attuali.
L’incontro alla Feltrinelli.
Ti dirò che è stata stupefacente rispetto a quanto potevo prevedere la rivelazione della pochezza politica e delle posizioni espresse dalla consigliera comunale di Alleanza Nazionale di Pontassieve, la signora Cappelletti. (in verità sotto il burka di un fanatismo sorpassato traspare un viso dolcissimo velato da un po’ di tristezza). Come? Prima approva la proposta dell’amministrazione comunale di Pontassieve di distribuire il numero della rivista, poi letta la pubblicazione se ne pente e protesta; certamente era all’oscuro sia dell’uomo Balducci sia di ciò che scrisse, di certo non ne aveva la più pallida idea altrimenti poteva bene intuire quale sarebbe stato il contenuto del numero della rivista in questione, Non sapeva chi fossero i suoi amici? Non poteva arguire cosa avrebbero scritto oggi nel commemorarlo? Ingenua soltanto? per tale ragione parlo di incultura.
Secondo lei non si doveva parlare di fatti attuali, non si doveva mettere in ballo Berlusconi, non si doveva criticare il suo operato né quello del suo governo del quale tutti si dovrebbero sentire orgogliosi, secondo lei, altrimenti si fa politica e non cultura. La arretratezza culturale circa l’idea di cultura è lampante, ne vien fuori l’idea di una cultura morta (cioè non cultura), una cultura sclerotica ed asettica, priva di quella vitalità che la vera cultura infonde e genera, il passato che vivifica il presente. Da come si esprime la signora intende la cultura solo come nozionismo e la scuola secondo lei dovrebbe offrire solo nozioni, perché instillare nelle menti giovanili quella propaganda piena di odio e di violenza, via, non si deve fare (ma nella rivista in questione non c’è una parola di odio e di violenza, viene da pensare che la signora non abbia letto la rivista e neanche i suoi sodali del Giornale della Toscana ma che ci siano ordini e preconcetti (in ciò che viene da sinistra c’è soltanto odio), oppure, che ne so, il solito delirio, le solite allucinazioni berlusconiane, si sa che chi pratica lo zoppo impara a zoppicare).
Certo non dovevo meravigliarmi, mi dovevo ricordare dei miei anni di scuola elementare e media all’insegna della cultura tanto cara alla signora consigliera Cappelletti, nessuno allora poteva fiatare e non essere d’accordo, tutti a dir di sì e ad accettare come vero tutto quello che veniva propinato, bei tempi, vero? signora Cappelletti .Per la signora Cappelletti non si può mettere insieme politica e cultura altrimenti si fa politica, un vero paradosso. Chissà cosa significa fare politica per lei, come se la sua cultura non fosse politica tanto da far pensare alla politica del tempo che fu. Noi, signora, vogliamo far cultura facendo politica, capisce? per far pensare, soprattutto i giovani, le da noia se la gente pensa, vero? solo al non pensante può piacere l’idea berlusconiana della cultura, politica e cultura per far pensare e crescere moralmente ed intellettualmente, ciò che fece e disse padre Balducci; noi non caschiamo nel giochino di quel paradosso, il paradosso è l’anticamera della follia, chi lo produce e chi ci casca entra nei meandri della schizofrenia, vedi il libro di Watslavich, Pragmatica della comunicazione umana, edizioni Astrolabio.
Già, anche padre Balducci fece cultura e politica insieme, lui, prete; “orrore!” avrebbe detto il buon Tortora.
Mi verrebbe da citare il vecchio Giusti:
“ ......che fa il nesci, Eccellenza, o non l’ha letto?
Già in tutt’altre faccende affaccendato
a queste cose è morto e sotterrato.”
(Citavo questo passo in ere ormai lontane in consiglio comunale stigmatizzando la condanna in URSS di Siniaski e Daniel rivolgendomi all’allora vicesindaco Selvi che mentre cominciavo a parlare usciva dalla sala consiliare; è una verità ormai assodata che comunismo e fascismo circa la libertà delle idee sono stati uguali e, come vede, non si può dare a me di comunista, sapevo bene che in URSS non c’era libertà e democrazia come non c’era libertà e democrazia quì da noi quando ero ragazzo e come piacerebbe a lei farci ritornare, e lo dicevo chiaro chiaro senza che avessi bisogno di essere allettato da don Stefani, (un tempo ebbi la curiosità di andare a sentire una sua omelia in quella chiesina vicino al Duomo di Firenze ), esaltato dal suo camerata giornalista come una grandissima eminenza culturale fiorentina al pari se non di più di La Pira, di padre Balducci, di don Milani, del cardinale Elia Dalla Costa, via, siamo seri!)
Lo stesso giornalista, in quell’incontro, cicalava su padre Reginaldo Giuliani, diceva che gli abitanti ed i passanti della via a lui intitolata sarebbe bene conoscessero chi fu lui, frate e capomanipolo della milizia fascista (benino! e poi , dice, Alleanza Nazionale non è nostalgica) lui che protendendo il crocifisso incitava i camerati a combattere contro le orde abissine (che tra l’altro erano cristiani), lo ricordo nella prima pagina di una Domenica del Corriere disegnata da Beltrame, le orde abissine che furono sterminate sull’Amba Alagi dall’iprite e dai gas asfissianti dei valorosi legionari italiani (il babbo di un carissimo amico mi fece vedere un tempo le fotografie, roba da essere veramente orgogliosi); sarà stato un eroe fascista ma cristiano no davvero, il Vangelo non sapeva cosa fosse. Lui sì incitava all’odio, non il numero unico su padre Balducci di Testimonianze.
Finì il suo discorso berlusconianamente invitando all’amore. (Dopo il dibattito facevo notare alla signora consigliera Cappelletti come il giornalista seguisse pedissequamente le orme del “capo” che fra l’altro ha affermato di amare veramente la Francia, nel tentativo di rimettere le cose a posto dopo aver dato di pagliaccio a quello che sarebbe diventato presidente della Repubblica Francese, perché a suo tempo ebbe bellissimi “rapporti” con ragazze francesi, in verità mi espressi con parole più colorite ma anche più adeguate allo sguaiato parlare del Berlusconi; la signora negò che fosse vero, forse la signora non legge i giornali).
Attenzione: l'articolo continua su L'OPINIONE DEL DOTTORGIANNONI 2° PARTE