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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 - APRILE 2006

                     19/5/2006 - DOTTORGIANNONI

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Caro Nanni

mi hai detto che il prossimo numero del Laburista uscirà dopo le elezioni, nello stesso tempo mi solleciti la lettera. Per questo scriverò non sul risultato ma su una analisi della campagna elettorale in corso, in particolare su quella del centro-sinistra; prima di tutto premetto che non mi è piaciuta e perciò temo che non si riesca nell’intento di rimandare nella sua palude il caimano. Comunque speriamo a bene.
Il nostro circolo culturale ha avuto modo di scrivere certe perplessità alla cosiddetta “fabbrica”; ci ha risposto Prodi, in questo numero pubblicheremo la risposta, e se ci sarà spazio anche ciò che ancora gli manderemo a dire.
Consigliavamo, ai partecipanti ai dibattiti, di non premettere i soliti “a mio parere”, “io penso che”, “io credo che” che tolgono certezza a ciò che si vuol affermare.
Veniva notato che era palese la non presenza di uno staff elettorale adeguato a preparare messaggi e temi atti a spiegare il programma in modo il più efficace possibile sia razionalmente ma anche emotivamente per fornirli a tutti i rappresentanti dell’Unione e renderli univoci. Si doveva tenere conto che non si doveva portare il messaggio ai soliti intellettuali ma a tanta gente poco più che analfabeta, disabituata a pensare per via di troppe “tele novelas”, di troppi “grandi fratelli” e “fattorie” varie, di troppi telegiornali truccati.
Sapevamo bene che un altro nostro invito avrebbe trovato orecchio da mercante ma era l’unico modo di arrivare alla sensibilità di tanta gente semplice, di tanti indecisi e ci basavamo su precisi dati di fatto: 1° Tanti si sono distaccati dalla politica; tanti, tanti tanti, forse tutti, pensano che tutti i politici facciano politica per il proprio interesse. 2° Tanti non sono abituati a pensare (è faticoso adoprare la corteccia cerebrale ed è più semplice servirsi delle primitive strutture cerebrali che l’uomo ancora possiede, del diencefalo, sede della affettività protopatica ( cioè della spontanea, primordiale sensibilità mentale) e del cosiddetto paleo encefalo (paleo vuol dire “vecchio”, quell’encefalo è presente anche negli animali superiori, porta a giudicare come si dice “a pelle”, senza ragionarci su, istintivamente) e di ciò ne ha approfittato il caimano) ma ci sono queste persone; e dobbiamo essere loro rispettosi, (quante colpe abbiamo!). Dobbiamo tenerne conto perché quello che pensano non è proprio sbagliato quando pensano che più o meno i politici sono tutti uguali; io dico ad esempio che c’è berlusconi e ci sono i berluschini, e non c’è da stupirci se uno che non pensa con la corteccia sceglie, va a scegliere il berlusconi vero e non i berluschini. Per questo insieme al programma, o magari subito dopo, doveva essere stabilito quanto doveva prendere un sindaco del centro sinistra, fin da ora a seconda dell’importanza dei vari comuni, un deputato, un consigliere regionale e così via, quanto? 2, 3, 4, 5, 10 volte la pensione di 500 euro? Quanto? a seconda l’importanza, (quanto?); stabilire che un deputato non prendesse la pensione dopo soltanto una legislatura; che i sindaci ed i deputati non rieletti non andassero ad occupare dirigenze di enti, per giunta tante volte inutili; che i partiti si contentassero di quanto stabilito dalla legge; che non ci fossero incarichi sotto banco a privati. Solo in questo modo potevamo arrivare ai sentimenti di tanta gente, era il vero provvedimento capace di annientare la prassi e la filosofia del caimano, indispensabile per essere credibili a stare dalla parte dei più deboli .
Ne avremo modo di riparlarne, caro Nanni, ora che son passate le elezioni. Perché gli attuali eletti non possono rappresentare chi non arriva alla fine del mese. La loro ingordigia lo impedisce. Un po’ di modestia da parte loro non farebbe male.
