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Circolo Fratelli ROSSELLI VALDISIEVE
Periodico Laburista NOTIZIE

A cura della Redazione  |  E-Mail: rosselli.valdisieve@alice.it

 

      LABURISTA NOTIZIE - N.2 - APRILE 2006

                     19/5/2006 - FESTA DELLA LIBERAZIONE

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NESSUNO TOCCHI il 25 APRILE –
FESTA DI CHI HA SCELTO LA LIBERTA’
di Mauro Messeri


In questi gironi di primavera inoltrata, è doverosa la riconoscenza a tutti coloro che, nelle file della resistenza e del nuovo Esercito Italiano di liberazione, nel biennio 1943-45, hanno combattuto per la libertà di tutti; anche di quei revisionisti che vorrebbero abolire la ricorrenza festiva del 25 aprile. La motivazione è di dedicare quel giorno ai caduti di ambedue le fazioni belligeranti: Partigiani e Repubblichini. A nostro parere, questo ricordo, doveroso di fronte al grande mistero della morte, non può che essere celebrato il 2 Novembre, giorno della memoria di tutti i defunti senza razze e senza ideologie.
In questi mesi, a proposito di Resistenza, ho letto un libro -supplemento dell’Unità- inedito e interessante: “L’uomo che nacque morendo” di Luigi Monardo Faccini. Nel racconto si parlo di un capitano della Kriegsmarine tedesca, Rudolf Jacobs, di stanza nella zona di Lerici. Ebbene, questo Ufficiale, disgustato dal comportamento della maggioranza delle truppe tedesche, dopo infinite peripezie, gettò la divisa con la croce uncinata e passò direttamente nelle Brigate partigiane Muccini, che operavano in Lunigiana sulla Linea Gotica.
Questo autentico eroe, nell’aiutare costantemente ai limiti dell’impossibile le popolazioni dell’intera zona fino a lerici, nonostante l’invito alla prudenza da parte dei comandi Partigiani, rimase ucciso in un violento scontro a fuoco con i nazifascismi. Forse intese, con il suo sacrificio, dare un esempio di volontà di lotta contro il nazismo che odiava tanto e nella cui sconfitta, che già si prefigurava su tutti i fronti, Jacobs intravedeva la nascita di una nuova Germania libera e democratica.
C’è da dire che l’Ufficiale tedesco non fu certo l’unico
a passare armi e bagagli alla resistenza. Insieme a tanti militari della Whrmacht in profonda crisi di certezze, che si consegnarono ben felici nelle mani degli Anglo-Americani, ci furono anche gruppi di soldati germanici che aderirono alle formazioni partigiane.
Una testimonianza diretta la ebbi, anni orsono, da un anziano sfollato con la famiglia nelle colline di Roveta, sopra Scandicci. I primi di Luglio del ’44, raccontò di essere stato avvicinato da due giovani militari tedeschi che, cautamente, gli fecero capire di volersi togliere la divisa e mettersi qualche vestito borghese. Furono accontentati. L’uomo li portò a casa dove coabitava altra famiglia, bambini compresi. I due fuggiaschi, stravolti dalla fretta e dalla paura, forse già braccati dalle SS, si cambiarono e ringraziando fuggirono nei boschi portando con se la pistol-maschine d’ordinanaza.
A liberazione avvenuta, qualche partigiano raccontò che inseriti in alcune formazioni combattenti, in particolare verso i crinale tosco-romagnolo, risultavano esserci diversi militari tedeschi che avevano detto “no” a Hitler rivoltandosi contro.
Alcuni di loro, in battaglia, pagarono con la vita il coraggio delle loro scelte.
Per quanto riguarda i nostri conoscenti, si resero conto solo a fine della guerra del pericolo corso, specie considerando che una pattuglia di SS entrò di forza in casa, la perquisì senza trovare, per fortuna, le due divise nascoste in luoghi inaccessibili.
Questi episodi sono numerosi, ma abbiamo scelto il libro di Faccini, aggiungendo qualche ricordo narratoci personalmente, per dedicare a questi ragazzi tedeschi in Toscana e a quelli sui fronti di guerra più lontani, la giornata del 25 aprile di sessantadue anni or sono, affidando a chi è credente, una preghiera a Dio Onnipotente affinché quei giorni non tornino più.