Non è accettabile dalla maggioranza dei votanti ( che se prendono al mese più di 1500 euro è un miracolo) che il sindaco di un paesotto come Pontassieve prenda 4500 euro al mese; e bisognerà andare a vedere la necessità di tanti gettoni di presenza, gli interessati possono gridare quanto vogliono, se non ci stanno si aprano loro le porte, non mancherà chi con più entusiasmo e maggior onestà li saprà sostituire. E non è ammissibile che il sindaco abbia poteri di decisione illimitati; Voglio essere chiaro: per progettare la pavimentazione di qualche marciapiede a Pontassieve bastava il geometra comunale, non c’era bisogno di dare l’incarico ad uno staff di ingegneri e di architetti di uno studio privato (i loro nomi erano esposti su grandi cartelloni) per lavori che sbancarono le casse comunali e che portarono all’abbattimento di meravigliose magnolie.
Ora il Comune non ha soldi per fare alcun che; è l’ora che i vari organi tecnici di comuni confinanti si consorzino per non dare “indispensabili” incarichi a privati. Anche la stessa burocrazia comunale deve essere rivista, e non solo a Pontassieve, che a tanti appare come un buon pascolo al disopra delle possibilità che ci possiamo permettere. Troppi balzelli. Troppi gli impiegati elevati al ruolo di funzionari; ne riparleremo con più precisione.
Sento frequentemente che tanti candidati si sciacquano la bocca con “la Repubblica Italiana è fondata sul lavoro”. Bene. Basterebbe che ognuno che si candida avesse un proprio lavoro, non vivesse di politica, (solo al segretario nazionale e regionale di un partito grande sufficientemente potrebbe essere permesso; ma anche lui, fuori del tempo in carica, dovrebbe vivere di lavoro) e che finito il mandato vi tornasse. Il trovare la comoda poltrona ben retribuita ha mandato in fumo il volontarismo dei militanti che videro sfruttato il loro entusiasmo ed il loro sacrificarsi a favore dei soliti privilegiati. Del resto la politica la facciamo tutti, non solo partecipando alla lotta politica; pure andando a fare la spesa si fa politica. Anche tutto ciò doveva esserci nel programma dell’Unione.
Di un’altra verità ci si deve rendere conto, che è finito il tempo dei partiti con strutture gerarchiche e sclerotiche. Con quelle strutture non è possibile coniugare libertà di pensiero e democrazia. A mio parere il cosiddetto partito si deve trasformare in un sistema di relazioni culturali, con organi democratici, dinamici e responsabili, in cui si possano dibattere idee, progetti, iniziative; perché c’è una grande richiesta di democrazia e la stragrande maggioranza delle persone non sopporta più l’idea tradizionale di partito.
Il governo di destra viene criticato per aver varato l’attuale legge elettorale quando purtroppo i partiti, tutti i partiti, sono stati contenti. Se i partiti di centro-sinistra non erano d’accordo bastava che organizzassero le primarie, era quella la risposta da dare al caimano ed ai suoi fiancheggiatori Si parla invece di un “Partito Democratico” che nascerebbe già vecchio, un partito che come gli attuali obbligherebbe i deputati a lasciare il 40% dello stipendio al “Partito” (ed è una forma di controllo che permette scuse; no i “politici”, l’ho già detto, devono prendere meno e basta) e la tradizione delle lotte e degli ideali socialisti andrebbe a ramengo, come successe al centro-sinistra fatto con la D.C.). Sarà da costruire invece una Organizzazione in cui tutti si possano sentire di casa, comunisti, socialisti, riformisti, girotondini, che potrebbe federarsi con quelli che non sono di sinistra. Le già deliberate sovvenzioni devono bastare all’organizzazione politica.
Che dire poi? Visto le dichiarazioni del cardinal Ruini e del Papa (ed affermare che le indicazioni di voto fatte recentemente sono farisaiche mi parrebbe insultare i farisei e non voglio insultare nessuno), mi verrebbe da donare al Papa, il cardinal Ruini e la Curia Romana, ai governi degli stati cattolici, Spagna, Francia, Belgio, Brasile, Argentina, e così via, a turno; ben s’intende come dono fraterno e gratificante; che se li tenessero per cinque anni ciascuno, dessero alla Chiesa quel 8 per 1000 che diamo noi, cinque anni poi passano presto. O non è universale la Chiesa di Roma? Perché solo noi dobbiamo avere quel privilegio? Nel frattempo il 8 per 1000 lo potremmo dare all’Africa affamata. Noi ci si potrebbe tenere i preti. “Dirsi” cattolico, poi, non significa esser migliore di chi non si sente tale, in una società civile. Casini e Fiorani sono la prova.
Caro Nanni avremo tempo di tornare su questi argomenti, di parlare di tante altre cose; ti saluta, per ora,

il dottorgiannoni.